lunedì 30 marzo 2015

I "Cassius' Heads" LIVE!

Come sempre approfitto di questo blog musicale per fare un po' di pubblicità agli eventi dei miei gruppi. In questo caso voglio segnalare agli amanti del Funk che mercoledì prossimo 1 aprile 2015 (proprio il 1 aprile e non è uno scherzo) suonerò dal vivo con il mio gruppo funk: i Cassius' Heads.

In questa formazione, composta da batteria, basso, percussioni, chitarra e tastiera, suoniamo pezzi nostri originali in forte stile funk anni '70. Io suono in questa occasione la tastiera: suono altre volte la chitarra (solitamente la mia Epiphone Casino Natural dei primi '90 con wah wah a tavolettaaaa), ma in questo caso mi porterò appresso il mio pesantissimo piano Yamaha perchè ha un suono simil-Rhodes che mi fa morire.... La Rickenbacker rimane a casa...

I Cassius' Heads hanno anche una pagina Facebook da qualche parte (che cura mia moglie - io non sono nemmeno presente su Fb) giusto se qualcuno vuole avere maggiori dettagli su questo incredibile gruppo e sulla serata in questione. Se vi può interessare qualcosa andate su questa pagina quindi...

Però questo video casareccio realizzato su una canzone dei Cassius' Heads -" But I love the law" - durante una nostra performance live a Spoleto, lo inserisco...


PS: visto che si parla di musica dal vivo, mi permetto anche un piccolo sfogo. Recentemente sono andato ad assistere ad un concerto di un duo di musicisti (sic!) che dicevano di fare pop alternativo, rock demenziale. Beh, di demenziale c'era solo la mia partecipazione al limite del sopportabile. Non basta dire cose strane, suonare a casaccio sulla chitarra o su una tastiera per definirsi "musicisti" o, peggio, "artisti". Questo duo di deficienti (che sembra riscuotere un certo successo fra altri deficienti loro pari) è l'esemplificazione di come siamo finiti in basso in termini di cultura musicale. Una serata fatta di niente: niente musica, niente spettacolo, niente cabaret, niente testi, niente di niente. Il tutto fra gli applausi sconcertanti di un pubblico bovino che ormai può essere insultato dal primo che passa...

Per chi, come il sottoscritto, dedica grande impegno a questo hobby (con prove, rifiniture, arraggiamenti, ricerca dei suoni, spese notevoli per strumenti e cavoli vari, ecc...) il fatto che si esibisca questa gente dà un po' fastidio. Non bastavano i finti musicisti con le tastierine ed i computer che fanno finta di suonare e fanno ballare il popolino, o i dj che con due scemenze mettono insieme una serata, o il karaoke che fa diventare la "ridicolaggine" spettacolo. Ora arrivano pure questi furbacchioni che spacciano la loro incapacità per forma di arte altamente culturale ed impegnata: il tutto fa molto "intellettuale" ed "intelligente".

Beh: io non ci sto. Ed invito tutte le persone che vanno ad ascoltare musica dal vivo, ad essere più esigente e a pretendere di non essere oltraggiata dal primo (duo) che passa. E questa regola penso che debba valere in primo luogo per il sottoscritto: quando devo andare a suonare ho il dovere di essere ben preparato. Prima di tutto per il rispetto che si deve a chi ti sta ascoltando.

Stop.

mercoledì 25 marzo 2015

"R" Tailpiece

Oggi voglio affrontare un tema caldo in materia di Rickenbacker. Ma che dico caldo! Bollente! Rovente! Da fusione nucleare! Si tratta insomma di un argomento molto delicato (è propro il caso di dirlo) che comunque deve essere trattato con la dovuta calma. Ma procediamo con ordine

L'oggetto della discussione odierna è il famosissimo "R" Tailpiece della Rickenbacker ovvero la cordiera-tendi-corde che si trova montata su moltissimi modelli di chitarre Rickenbacker fra i quali la Ric 360/12. Si tratta di un dispositivo molto importante che è montato nella base del corpo in legno della chitarra e fissato con due viti. Esteticamente è molto bello perchè riporta di fatto il logo "R" della Rickenbacker: qualcuno lo considera un po' barocco, ma devo dire che esteticamente non è niente male. Si tratta di un dispositivo tuttavia molto importante poichè nel tailpiece sono ancorate le corde che poi vengono tese e "tirate" sulla paletta. L'intera stabilità delle corde nonchè la qualità della loro accordatura dipende molto dalla qualità costruttiva questo dispositivo.

Apparentemente si tratta di un oggetto, che nella sua ovvietà, non dovrebbe meritare particolare attenzione per quanto è scontato. Invece non è così. Il tailpiece "R" è invece al centro di un accaloratissimo dibattito sotto molti punti di vista.

Iniziamo dal primo e più innocuo. 

