Da felice possessore di una Fender Telecaster American Standard Natural ed una Rickenbacker 360/12 non ho potuto esimermi dall'inserire questo video di Tom Petty e Roger McGuinn del 1992 al Madison Square Garden. Il brano è (manco a dirlo) "Mr Tambourine Man"... In un sol colpo queste due bellissime chitarre insieme...
Piccolo diario di un chitarrista appassionato di Rickenbacker...
venerdì 26 settembre 2014
mercoledì 24 settembre 2014
Occhio agli Schaller!
Tempo fa mi è stato fatto notare, con un pizzico di sarcasmo: "tu parli di una dodici corde ma dalle immagini che hai caricato sul blog si vede chiaramente che hai una normalissima 360 con sei corde!"
Ahi, ahi, ahi! Temo di aver date per scontate un po' troppe cose. Quindi vediamo di spendere due paroline sull'argomento per fugare ogni dubbio.

Effettivamente se uno osserva di sfuggita una Rickenbacker 360/12 potrebbe non far caso ad una particolarità specifica di questa chitarra ovvero la particolare disposizione sulla paletta delle 12 chiavi prodotte dalla tedesca Schaller.
A differenza di una qualsiasi altra 12 corde (elettrica o acustica che sia) che monta le 12 chiavi tutte in fila sulla paletta (che diventa decisamente più grande), la Rickenbacker (nel caso specifico la 360/12) presenta queste chiavi alternate (una verso l'interno ed una verso l'esterno) in modo tale che vengano alloggiate su una paletta di dimensioni normali. Per questo 6 chiavi non si vedono. Una grande invenzione Rickenbacker.
La cosa in realtà presenta dei pro e dei contro. Sicuramente la paletta è di dimensioni normali e se uno vuole trasformare questa 12 corde in una 6 corde anche questa caratteristica facilita le cose (cosa impensabile su una 12 corde normale). Però qualche problemino c'è: nel senso che quando si accorda la chitarra o si cambiano le corde (cose entrambe non immediatissime in una 12 corde) ci vuole un po' più di pazienza del normale. Soprattutto le prime volte giravo la chiave sbagliata perchè le chiavi, diciamo così, "rigirate" non si vedono: insomma di pare di accordare una corda invece giri l'altra. In breve il casino è sempre in agguato dietro l'angolo...
Morale della favola: bisogna prenderci un po' la mano. Fare molta attenzione soprattutto quando si suona dal vivo perchè la fretta, la poca luce, l'emozione, la gente che ti guarda, il tutto contribuisce a farti fare qualche casino come per esempio girare la chiave sbagliata, scordare una corda che invece andava bene, incasinare l'accordatura generale, incrementare il panico... Quindi studiare con pazienza la logica della disposizione delle chiavi, sviluppare a casa un discreto "tatto" ed una buona manualità automatica (capire con le dita - senza usare la vista - la chiave corrispondente alla corda), munirsi di calma, prendere il tempo che serve, e procedere con tranquillità.
giovedì 11 settembre 2014
La Livrea
Se c'è un brand di chitarre fortemente legato ai colori e alle tonalità cromatiche, alle caratteristiche "visive" degli strumenti di sua produzione, beh quello è proprio la Rickenbacker. Una chitarra Rickenbacker ha dei colori così caratteristici da renderla di fatto inconfondibile. La riconosci da un chilometro. Questo è il risultato di una serie di fattori.
In primo luogo stiamo parlando di chitarre sostanzialmente rare: ce ne sono effettivemente poche in giro ed è molto difficile reperirle.
In secondo luogo, l'offerta di colori delle chitarre è in pratica piuttosto limitata, soprattutto per quello che riguarda le colorazioni standard.
In terzo luogo, la Rickenbacker, come in altre situazioni, fa sempre le chitarre allo stesso modo con gli stessi colori da sempre: sono ammesse poche novità anche sul fronte dei colori.
Se si mettono insieme questi tre fattori principali, alla fine ci si accorge che le chitarre Rickenbacker - torno a ripetere, per le colorazioni base - sono sempre e solo quelle: fin dalla notte dei tempi. La conseguenza è che alla fine, se uno decide di comprare una chitarra Rickenbacker (ad esempio una 360/12) e si mette alla sua ricerca, considerato che non si trovano così facilmente, probabilmente non potrà scegliere più di tanto: si dovrà accontentare di quella che trova. Ed è molto probabile che si troverà di fronte una Rick 360/12 di una di queste colorazioni di base.
Certo, se uno può scegliere può optare per uno strumento dalla colorazione di suo maggiore gradimento e devo dire che una Rickenbacker 360/12 è uno strumento bellissimo: alla fin fine tutte queste colorazioni di base sono ottimali.
Questo post è quindi dedicato alle colorazioni di base della Rick 360/12: come anticipato ci sono delle varietà di colori particolari che affronterò in seguito. Queste colorazioni di base, che sono quelle che più facilmente il potenziale acuirente può incontrare, sono le seguenti:
Jetglo (JG), Fireglo (FG), Natural (NT), Ruby Red (RR) e Midngiht Blue (MB).
Le immagini le ho trovate in rete e ringrazio coloro ai quali le ho prese in prestito. Thanks
La Livrea JETGLO
Si tratta probabilmente della tonalità più comune. Il nero, in contrasto con il battipenna bianco, mi sembra molto elegante. La mia 360/12 è in questa versione. La trovo semplicemente bellissima. Ovviamente una chitarra così richiede un po' di attenzione: ditate, righe, polvere e zozzerie varie si notano subito. Siccome poi si tratta di un bel nero lucido, se non è tenuta più che bene questa chitarra assume un'opacità che certamente non merita. Comunque è una chitarra mozzafiato. Inoltre, notoriamente, il "nero sfina" e su una chitarra di dimensioni piuttosto considerevoli come la Rick 360/12 potrebbe non essere male...
La Livrea FIREGLO
Questa è la colorazione più vintage e più classica della Rickenbacker in generale e della 360/12 in particolare. E che si può aggiungere di altro? Basta guardarla. Ti lascia semplicente senza parole. In colore Fireglo era la 360/12 di Harrison e di Townshend. Una Rick 360/12 Fireglo si trova abbastanza facilmente anche perchè forse è il colore più richiesto: la maggior parte dei chitarristi la vuole così. Diciamo però che i rickenbackeriani si dividono in due partiti: quelli del Jetglo e quelli del Fireglo. A me piacciono moltissimo entrambe le tonalità. La Fireglo resta comunque la colorazione più tipicamente e smaccatamente "Rickenbacker" di tutte.
La Livrea NATURAL
Abbastanza frequente, ma sicuramente meno comune della Jetglo e Fireglo è la tonalità Natural. La 360/12 in questa livrea è senza dubbio molto bella, ma, secondo me, perde un po' di personalità. Non è male, per carità, ma forse risulta un pochino anonima. Si tratta comunque di gusti personali su cui si può discutere fino ad un certo punto. Lo strumento rimane comunque molto elegante e decisamente "belloccio"... Tuttavia, parlo per me, non è una colorazione che mi fa fare i salti mortali.
La Livrea RUBY RED
Rispetto al colore secondo me un po' moscio della Natural, la Rick 360/12 in versione Ruby Red è decisamente più vivace. Questo bel rosso acceso esalta le cromature e le rifiniture della chitarra: bello, elegante, pulito. Si tratta di una versione non proprio facilissima da trovare, ma, diciamo così, si trova. Non è proprio impossibile quindi mettere le mani su una 360/12 di questo colore. A me non dispiace anche se potrebbe apparire come una via di mezzo fra una Jetglo ed una Fireglo: è rossa come la Fireglo, ma senza il burst della Fireglo ed è a tinta unita come la Jetglo. Ha comunque il suo seguito di estimatori. Da non sottovalutare.
La Livrea MIDNIGHT BLUE
Questo tipo di livrea può essere veramente molto elegante. Inizialmente avevo qualche dubbio, ma ho avuto modo di vedere attentamente una 360/12 in tonalità Midnight Blue e devo riconoscere che è molto bella. Non è molto facile trovare delle 360712 in questa colorazione, ma il MB ha una nutrita schiera di estimatori. Di certo in questa versione, la chitarra non passa inosservata...
Insomma, queste sono le versioni di colore standard più comuni: a questo punto a voi la scelta (quando è possibile ovvio...).
martedì 19 agosto 2014
Il Rick-o-Sound
Una delle caratteristiche più intriganti della Rickenbacker 360/12 è sicuramente il famoso - e misconosciuto ai profani - Rick-o-Sound. Su questo dispositivo si è scritto molto e parecchie informazioni si trovano in rete. Pertanto quello che scrivo in questo post è frutto principalmente delle mie osservazioni personali, e per tali devono essere prese. Non mi metterò quindi a dissertare di cose elettroniche o elettrotecniche, ma solo di questioni vissute dalla parte del chitarrista, ovvero dell'"utilizzatore finale", come si dice oggi. Nient'altro.
Il Rick-o-Sound, da quello che riesco a capire, è un dispositivo presente su tutti gli strumenti Rickenbacker etichettati come "De Luxe": quindi alcuni bassi e chitarre lo hanno ed altre no. Che io sappia tutte le 360/12 sono dotate di Rick-o-Sound, mentre la 330/12 no. Se qualcuno avesse notizia di una 360/12 senza Rick-o-Sound me lo faccia sapere.
Vediamo di capire di cosa sto parlando.
La Rick 360/12 è dotata di due uscite jack: una denominata "standard" e l'altra per l'appunto "Rick-o-Sound". L'uscita standard è quella che viene normalmente usata per suonare la chitarra su un normale amplificatore. E l'altra uscita?
E' importantissimo premettere che si tratta di due uscite "alternative" ovvero non si devono usare contemporaneamente: o l'una o l'altra. Mai insieme. (sennò si va all'inferno...)