Sui modelli più vintage (ad esempio la 360/12 C63) la Rickenbacker monta, invece del "R" tailpiece, l'altrettanto famosissimo "trapeze" tailpiece, un tendicorde a forma di trapezio appunto. Ora sulla questione tailpiece si sono creati due schieramenti. Alcuni sostengono infatti che il "trapeze" sia di gran lunga da preferire al tailpiece "R" perchè in primo luogo consente una più semplice sostituzione delle corde (a tale proposito vedere un mio specifico post). Il tailpiece "R" sembra essere per molti estremamente scomodo per sostituire le corde: alcuni sostengono questa tesi altri la smentiscono. Il "trapeze" insomma consentirebbe una sostituzione "elementare" delle corde senza arzigogoli e giri strani. Inoltre alcuni sostengono che il trapeze mantenga l'accordatura più a lungo del "R" tailpiece che invece sarebbe più instabile. Alcuni confermano questa tesi, altri la smentiscono seccamente.

Fino a qui sarebbero delle discussioni più o meno leggere. Solo che la faccenda si complica.

Se uno effettua una piccola indagine in rete noterà che alcuni chitarristi lamentano la rottura del "R" tailpiece.  A tale proposito, visto che non si tratta di una questione da due soldi, ho cercato di fare un'indagine in rete.

La casistica di questo tipo di incidente sembra molto varia sotto molti aspetti. 

C'è chi ha subìto la rottura del "R" mentre suonava facendo delle prove, chi mentre era su un palco mentre suonava dal vivo. C'è chi aveva riposto la chitarra nella custodia la sera prima ed il giorno dopo, aprendo la custodia, ha trovato il tailpiece distrutto. C'è chi aveva messo in custodia la chitarra e lasciata là per un mese e poi ha scoperto, ritirandola fuori, una vera e propria "esplosione" del "R". Un chitarrista ha avuto la rottura del "R" mentre suonava e per un pelo le 12 corde, letteralmente esplose, non lo hanno sfigurato nel volto. Insomma sembra che l'uso o il prolungato riposo non siano fattori determinanti a scatenare questo fenomeno. 

C'è chi ha avuto una rottura del tailpiece improvvisa, c'è chi invece aveva notato delle lesioni, scheggiature e fratture sulla "R" prima della rottura.
 
Inoltre  sembrerebbe che i tailpiece "R" neri siano più facilmente soggetti a rottura rispetto a quelli cromati. 

Da quello che ho potuto capire, i modelli più soggetti a questo tipo di danno sono ovviamente quelli un po' più vecchi (suppongo per usura naturale dovuta all'età). Non mancano però episodi che interessano chitarre relativamente nuove. In particolare sembrano più soggetti a rottura i modelli fine anni '80-anni '90. Ce ne sono alcuni poi dei primi anni 2000. Dopo sembra che vengano riportati meno episodi. I modelli con 12 corde sembrerebbero più interessati da questo problema anche in considerazione della forza di tiraggio considerevolmente maggiore rispetto ad una sei corde. Questi dati devono essere presi ovviamente con le molle: possono dire tutto, ma possono anche non dire niente o magari dire poco.

Ho  notato poi che è stato ammesso (non so se ufficilamente dal costruttore) che effettivamente i tailpiece "R" neri erano più delicati a causa del processo di lavorazione: non credo infatti che siano più in produzione. Sembrerebbe poi che (anche in questo caso non so bene se per ammissione del costruttore o meno) i "R" tailpiece di ultima generazione siano di qualità costruttiva decisamente più robusta che in passato.

Che conclusioni trarre da questa discussione?

La prima cosa che posso dire è che il problema certamente esiste o, spero, si è posto in passato e, torno a sperare, ora sembrerebbe risolto.  Comunque il problema esiste e può presentarsi. Ed è una gigantesca rottura di scatole!

Non è possibile capire, almeno per me è molto difficile, la dimensione statistica di questo problema. Sono pochi casi isolati? Si tratta di alcuni modelli di alcune annate? Quanto è frequente questa rottura? E' un fatto inevitabile? Bisogna aspettarsi prima o poi l'esplosione del "R" tailpiece?

Se uno va a vedere in rete, si trova una casistica molto varia: ci sono chitarristi che hanno modelli da 50 anni in perfette condizioni - mai accaduto nulla del genere. Allo stesso modo moltissimi possessori di Rickenbacker non hanno mai avuto problemi di questo o di alcun genere.

Che comunque il tailpiece "R" sia piuttosto delicato, anche al confronto con il "trapeze" questo mi sembra abbastanza acclarato.  Sulla base di quanto detto cosa posso suggerire?

C'è qualcuno che usa il tailpiece "R" come un Bigsby, come una leva da vibrato: direi che è una cosa da evitare tassativamente.

Se notate improvvise lesioni sul "R" tailpiece bisogna stare in guardia perchè vuol dire che si sta probabilmente per rompere.  E sono dolori.

Se dovete acquistare una chitarra Ric (sia che sia nuova, ma soprattutto se usata ) che monta il tailpiece "R" (soprattutto se è una 12 corde) verificare sempre il suo stato: se ci sono graffi, fratture o cose strane, lasciare perdere o chiedere uno sconto molto sostanzioso. 