Per far funzionare il Rick-o-Sound bisogna munirsi di un cavo a Y ovvero dotato di un jack maschio e due jack femmina.
Attenzione! Esperienza personale!
La prima volta che ho provato ad usare questo dispositivo, ho preso un cavo a Y appunto e due jack, ma non succedeva nulla. Incavolatura. Grossa preoccupazione. Non funziona l'uscita o sono scemo io?
Poi ne ho comprato un altro ed invece funzionava. Perchè? Semplicemente perchè non bisogna usare un cavo Y qualsiasi ma deve essere il jack maschio stereo e le due femmine mono. Se si usa un cavo Y con jack maschio stereo e le femmine stereo, il Rick-o-Sound non funziona. Quindi prima di sprecare dei soldi (come ho fatto io), è bene sapere questo piccolo, ma non indifferente, particolare.
Una volta muniti del cavo jack Y corretto (mi raccomando occhio quindi!) ci si ritrova con due jack maschi in mano (che immagine orribile!) e quindi uscite separate. Ed è qui che si comincia a ragionare su cosa serva questo dispositivo. Di fatto il Rick-o-Sound permette di separare i due magneti su due uscite distinte. Insomma: un jack specifico per magnete. E' evidente che per dare un senso al tutto bisogna disporre di un amplificatore con due ingressi/stereo perchè se ha un solo ingresso stiamo solo perdendo un sacco di tempo e basta. Oppure si possono usare due amplificatori diversi/separati.
Faccio notare che in commercio esiste una scatolina da usarsi con il Rick-o-Sound: ma io non la conosco quindi preferisco glissare sull'argomento.
Ma torniamo a noi.
Io vi descrivo cosa fa di solito il sottoscritto con il Rick-o-Sound. Poichè posseggo un impianto audio (mixer e casse amplificate) cosa faccio? Una volta collegato il cavo Y all'uscita Rick-o-Sound della chitarra mi ritrovo con due jack maschi che collego a due ingressi distinti del mixer. Poi, agendo sul bilanciamento, mando un canale tutto a destra e l'altro canale tutto a sinistra. Dopo aver collocato la levetta dei pick della chitarra in posizione centrale (ovvero azionando tutte i due i magneti) e dopo avere messo tutte le manopole allo stesso livello (per non sbilanciare i suoni - occhio alla 5a manopolina!), mi ritrovo con il pick al ponte su una cassa e quello al manico sull'altra: totalmente separati e distinti. Un magnete a destra ed uno a sinistra.
Che vuol dire questo? Vuol dire che posso inserire equalizzazioni diverse su ogni singolo canale/pick up, immettere effetti diversi (su un magnete un riverbero più marcato e sull'altro meno, una punta di flanger di qua, un pizzico di tremolo di là, ecc...). Il risultato è a dir poco incredibile! Non si tratta di avere una semplice chitarra stereo, ma due chitarre diverse! Sembra che ci siano due chitarristi contemporaneamente. E' una delle cose più ganze che abbia mai sentito! Stupefacente! Semplicemente stupefacente! Una volta, addirittura, su un canale ho aggiunto un tantino di eco molto breve che dava un effetto di ritardo al suono: i suoni erano così sdoppiati da fare impressione! Ma avete idea delle possibilità che può dare una cosa così? Ma ci rendiamo conto che razza di chitarra è questa?
Provate a farlo con una Fender o una Gibson! E' impossibile. Solo le Rick con il loro Rick-o-Sound riescono a fare una cosa del genere.
Insomma il Rick-o-Sound permette di fare delle cose molto particolari, soprattutto in registrazione o se si suona dal vivo: la chitarra assume una configurazione decisamente "orchestrale" molto peculiare. Ovviamente bisogna darsi una regolata perchè già la 360/12 tende a generare un discreto "pieno": con il Rick-o-Sound si rischia di coprire tutti e tutto. Quindi un consiglio: una buona equalizzazione e un ragionevole livello di volume (perchè - come già detto - gli Hi Gain pestano: eccome se pestano...)
Liberate la creatività e mettetevi al lavoro: qualcosa di interessante scappa sempre fuori. Garantito.
sabato 9 agosto 2014
Un'Intervista a Johnny Marr degli Smiths
In queso video Johnny Marr degli Smiths parla della sua Rickenbacker 12 corde. Anche chi non capisse una sola parola di inglese apprezzerà comunque questo video per le sonorità che questo grande chitarrista ha saputo tirare fuori da questa chitarra.
Si comprende inoltre quello che intendevo dire a proposito delle potenzialità che la Rick 360/12 può nascondere.
venerdì 1 agosto 2014
Una gran bella strimpellata
Forse l'ho già detto in un'altra occasione, ma preferisco usare la mia Rickenbacker 360/12 per fare prettamente musica un po' sperimentale, musica dai toni acidi e psicadelici piuttosto che fare il solito "twang" per rifare le canzioni dei Beatles o dei Birds.
L'altro giorno però mi sono ritrovato con due "vecchi" amici, entrambi appassionati e conoscitori dei Beatles (con i quali solitamente suono il buon vecchio e caro Blues) i quali mi hanno detto se volevamo dedicare una ssessione di prove per suonare canzoni note e meno note dei Beatles.
Colgo l'occasione al balzo e quindi mi munisco della mia Rick, un piccolo Frontman della Fender, un jack e via, verso la sala prove.
Pur con i limiti pratici ovvi del piccolo Frontman (alla fine della suonata stava praticamente con la lingua di fuori), abbiamo passato una serata di "fuego": praticamente abbiamo suonato ininterrottamente per quasi tre ore rifacendo album interi dei Beatles. Io con la mia Rickenbacker 12 corde, il bassista Michele (con una copia cinese di un Fender Jazz ed uno scassatissimo ampli da chitarra), il batterista Fernando (con una Sonor in quasi male arnese) siamo riusciti a tirare fuori dei suoni veramente ganzi. Il suono del basso stoppatissimo e secco (con vaghissimo sentore di Hofner) e la batteria scarna come poche fungevano da base ottimale per il classico "sglanghete sglanghete" della Rickenbacker 12 corde che spesso suonavo con il solo magnete al ponte (un tripudio di "sglanghete sglanghete").
Ovviamente non ho usato alcun tipo di effetto: ho solamente usato un plettro un po' più rigido del solito (invece del solito 0.38mm) per avere dei suoni ancora più marcati.
Essendo stati tutti noi battezzati con le canzoni dei Beatles, è stato veramente un tuffo nella nostra infanzia. Nel repertorio della suonata non sono mancati pezzi stra-ovvi come "the house of the raising sun" o "have you ever seen the rain": qualche bella straclassica non guasta mai!
Una gran bella strimpellata, non c'è che dire. Anche se, come ho detto prima, ho sempre pensato che fosse un modo un po' sputtanato per suonare una chitarra come questa, il divertimento è stato tuttavia totale.
Da ripetere alla prossima occasione che capita.
martedì 15 luglio 2014
Un Omaggio ai Fratelli Ramone e alla Rickenbacker 450
In occasione della morte di Tommy Ramone, ultimo dei fratelli Ramone e batterista della mitica band dei Ramones, presento questo post come omaggio nei confronti di uno dei gruppi che ho sempre ammirato e seguito e che è stato fonte di ispirazione per molte mie composizioni in stile punk.Inoltre poichè Johnny Ramone ha usato per alcuni anni la mitica Rickenbacker 450, in versione natural e fireglo, approfitto anche per menzionare, sia pur brevissimamente, questa magnifica chitarra Rickenbacker
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| Joey Ramone |
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| Johnny Ramone con una splendida Rickenbacker 450 Fireglo |
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| Joey Ramone con una Rickenbacker 450 natural |
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| Tommy Ramone |
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| Una Rickenbacker 450 Fireglo del 1967 |
martedì 8 luglio 2014
Il Plettro
Sembrerà forse una sciocchezza, ma il plettro ha un ruolo importantissimo nel rapporto fra un chitarrista, le sue mani e la sua chitarra. Questo principio, secondo me, vale per tutte le chitarre, ma vale in maniera molto rilevante per una chitarra come la Rickenbacker 360/12.
Ovviamente io parlo per la mia esperienza personale. Pertanto non è detto che per altri chitarristi sia la stessa cosa. Diciamo che quindi in questo post io racconto la mia storia che in quanto tale resta opinabile ed aperta a qualsiasi critica e discussione.
Vediamo di partire dal principio.
Appena acquistata questa Rickenbacker 360/12 ho allegramente preso il plettro che solitamente uso per suonare le mia altre chitarre. Premetto che tendo di solito ad usare plettri piuttosto morbidi perchè mi ci trovo particolarmente bene nel suonare soprattutto le chiatrre ritimiche. Sto parlando di plettri di 0.73mm: insomma plettri un po' più morbidi della media.
Ebbene usando un plettro di questo spessore, la Rickenbacker non suonava come volevo: facevo molta fatica a gestire la dinamica della chitarra. Come ho scritto nel post relativo ai magneti Hi-Gain della Rick 360/12, la dinamica è la sensibilità della chitarra: messa in soldoni, la dinamica consiste nel "pesto forte sulle corde escono suoni forti, suono delicatamente, escono suoni delicati".
Invece durante le mie prime suonatine, la Rickenbacker aveva una dinamica ingessata: suonava sempre troppo forte, troppo invadente, troppo chiassosa. In considerazione poi delle caratteristiche dei pick up Hi-Gain, bastava una minima pressione per far distorcere tutto. Inoltre, il plettro mi si incastrava in mezzo a tutte le corde. Insomma una dramma, una tragedia, una catastrofe.
Non sapevo come risolvere il problema: non c'era verso di mettere d'accordo mano destra e chitarra. Un bel vicolo cieco...