Riporre sempre la chitarra con molta cura: evitare colpi. Evitare di appoggiare sopra la custodia pesi che possano stressare il tendicorde a "R".

Prestare moltissima attenzione quando si cambiano le corde, in particolare se si tratta di una 12 corde. Variazioni improvvise di tensione possono stressare il tailpiece che, se fosse danneggiato o particolarmente delicato, si potrebbe rompere. In qualche caso addirittura, a seguito della rottura di una o più corde, qualcuno ha riportato che il tailpiece "R" è penetrato nel corpo chitarra lesionando il legno, anche inclinandosi su un lato. Cose da pazzi!!! 

Quindi, quando si cambiano le corde (soprattutto se due o più corde) cercate sempre di mantenere uniforme la forza di trazione. Fate il possibile ovvio! A maggior ragione questa accortezza deve essere seguita quando si cambiano tutte le corde. Mantenere una trazione costante, non squilibrata da una parte o dall'altra: cercate di cambiare la corde laterali e poi procedere con quelle centrali per esempio.

Si può cambiare il tailpiece "R"? Certo che si può. I rivenditori ufficiali (generalmente negli USA) lo vendono per cifre non proprio economiche.  Purtroppo è un ricambio che costa assai (verificare i costi aggiornati in rete). Soprattutto pretendono che venga restituito il pezzo rotto (spedizione a spese del povero cliente): sembra che serva per scoraggiare il commercio dei pezzi di ricambio o il montaggio su repliche. Insomma, non è una cosa semplicissima e gradevole.

Qualcuno suggerisce di sostituire il tailpiece "R" con il trapeze per "tagliare la testa al toro". In linea teorica ciò non è possibile perchè i due tailpiece hanno punti di avvitamento sul corpo della chitarra differenti (figurarsi!).  E chi si mette a bucare con un trapano il corpo di una Rickenbacker?!?!? Non scherziamo...
E' tuttavia possibile acquistare un kit che permette di adattare il trapeze ai buchi del tailpiece "R", però non so dove si possa acquistare.

A questo punto mi piacerebbe sapere se chitarristi Rickenbacker italiani hanno esperienza di qualcosa di simile. Altrettanto utili sono suggerimenti, indicazioni, consigli in proposito.

Comunque cerchiamo di essere sempre vigili....

giovedì 12 marzo 2015

MXR Custom Badass '78 Distortion

Alcuni mesi fa, spinto un po' dalla curiosità e dal prezzo molto interessante con il quale mi è stato proposto, ho acquistato il MXR Custom Badass '78 Distortion. 

Premetto che non sono un grande amante degli effetti da aggiungere alla chitarra. Soprattutto in tema di distorsori e fuzz, preferisco sempre il suono del gain delle valvole. Tuttavia in questo caso ho fatto un'eccezione perchè questo pedale funge da utile "rinforzino" soprattutto quando devo suonare dal vivo con il mio gruppo degli "Screams in the Backyard".

Infatti il Custom Badass '78 è un distorsore tutto analogico con una sonorità molto vintage: è possibile infatti ottenere delle distorsioni molto hard blues che sporcano efficacemente il suono della chitarra rendendola più rauca, rugginosa, ruvida come piace a me. Utilissimo il tasto "crunch" che aggiunge ulteriore vigore alla distorsione. Per chi suona musica in stile rock classico anni '70 (ma anche '60), rock-blues, west-coast classics e cose del genere, direi che è più che indicato. Non mi sembra molto adatto forse per fare Heavy Metal o roba del genere.

Ovviamente uso questo pedale con la mia Fender Telecaster American Standard: con la Rickenbacker 360/12 mi sono limitato, per ora, ad increspare leggermente il suono utilizzando anche un tremolo per ottenere delle sonorità piuttosto psicadeliche. 

Con il mio amplificatore Egnater Tweaker 40 combo il risultato è molto interessante: suoni caldi e pieni, distorsione (anche con il gain) molto calda e rugginosa. Anche con il mio piccolo Fender Frontman da 10 watt (che mi porto dietro nei localini quando non c'è posto per portare niente, servono pochi watt e magari non ho la forza di caricarmi di roba) il risultato non è niente male (anche se la distorsione di questo piccolo ampli Fender mi è sempre piaciuta...). In questi casi la combinazione Fender Tele, Fender Frontman, un paio di Jack e Custom Badass '78 è fenomenale: poca roba, pochi pesi, pochi ingombri. Meglio di così!

Il mio giudizio su questo '78 Custom Badass è molto positivo: ottimo per i solisti, ottimo per le ritmiche. Inoltre, essendo di dimensioni piuttosto piccole, si può infilare dappertutto: non ingombra e non scoccia. Lo consiglio soprattutto ai chitarristi della vecchia scuola (come sono io ahimè che con il passare degli anni ci sono finito per forza nella "vecchia scuola"!).

Accludo un bel video demo. Ovviamente non sono io che suono: si capisce dal plettro.... (ehm...)




martedì 3 marzo 2015

Cambiare le corde

Sicuramente una delle operazioni più complesse sulla Rickenbacker 360/12 coinvolge il problema della sostituzione delle corde. Ho notato su molti forum che questo aspetto rappresenta una delle questioni più controverse: la maggior parte dei chitarristi possessori di questa chitarra temono come la peste il momento in cui bisogna sostituire le corde.

Per il momento io vivo con le corde montate di serie, ma, prima o poi mi dovrò confrontare con questa questione. Eh, non si scappa...

In rete si trovano molti video che illustrano come procedere. E' importante fare riferimento ad una guida perchè in effetti non solo è un'operazione lunga , noisa e complicata (sono alla fine 12 corde e 12 corde sono tante), ma proprio per la complicatezza della cosa è molto facile fare degli errori che possono allungare in modo esponenziale un'operazione già di per sè non proprio breve ed immediata.

Penso che sia quindi utile seguire i consigli di chi ha già una certa eseprienza con la sostituzione delle corde. Certo, io credo e spero vivamente, che la sostituzione di una sola, singola corda non comporti problemi particolari (come per esempio nel caso di rottura durante una prova o una perfomance live). Nel caso contrario ci troveremo di fronte ad un incubo...

Scherzi a parte (e quando si tratta di cambiare le corde non si scherza), penso che per la sostituzione delle corde sulla Rick 360/12 serva, come in altre occasioni, una buona dose di esperienza. Anche questo spiega perchè i ragazzetti e le ragazzette non suonano una Rickenbacker 360/12....

Allego questo video che mi sembra di una certa utilità. Anche se in inglese, si capisce molto bene cosa fare e cosa non fare. Se poi uno capisce l'inglese, meglio ancora... Imparate l'inglese!!!

Ovviamente chiunque, con esperienza e storia personale adeguata, avesse qualche suggerimento o consiglio da condividere sarò ben lieto di presentarlo in questa sede. 

Lo stesso naturalmente farò io quando e se mi troverò ad affrontare questa ciclopica sfida esistenziale...


mercoledì 18 febbraio 2015

La Custodia

La questione della custodia non è cosa da sottovalutare mai. Questo perchè soprattutto quando si spendono molti soldi per comprare una chitarra, di fatto affidiamo a questo importante accessorio la protezione del nostro costoso strumento. Questo vale per tutte le chitarre. Ma vale in particolar modo per le chitarre Rickenbacker in generale e per la Rick 360/12 in particolare. Il motivo è semplice: le Rickenbacker sono chitarre generalmente costose e sono anche chitarre piuttosto delicate. In breve la custodia non è un accessorio da due soldi, ma deve essere di una qualità pari, se non superiore, allo strumento che deve proteggere sia quando conserviamo la chitarra a casa, sia quando la portiamo in giro (ad esempio per le prove) sia, e soprattutto, quando si va a suonare da qualche parte dal vivo in un locale.

La custodia ci deve insomma far stare tranquilli.


La Rick 360/12 viene fornita con la sua custodia standard. Sia che la si compri nuova che usata bisogna pretendere di avere anche la custodia perchè si tratta di un accessorio che, se comprato a parte, costa un bel po' di quattrini. Non si azzardi il mercante di strumenti di vendere la custodia a parte: oltretutto non è una cosa seria...

La custodia Rickenbacker standard per la 360/12 si presenta piuttosto elegante con la sua tinta nera ed il logo "Ric" che spicca in giallo: all'interno si può notare la doppia sagoma per la 330 e per la 360. La chitarra calza a pennello: questo vuol dire che lo strumento al suo interno non "sciacqua". Nelle custodie non orginali c'è il rischio che la sagoma per la chitarra non sia perfetta e se lo strumento si muove (cioè "sciacqua") all'interno della custodia si potrebbe rovinare. Morale: mai risparmiare sulla custodia!

Vi sono poi due vani dove si possono riporre gli altri oggettini che uno si porta dietro di solito: cinghia, attrezzi, panno di ordinanza, istruzioni, scatolina con i plettri, istruzioni, apribottiglie, ecc... ecc...

Essendo la chitarra piuttosto grande (larga e lunga) la custodia è altrettanto ingombrante: stiparla a casa non è uno scherzo. Bisogna trovarle un posto adeguato tenendo in considerazione anche che la chitarra e la custodia non si possono piazzare in un posto qualunque ma devono stare la riparo in primo luogo dell'umidità (cosa che ammazza tutte le chitarre) e dalle manacce dei profani (altra cosa che ammazza le chitarre). Anche quando si porta in giro, l'ingombro della custodia non è irrilevante: deve entrare in macchina, devi portartela in giro, pesa, sbatte da tutte le parti. Non è ovviamente un problema colossale, ma è una cosa che va tenuta presente.