Una sera, il mio amico Massimo (grande chitarrista rock-blues anche lui della "old-skool"), durante una prova con gli "Screams in the Backyard", mi chiede se volevo in omaggio alcuni suoi plettri che lui non usava più perchè troppo morbidi. Io li ho presi giusto perchè, come dicevo prima, tendo ad usare plettri morbidi: ma questi erano veramente molto morbidi. Si trattava di plettri 0.38mm che lì per lì mi hanno fatto pensare: "e che ci faccio con 'sti veli?".
Ho provato a suonarci qualcosina con la mia Telecaster American Standard e devo dire che non erano proprio il massimo della libidine. Poi: l'illuminazione! Poso la Tele ed afferro la Rickenbacker: MIRACOLO!
La Rickenbacker suonata con un plettro da 0.38mm suonava come l'orchestra filarmonica di Berlino! I suoni perfetti, la dinamica completamente recuperata, la distorsione cronica sparita. Il plettro poi volava sulle corde senza mai incastrarsi negli stretti spazi fra le coppie di corde. Incredibile! Torna il sorriso sul volto del vetusto chitarrista ritmico!
Si può arrivare con un plettro simile a livelli tali di finezza che sono difficili da rendere a parole. Tanto per dire: riesco addirittura a suonare la Rickenbacker 360/12 come una 6 corde suonando solo le 6 corde-madri (quelle tipiche delle 6 corde) e in questo modo ho potuto sentire come può suonare una Rickenbacker 360. Fantastica.
Ecco pertanto la lezione che ho imparato con la mia esperienza.
Penso che la Rickenbacker 360/12 necessiti di un plettro molto morbido (0.38mm appunto) per poterne apprezzare in pieno tutte le sue potenzialità, sia per le ritimiche che per i solisti. Plettri troppo rigidi rendono questa chitarra inservibile: credetemi. C'è da impazzire. Alla fine con pochi centesimi si riesce non solo a risolvere un sacco di problemi legati all'uso dello strumento, ma si riescono a tirare fuori suoni, tonalità, arpeggi, timbriche altrimenti irraggiungibili.
Personalmente uso un plettro Dunlop 0.38mm: perfetto. costa pochi spiccioli e vale veramente tanto. Quelli troppo economici (si parla di roba dal costo infinitesimale che ti tirano dietro come omaggio se compri ad esempio delle corde...) non vale la pena di usarli perchè semplicemente non sono all'altezza.
In conclusione. Il plettro non è un pezzo di plastica del tipo uno vale l'altro. Bisogna trovare il proprio plettro (in spessore, forma, impugnatura, omogeneità di flessibilità, qualità complessiva) e tenerselo ben stretto.
martedì 24 giugno 2014
Un video degli Who
Propongo la visione di questo filmato degli Who dal vivo del 1965. Interessante notare come la Rickenbacker sia presente per la chitarra e per il basso. La performance di Townsend è sempre molto da "brivido": se penso a quanto tempo e impegno mi ci è voluto per mettere le mani su una Rick 360 mentre lui una la prende e prima la sbatte contro l'amplificatore e poi la getta via!
lunedì 16 giugno 2014
I Pick Up
Un aspetto molto interessante, e materia di ampia e profonda discussione fra i chitarristi più o meno rickenbackeriani, è quella relativa ai pick up, in generale, e a quelli della Rickenbacker 360/12 in particolare. Vorrei premettere a riguardo che io non sono un esperto in questioni elettrotecniche, elettronica, componentistica avanzata delle chitarre e così via. Sono solo un chitarrista e polistrumentista che suona da parecchi decenni e che possiede alcune chitarre con caratteristiche molto differenti fra loro. Insomma parlo solo per esperienza personale esprimendo quindi idee e visioni che, in quanto tali, sono del tutto opinabili.
Detto questo, vediamo di entrare nel merito della faccenda. La Rickenbacker 360/12 monta di serie i pick up denominati "Hi Gain", che rappresentano un'evoluzione dei classici "toaster" che venivano montati sui primi modelli e che oggi si possono trovare montati su 360/12 in versione speciale (la V64 che è una replica della vecchia 360/12 appunto del 1964). I toaster si chiamano così perchè sembrano la bocca del classico tostapane ed hanno una apparenza molto vintage. Taluni infatti li montano sulle proprie 360/12 sostituendo gli hi-gain di serie.
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| Una Rickenbacker 360 Midnight Blue con i toaster |
Le differenze? Quali sono da preferire? Ovviamente io ho solo l'esperienza diretta degli hi-gain che sono montati sulla mia Rick 360/12 e ho sentito su alcuni video il suono dei toaster. Quello che posso dedurre è che i toaster (molto belli da vedere, non c'è che dire) sembrano avere un suono un po' metallico rispetto agli hi-gain e forse, da quello anche che leggo sui forum, suonano in modo meno potente. In fondo il fatto che si chiamino hi-gain, una ragione la deve avere. Insomma gli hi-gain suonerebbero più forte e con un suono più pieno, ma, forse per questo, meno vintage. Comunque, personalmente, io non li sostituirei anche perchè sono dell'idea che una chitarra meno si smanetta e meglio è. Ma questa è una mia opinione.