La custodia standard è pertanto piuttosto bella, ma, devo segnalare, mi sembra un po' delicatina e non proprio il massimo in termini di robustezza generale (rivestimento, cardini, maniglia, cerniere, ecc...) soprattutto al confronto con custodie di chitarre di livello simile. Posseggo una Fender Telecaster American Standard che ho acquistato con la sua custodia d'ordinanza (non una vintage di super livello da custom shop). Ebbene questa custodia praticamente è indistruttibile: in teoria (ripeto in teoria: non fatelo a casa!!!) ci si potrebbe saltare sopra senza arrecare alcun danno allo strumento: con le sue sagomature e rinforzi in pratica permette lo spostamento anche in condizioni difficili (es. bagagliaio pieno di strumenti, amplificatori e cavoli vari che si ribaltano e si mettono tutti sottosopra alla prima curva).

Ebbene, non posso dire lo stesso di questa custodia Rickenbacker: direi che ci vuole una bella dose di prudenza, cosa che suggerisco a tutti i possessori di chitarra+custodia standard Rickenbacker. Non bisogna fare eccessivo affidamento sulla capacità di sopportazione da questa custodia di peso eccessivo, urti, botte e sovrapposizione di pesi. Oltre alla chitarra ed al minimo indispenbile, al suo interno non ci metterei neinte soprattutto se pesa (pedali, trasformatori, capotasto di piombo, slider in peltro, bottiglie o lattine di birra piene, testi delle canzoni, un serpaio di jack, adattatori, plettri di ghisa, ecc...). Già con la sola chitarra e le sue quattro cavolatine (cinghia, attrezzini, ecc...) quando la si tira su si nota come il profilo superiore dove è fissata la maniglia si deformi: leggermente, ma si deforma verso l'alto e non è una gran bella cosa...
 
Bisogna starci molto attenti, sennò la chitarra sicuramente ne risentirà.


Esiste poi una versione "vintage" della custodia Rickenbacker. Accessorio decisamente molto elegante (e beatlesiano direi) di cui però so piuttosto poco perchè, francamente, non ne ho mai vista una dal vivo. A tale proposito non saprei dire se qualitativamente (in termini soprattutto di robustezza, sicurezza ed affidabilità) questa custodia vintage sia migliore o meno di quella standard. Di certo ho la vaga impressione che costi di più, un bel po' di più. Pertanto se uno decidesse di spendere un po' di soldi per la custodia dal look più bello perchè vintage si dovrebbe accertare che anche la qualità corrisponda all'esborso maggiore di denaro. Sennò dell'estetica ci frega pochino (anche perchè, come detto, la custodia standard è già belloccia di suo...)

martedì 27 gennaio 2015

La 5a manopola

La Rickenbacker 360/12 è dotata, come altri modelli di chitarre Rick, di 5 manopole. Le 4 manopole principali più grandi servono per regolare, come in tutte le altre chitarre, i volumi ed i toni dei due magneti. Fin qui nulla di particolare. Solo che, guarda un po', da una parte sbuca una 5a manopola più piccola. A cosa serve? Come si usa?

Se uno dà uno sguardo in rete trova una discreta serie di interpretazioni, usi, funzionalità.

Credo che la cosa migliore sia riportare la traduzione delle istruzioni che la casa costruttrice fornisce nel libretto di uso e manutenzione della chitarra.

"Molte chitarre Rickenbacker sono realizzate con una quinta manopola avendo a disposizione una capacità di regolazione di tono extra. 

Utilizzando questo controllo per regolare il volume del pickup basso in relazione con una pre regolata impostazione del volume principale del pickup alti è possibile impostare il tono che userete più spesso. Oppure può funzionare come un controllo per l'equalizzazione bassi/alti.

Per utilizzare la quinta manopola come un equalizzatore del volume del pickup basso,  per prima cosa porre i controlli di tono e volume al massimo (girandoli in senso orario). Quindi, spostare il selettore pickup sulla posizione per quello degli alti (ponte) e impostare l'amplificatore al suono desiderato. Ora, spostate il selettore pickup su quello dei bassi (manico). La quinta manopola ora può essere regolata in modo da portare il suono ritmico ad un volume compatibile con quello già selezionato per il volume principale.

Per utilizzare la quinta manopola in posizione set, per prima cosa portare volumi e toni al massimo  e spostare il selettore di pickup al posizione centrale. Ora regolare l'amplificatore sul volume ed i toni desiderati. Quindi, regolare la manopola del tono sulla chitarra fino a quando
viene raggiunto il tono che sarà
essere utilizzato più di frequente e lasciarlo in quella posizione. Dopo che la manopola piccola è stata impostata, il selettore pickup può essere spostato per il massimo degli alti o per il massimo dei bassi. Il volume variabile ed i controllidi tono su amplificatore o sullo strumento possono ora essere spostato al volume desiderato e alle impostazioni di tono desiderate.
 
Per utilizzare la manopola del quinto come controllo si compensazione, pre prima cosa mettere volumi e toni al massimo e spostare il selettore di pickup nella posizione centrale. Spostare il controllo per i toni bassi sullo strumento alla sua massima posizione in senso antiorario, e impostare i controlli di volume e tono sull'amplificatore alle loro posizioni desiderate. Ora, con gli alti al massimo e i bassi al minimo, la 5 manopola  può essere utilizzata come equalizzatore, spostando lo strumento attraverso l'intera gamma tonale senza regolare l'amplificatore."


Tutto chiaro? No? Strano! Eppure è tutto molto chiaro! Ovviamente scherzo!!!

Attenzione non è un problema di traduzione. Il problema è che proprio non si capisce niente. Almeno io non ci capisco niente.  A questo punto l'unica cosa che può venire in aiuto è l'esperienza ed un poco di pratica. 

Quello che posso aver compreso io suonando questa chitarra ore e ore è che mettendo il selettore dei pick up al centro (attivando cioè entrambi i magneti) con la 5a manopola è possibile bilanciare i due magneti senza toccare i volumi principali. In questo modo è possible regolare la timbrica della chitarra in un modo relativamente semplice dando la prevalenza ad uno o all'altro magnete. Se uno poi vuole fare qualcosa di utleriormente più sofisticato si può agire sui volumi dei magneti (ed anche sui toni, perchè no?) individuare un certo tipo di suono che ci aggrada e poi con la 5a manopola raffinare ulteriormente la timbrica.

Morale della favola. Bisogna sperimentare e fare esperienza personale. Provare e riprovare. Vedrete che prima o poi non solo si viene a capo della faccenda ma è possible scoprire funzionalità e timbriche che magari uno nemmeno si immagina.

Certo questa chitarra, lo ribadisco, è una bestia non facile da addomesticare....

giovedì 27 novembre 2014

Gli "Screams in the Backyard" - LIVE!!!

Approfitto di questo blog per fare un po' di pubblicità alla prossima performance live del mio gruppo: gli "Screams in the Backyard".

Ci esibiremo mercoledì 3 dicembre 2014 al Blitz Caffè di Viterbo alle ore 22.30. Proporremo i nostri brani originali in versione hard blues-hard acoustic unplugged. Non so se porterò la mia Rickenbacker 360/12 perchè lo spazio per suonare è veramente angusto e non credo che ci sia posto per mettere un reggichitarra in più: si rischia di non avere più possibilità di muovere un muscolo.

Comunque ci sarà molta musica, molto blues, molto rock a tutta birra... 

E' dal 1978 che rompiamo le scatole con la nostra musica: passano i secoli, ma siamo sempre in circolazione. Peggio per chi fa Karaoke o le cover dei cantautori italiani...



Le brave personcine a modo e per bene è meglio che se ne stiano a casa a vedere "Amici" in TV o quellochecavolomanda la televisione: non è per voi.




Questa è la formazione:

Carmelo Cannarella: chitarra - voce
Massimo Pistilli: chitarra - voce
Enrico Ciapica: basso - voce
Flavio Cannarella: batteria

mercoledì 26 novembre 2014

La Rickenbacker 360 Capri


La Rickenbacker 360 Capri può essere definita come la "nonna" della moderna Rickenbacker 360 da cui è derivata la 360/12. 

Si tratta di una splendida chitarra realizzata dal 1958 fino alla fine del 1963 - inizi 1964 quando appunto nacque la nuova serie 360. La Rickenbacker 360 Capri non disponeva di vibrato e, nella sua serie iniziale uscì con le seguenti livree: 


  • Hi Lustre Blonde (rifiniture "natural maple") 
  • Autumnglo ( 2-tonalità brown sunburst)
  • Fireglo (aggiunta nel 1959)
  • Cloverfield blue-green
  • Natural maple 
  • Gold-tinged Montezuma Brown
  • Black Diamond

Questa chitarra montava il tirante a trapezio, magneti toaster, inlays sia a punto che a triangolo. La cosa più intrigante, secondo me, sono le 4 manopole in stile vecchia-TV di una volta. Molto belle e vintage. Come si può notare dalle imamgini, nella 360 Capri manca la 5a manopola che invece caratterizza le nuove 360.

Inutile dire che si tratta di una chitarra semplicemente bellissima, molto difficile da trovare e ovviamente carissima. 



martedì 11 novembre 2014

Regolare il Truss Rod

La questione del truss rod è una faccenda piuttosto importante sulla quale il chitarrista Rickenbacker deve essere ben preparato (anche psicologicamente), soprattutto se alle prime armi. 

Come dice Wikipedia:

"Il truss rod (a volte tradotto con anima) è una barra inserita all'interno del manico di chitarre, chitarre basso ed altri strumenti musicali a corde metalliche, atta a contrastare la tensione generata dalle corde stesse e le possibili deformazioni dei legni dovute a cambiamenti di umidità e temperatura".

Insomma dentro il manico c'è questa "anima". Se nelle chitarre normali c'è una sola anima, nella Rickenbacker 360/12 ce ne sono addirittura due parallele.  

Perchè si tratta di una questione importante? Perchè la Rick 360/12 è una chitarra che avendo 12 corde, quindi un tiraggio notevole, è uno strumento molto sensibile alle variazioni di umidità e temperatura. Pertanto è pressochè inevitabile doverci mettere le mani, prima o poi.