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| Una Rickenbacker 370/12 Jetglo |
Gli hi-gain in dotazione sono due (la 370 ne ha tre): uno al ponte ed uno al manico. Come in tutte le chitarre normali di questo mondo il pick up al ponte presenta un suono più chiaro, aperto, acuto, metallico mentre quello al manico è più pieno, ricco di bassi e scuro. Devo dire che i suoni di questi due magneti sono molto distinti: quindi la definizione del suono secondo i propri gusti dovrà essere effettuata operando sulle manopole (5) che si trovano sulla chitarra. 2 manopole operano sui toni dei pick, 2 sui volumi e poi c'è la famosa 5 manopola che regola il bilanciamento fra i due magneti (tutto questo sarà materia di uno specifico post). Insomma c'è da perderci un bel po' di tempo per lavorare sui suoni!
Ovviamente non bisogna dimenticare la levetta che fa funzionare il solo pick up al ponte, il solo pick al manico o entrambi (nella posizione intermedia).
Inoltre mi viene da pensare: se è così impegnativo trovare e gestire i suoni per la 360/12 che ha due magneti, figuriamoci con la 370/12 che di magneti ne ha tre!
Se si vuole ottenere un suono molto beat o anni '60 si tenderà pertanto a far prevalere il pick up al ponte con suoni molti chiari e metallici. A me piace ad esempio un suono molto pieno, con un bel "bump" di pennata: quindi li bilancio con una piccola prevalenza del pick up al manico. Ma qui è questione di gusti, di pezzi da suonare, di arrangiamenti, ecc... C'è veramente da perderci molto tempo.
Una nota a sè stante è quella della regolazione dell'intensità di questi pick up. Ho detto che si chiamano hi gain: quindi vuol dire che sono piuttosto potenti. In effetti sono pick molto potenti e dotati di una dinamica decisamente notevole. Che significa tutto questo? Significa che ci vuole veramente molto poco per far distorce tutto e farli sparare a tavoletta. Bisogna stare molto attenti alla dinamica di questi magneti. Che significa in pratica "dinamica"? La dinamica esprime la sensibilità dei magneti: se suoni pianissimo suoneranno pianissimo, se picchi duro suoneranno altrettanto forte. Ci sono pertanto in circolazione magneti più o meno sensibili: alcuni non lo sono affatto. Ricordo sempre la mia Eko X27: o suonavi forte o suonavi piano il suono era sempre più o meno lo stesso, piatto e senza la minima profondità. Le chitarre economiche hanno solitamente magneti poco dinamici e quindi sono chitarre decisamente poco versatili
Nella Rickenbacker 360/12 se uno sfiora le corde, viene fuori un suono delicatissimo e vellutato, ma se pesti, il volume impenna subito. Quindi ci vuole la mano esperta per evitare che venga fuori un suono pessimo: diciamo che le "zappe" non dovrebbero suonare una chitarra come questa. Ci vuole la mano. Inoltre eviterei di mettere tutte le manopole a tavoletta. Diciamo che i toni si possono portare a fondo scala, ma i due volumi eviterei di metterli al massimo: bisogna trovare il volume giusto, ben calibrato fra i due magneti, così come ben dosare il bilanciamento fra i due tramite la quinta manopolina. Il risultato sarà un suono decisamente pulito e preciso.
E' evidente che in tutto questo blabla un ruolo non secondario è giocato dall'amplificatore. Una Rickenbacker 360/12 necessita di un amplificatore all'altezza sennò sono guai: i suoni fanno schifo e la chitarra diventa insuonabile. Cito il mio caso personale. Posseggo un piccolo Fender Frontman a transistor da pochi watt che uso di solito per esercitarmi e che porto in giro nei locali piccoli: ebbene questo amplificatore non la regge minimamente questa chitarra. Impossibile accoppiare i due a meno che non suono a volume minimo.
Invece il mio buon Egnater Tweaker112/40 a valvole è una meraviglia: i suoni sono puliti, caldi, perfetti, equilibrati. E' veramente possibile trovare delle timbriche e dei colori perfetti con questo amplificatore. Avrò modo di discutere di questo eccellente compagno di suonate in uno spazio specifico, perchè, credetemi, lo merita davvero.
Questo comunque per dire che un pessimo amplificatore può azzerare la qualità di qualsiasi chitarra, in particolare una chitarra dai suoni complessi come la Rickenbacker 360/12. Quindi se qualcuno si decidesse all'acquisto di una Rick 360/12 metta in conto anche la disponibilità di un amplificatore adeguato: sennò è un disastro. Lasciare perdere: è meglio...
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martedì 10 giugno 2014
Cosa suonare con una Rickenbacker 360/12
La domanda che fa da titolo a questo post sintetizza un'altra questione spinosa relativa alla Rickenbacker 360/12. Poichè si tratta di una chitarra dalle caratteristiche e dal sound molto particolare (oltre ad essere una 12 corde semiacustica) si pone il problema di cosa farci una volta sborsati i parecchi euro necessari al suo acquisto.
Per molti chitarristi la Rickenbacker 360/12 dispone di un ventaglio di impiego piuttosto limitato. Viene definita come il tipico chitarrone retrò, dai suoni datati, utile solo per fare le basi ritmiche o per le cover di alcune canzoni dei Beatles (dal 1964 al 1966 oltretutto), dei Birds ecc... ecc... Insomma per molti il costo dello strumento non giustifica l'uso limitato a poche cose.
Se si dà uno sguardo in giro sulla rete ci si accorge che la maggior parte dei possessori di questa chitarra ci fa effettivamente solo queste cose, soprattutto delle più o meno stucchevoli cover delle medesime canzoni dei Beatles. Come un po' tutte le chitarre Rickenbacker (i bassi si salvano da questa accusa), la 360/12 viene considerata una chitarra vecchia, fatta per i vecchi e che suonano solo i vecchi. Se chiedete ad un un ragazzetto o ad una ragazzetta che suonano la chitarra, manco le conoscono e comunque non ne vogliono sentire parlare perchè associata al "vecchiume".
E' mai possibile?
Secondo me le cose vanno molto diversamente.
Premetto che sono un polistrumentista non più giovanissimo, mi piace suonare la chitarra in particolare la chitarra ritmica e suono la chitarra da una vita. Premetto inoltre che ritengo che la chitarra ritmica sia uno strumento degno di stima come e forse più della chitarra solista. E' molto più facile trovare chitarristi solisti di grande virtuosismo che chitarristi ritmici di grande livello. Nella mia esperienza ho incontrato pochissimi chitarristi ritmici degni di questo nome: si incontrano sempre "prime donne" malate di protagonismo e trucchettari con distorsori a palla, ma quasi mai grandi chitarristi ritmici.
Vediamo comunque di esaminare la questione punto per punto.
1) Chitarra ritmica. E' vero; la Rickenbacker 360/12 è un'ottima chitarra ritmica. Non c'è che dire. Splendida per i suoni pieni e completi. Inoltre, data la disposizione peculiare delle 12 corde, gli stessi accordi convenzionali suonano su questa chitarra in un modo diverso, particolare, originale, orchestrale. Talvolta questa chitarra suona quasi come un organo... Si possono sviluppare posizioni di accordi specifici molto interessanti: bisogna perderci un po' di tempo ovvio, ma il risultato è veramente grande. Gli arpeggi poi sono magnifici. Bisogna solo stare attenti ad evitare di fare il "muro del suono". Personalmente faccio parte di quella scuola secondo cui nella musica è sempre meglio togliere che aggiungere: la musica è fatta di vuoti. Questa chitarra tende, anche per la presenza dei magneti hi-gain, a fare molto pieno, a coprire tutti gli spazi. Bisogna pertanto imparare a dosare la presenza di questo chitarrone per evitare che assuma una posizione un po' troppo dominante. Anche questa è una cosa che si impara con l'esperienza e affinando i suoni. Comunque ritmiche ed arpeggi sono semplicemente favolosi.
2) Chitarra solista. Molti ritengono che la Rickenbacker 360/12 non si presti per fare degli assoli. Non è vero. Ovviamente con una 12 corde di questo tipo è molto difficile fare degli assoli alla Van Halen con bending pazzeschi. Tuttavia si possono fare degli assoli di chitarra molto belli ed eleganti soprattutto se si condisce il tutto con poco riverbero (occhio a non esagerare...).
3) Generi e Sound. E' fin troppo ovvio che questa chitarra rievochi gli echi degli anni '60 anche perchè la Rickenbacker non è di certo famosa per modificare i suoi strumenti. Se vi piaccioni i Beatles, i Birds, i primi Who questa chitarra va benissimo: niente da dire. Ma non ci si può limitare a questo o al suond della British Invasion. Poichè non sono un amante delle cover, devo dire che per i compositori ed i creativi vari, questa chitarra presenta delle possibilità notevoli. Essendo una 12 corde speciale, talvolta bastano 2 o 3 coppie di corde per fare degli accordi molto interessanti. Alcune sere fa, con un amico, abbiamo trascorso l'intera notte suonando: io la Rick 360/12, lui la sua Gibson Les Paul Traditional. Avevo condito la mia chitarra con un pizzico di riverbero ed un tremolo lentissimo. Il risultato è stata una notte di psicadelia assoluta con improvvisazioni totali. Le due chitarre si incrociavano alla perfezione producendo dei suoni che definire allucinanti è dire poco. Nessun bisogno di basso e batteria. Bellissimo.
Ovviamente tutte le grandi ballate, i pezzi che necessitano di una bella base ritmica strutturata si prestano bene. Ho provato anche a metterci un pizzico di distorsione, ma ci devo ancora lavorare perchè il risultato non mi sembra ancora molto soddisfacente (sono sicuro però che prima o poi riuscirò a suonare questa chitarra con il suono distorto con il gain del mio amplificatore valvolare Egnater).
Quindi, il rock classico, il blues, il country, il rock&roll, ecc... sono OK: meno indicata per hard rock, heavy metal et similia (ma ci si può pensare...).