Il sintomo dello spostamento del manico è piuttosto chiaro: le corde sbattono, frustano, toccano i fret da qualche parte. Se si guarda di profilo il manico si noterà che c'è qualcosa non va.



Il manico non deve essere perfettamente orizzontale, ma avere una sua curvatura precisa come si vede in questa figura qui sotto. 



Per regolare il truss rod o si fa da sè o, nel dubbio, ci si reca da un buon liutaio. Sottolineo il concetto di buon liutaio, perchè un liutaio da due soldi può rovinare seriamente il manico della vostra chitarra facendovi buttare nel cesso una barca di soldi (oltre a farvi venire una crisi di nervi ed un fortissimo istinto omicida).

Se si decidesse di fare da sè è bene prendere un po' di fiato e rimboccarsi le maniche perchè regolare i truss rod di questa chitarra non è proprio un'operazione semplicissima. Tutt'altro. Il primo grossissimo problema è che questi due truss rod sono regolati da due bulloncini a sezione esagonale da 1/4 di pollice. ATTENZIONE: si tratta di 1/4 di pollici e non millimetri. Sono due cose molto diverse.


In questa foto si vede il doppio truss rod di un basso Rickenbacker, ma quello della 360/12 è perfettamente identico.

A complicare ulteriormente le cose segnalo che, almeno nel mio caso, la Rickenbacker fornisce alcune chiavi, ma non l'attrezzo specifico per fare questo lavoro. Si tratta di una chiave a pipa da 1/4 di pollice non reperibile in Italia: la Rickenbacker la vende a poco più di 7$ (esclusa spedizione). Da me contattati mi hanno detto senza mezzi termini che in Italia non la spediscono: chissà perchè!


Insomma: il primo grande problema da risolvere è dotarsi di una chiave da 1/4 di pollice a pipa che oltretutto deve essere di spessore molto sottile, perchè i due truss rod sono molto vicini. Se la chiave è troppo spessa (pur essendo in pollici) non entrerà mai e poi mai.




Inutile quindi andare bellamente in un negozio di strumenti musicali qualsiasi e comprare quegli attrezzetti in bella mostra in vetrina. Ci potete scommettere la mano destra che sono in millimetri e sono, nel vostro, caso del tutto inutilizzabili.  Tentare di usare con le cattive un girabulloni in millimetri su un bullone in pollici vuol dire, con una certezza pressochè logaritmica, deformare la testa del bullone con la conseguenza che non potrà essere svitato nemmeno con la sua chiave in pollici: a quel punto rimarrebbe solo il viaggio a Lourdes con il treno bianco della speranza (ma non è garantito il miracolo...)
 
La speranza è pertanto individuare un grande negozio di attrezzi (tipo ferramenta per intenderci) e chiedere se ce l'hanno: in caso contrario bisogna ordinare questa benedetta chiave. Io l'ho trovata  con i requisiti precisi pagandola circa 9€.

Dopo essersi muniti dell'attrezzo giusto, devo ricordare che questa operazione non è semplicissima. Meglio farla insieme a chi ha un po' di esperienza. Io ho chiesto aiuto al mio amico Fabio che ha avuto già a che fare con queste operazioni chirugiche: meglio quindi essere in due per non fare cavolate. Senza Fabio, anche psicologicamente, non ce l'avrei fatta: smanettare il manico della mia Rickenbacker da solo, senza un conforto, sarebbe stato troppo anche per me...

La prima cosa da fare è verificare se il manico è venuto in avanti o indietro utilizzando un righello e facendo passare sotto le corde un foglio per vedere dove precisamente c'è l'intoppo.

Poi bisogna allentare tutte e dodici le corde ed aprire il coperchio del truss rod.


Se i bulloncini fanno troppa forza si può mettere una microgoccia di lubrificante: attenzione a non far colare il lubrificante dentro l'anima o sulla chitarra. Quindi procedere con moltissima attenzione per non spaccare tutto. Mano ferma ma delicata. 

Di solito bisogna fare piccoli movimenti (un ottavo di giro, mai oltre il quarto di giro) senza mai forzare. Il problema è: da che parte girare? Di solito, avvitando il dado si riduce la concavità del manico (curvatura verso l'alto) ovvero si riduce l'action. Allentando il bulloncino si rilassa il manico aumentando l'action. Perchè ho scritto "di solito"? Perchè è bene non fidarsi mai troppo soprattutto di chitarre che sono praticamente artigianali. Nel dubbio fare qualche piccolo movimento di prova (sempre piccoli giri) e avere conferma sulla direzione del movimento del manico. Ovviamente bisogna tirare nuovamente le 12 corde: la cosa può diventare veramente molto lunga, noisoa e complicata.

Tuttavia è indispensabile procedere sempre con molta pazienza per prove e tentativi per ottenere la regolazione desiderata. Usare sempre il righello per vedere la posizione del manico ed il solito foglio per controllare che le corde non frustino da nessuna parte, nemmeno potenzialmente. 