Anche in questo caso mi preme sottolineare che questa chitarra necessita di esercizio: è possibile usarla per sviluppare arrangiamenti complessi e sperimentali. Sperimentare, bisogna sempre sperimentare, osare, provare, tentare e ritentare: mai limitarsi a copiare quello che fanno gli altri.
Non limitiamoci quindi a farci le solite canzonette...
mercoledì 4 giugno 2014
Una questione di manico...
Dunque a scanso di equivoci, quando parlo di manico non intendo parlare di zozzerie varie, ma della tastiera della chitarra. Nel caso specifico, parlare del manico della Rickenbacker 360/12 significa affrontare forse l'argomento più controverso e dibattuto che interessa questa chitarra.
Se si getta uno sguardo ai forum chitarristici, soprattutto americani, si noterà come la questione del manico di questa chitarra e delle sue dimensioni sia la questione che di fatto spacca in due l'intera "opinione pubblica" fra filo Rickenbacker e contro-Rickenbacker.
Per questo motivo ho deciso di affrontarlo subito, per fugare ogni dubbio a riguardo, ovviamente dal mio punto di vista come Rickenbacker-dipendente. Infatti, prima di parlare di altre questioni tecniche, di sonorità, di uso, ecc... penso che sia meglio discutere di quello che di fatto consente l'acquisto o meno di una Rickenbacker 360/12.
L'accusa che viene mossa a questa chitarra infatti è che il manico-tastiera sia particolarmente piccolo e stretto, tale da rendere in alcuni casi inutilizzabile questo strumento.
Tanto per fugare ogni confusione sull'argomento bisogna subito dire che il manico-tastiera di questa chitarra (24 tasti, tanto per essere precisi) è un normalissimo manico, identico a quello di tante altre chitarre elettriche. Il problema è che su questo manico e per tutta la sua larghezza, sono ospitate 12 corde ovvero 6 coppie di corde. In tutte le atre 12 corde acustiche o elettriche il manico è di solito di formato "jumbo" ossia più largo del normale. Poichè la 360/12 monta le dodici corde su un manico di larghezza standard, appare evidente che lo spazio fra le coppie di corde sia inevitabilmente più stretto.
Per farla breve e senza tanti giri di parole, è evidente che chi ha delle mani grosse con dita piccole e tozze avrà sicuramente molti, ma molti problemi a suonare questa chitarra. Conosco chitarristi che, avendo questa caratterstica delle mani, non sono mai riusciti a tirarci fuori una sola nota perchè con una ditata suonavano più corde: molti hanno rinunciato e hanno appeso la 360/12 al muro o l'hanno venduta dopo una grave crisi di nervi.
Personalmente ho delle mani molto grandi e delle dita lunghe e sottili: per questo motivo devo dire che la tastiera della Rickenbacker 360/12 è per me una delle più comode che abbia mai suonato. Anzi per me è una vera manna. Molti anni fa avevo una chitarra acustica folk 12 corde della Eko che suonava molto bene, ma aveva un manico per me troppo grosso e non riuscivo a suonarla bene. Mi provocava forti dolori sul palmo della mano, dita sanguinanti (sembravo Padre Pio) e solo con una fatica immane riuscivo a fare i barrè. E' stato l'unico strumento musicale di cui mi sia sbarazzato per la disperazione.
La Rickenbacker 360/12 è invece per me molto comoda. Con il pollice riesco anche a lavorare sulle corde basse. La tastiera è poi liscia come una corsia da bowling ed i frets sono perfetti. Per me non esiste un manico migliore.
Ripeto però: se si hanno mani piccole e dita corte e grosse, lasciare perdere perchè questa chitarra non fa per voi e sprecate un sacco di soldi: non riuscirete mai a suonarla.
Semmai, come anche suggeriscono molti Rickenbackeriani, è preferibile optare per la Rickenbacker 660/12 che invece ha un manico più largo. Credo che Tom Petty ricorresse ad una 660/12 quando la 360/12 gli faceva venire i nervi. Addirittura mi pare che McGuinn si sia fatto fare una 360/12 con un manico più largo quindi una 360/12 "custom". E poi c'è la 1993Plus di Townshend. In entrambi i casi si parla di chitarre molto più costose della 360/12.
Comunque sia, anche in caso di mani grandi e dita sottili e lunghe, come nel mio caso, le corde restano abbastanza vicine l'una con l'altra. Questo significa che la Rick 360/12 necessita di un esercizio continuo per impratichirsi con le sue corde e la sua tastiera: le corde oltretutto sono montate al contrario ed è questo che rende il sound di questa chitarra inconfondibile. Suggerisco pertanto tutti i giorni di farci una bella suonata (anche senza collegarla all'amplificatore visto che è una semi-acustica). Tutti i santi giorni, quando posso ovvio, 5 minuti di esercizio me li faccio sempre, sia sulle ritmiche, che sugli arpeggi che sugli assoli.
Anche questo aspetto rende questa chitarra uno strumento selettivo: di certo non è per tutti...
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