Se uno non se la sentisse, ripeto: contattate il solito buon liutaio che ci mette poco tempo e fa di sicuro un buon lavoro. 

In considerazione delle smadonnate verie che accompagnano la regolazione del truss rod della Rickenbacker 360/12 (credetemi: si smadonna eccome!) suggerisco di conservare questa chitarra con la massima cautela: evitare soprattutto l'umidità e gli sbalzi improvvisi di temperatura perchè questo strumento ne risente immediatamente. 

Accidenti che pazienza...





martedì 28 ottobre 2014

Auguri Massimo!

In occasione del compleanno di Massimo - arcinoto chitarrista rock/blues della cara e vecchia Old Skool - ci siamo ritrovati in una splendida serata magnereccia. bevareccia e soprattutto suonereccia. 

Si è trattato di un evento a sorpresa e Massimo non sapeva nulla di quello che era stato organizzato.

Morale della favola: abbiamo trascorso una bella serata suonando. In questa foto si vedono gli Screams (in the Backyard) al completo. Notare la mia Rickenbacker e anche Massimo che suona la mia Telecaster American Standard, preferita in questa specifica performance alla sua fantastica Gibson Les Paul Traditional. 

Credo che stessimo suonando Ziggy Stardust di David Bowie oppure Wild Horses dei Rolling Stones. Non mi ricordo bene: avevo bevicchiato un po'...


lunedì 20 ottobre 2014

Una bella rassegna di strumenti storici

In questo lungo video vengono presentati alcuni strumenti storici della Rickenbacker presenti all'interno del Museo situato nello stabilimento di produzione Rickenbacker.

Accidenti che strumenti musicali incredibili...


martedì 7 ottobre 2014

L' Amplificatore

Un aspetto molto importante, e quindi da non sottovalutare assolutamente, è il ruolo dell'amplificatore. In termini generali bisogna ricordare, soprattutto alla chitarrista e al chitarrista meno esperto, che un buon amplificatore è in grado di rendere una chitarra mediocre uno strumento tutto sommato accettabile, mentre un amplificatore mediocre è di fatto capace di trasformare un'ottima chitarra in un cesso (tanto per usare dei termini da conservatorio...).

Insomma qualora si intedesse acquistare una chitarra di un certo livello è quantomeno indispensabile dotarsi di un amplificatore non solo di un livello altrettanto elevato ma che sia al contempo capace di "dialogare" in modo ottimale con lo strumento. Il chitarrista esperto probabilmente capirà cosa intendo per "dialogare": chitarre ed amplificatori (lo stesso si potrebbe dire anche per i bassi) si devono "acchiappare" perchè non è mai e poi mai vero che un amplificatore vale l'altro, anche se si tratta di "signori amplificatori".

Se questo è valido per tutte le chitarre di un certo livello, devo dire che è ancor più valido nel caso in cui si debba amplificare niente po' po' di meno che una Rickenbacker 360/12. Questo perchè:
a) abbiamo a che fare con una dodici corde
b) abbiamo a che fare con una dodici corde avente un suono ed una timbrica particolare.


Se uno si fa un giro in Internet noterà che molto di frequente questa chitarra viene accoppiata ad un Vox AC15 o (per chi se lo può permettere) un Vox AC30. L'accoppiamento viene fatto in prima battuta per una ragione, diciamo così, "romantica": una chitarra tipicamente beatlesiana come la Rickenbacker viene amplificata dall'amplificatore Beatles per antonomasia, ovvero un Vox. Ma non c'è solo una ragione affettiva: il Vox AC15 o il Vox AC30 sono due eccellenti amplificatori valvolari capaci realmente da un lato di esaltare il suono della Rickenbacker 360/12 e dall'altro di rendere in modo ottimale il "ginglegiangle" di questo strumento senza farlo diventare uno "sdragadanghete" troppo metallico.

Nota: abbiate pazienza per come mi esprimo, ma questo linguaggio onomatopeico mi sembra quello più adatto in casi come questi.

Ma torniamo a noi. 

La scelta di un classico amplificatore Vox valvolare è quindi giustificata dal fatto che una chitarra del genere ha veramente bisogno di un buon amplificatore valvolare. Gli amplificatori a transistor, parlo con specifico riguardo a questa chitarra così particolare, fanno uscire il suono della Rick 360/12 decisamente piatto e freddo: ci vuole il suono caldo delle vecchie e care valvole. Il grosso problema dei Vox valvolari classici come gli AC30 e AC15 è che costicchiano e soprattutto pesano come dei macigni!

Questo ultimo aspetto non deve essere mai sottovalutato. Soprattutto quando a strimpellare è il musicista diventato, con il passare dei decenni, "vintage" come la chitarra che suona, e magari deve fare qualche seratina in giro, accollarsi un amplificatore pesante come un bulldozer può essere un problema non indifferente. Carica la strumentazione in macchina, scarica e monta il tutto, suona per 4 o 5 ore, rismonta tutto, ricarica tutto in macchina (intanto sei a pezzi per la serata appena trascorsa...), riporta tutto indietro e riscarica tutto in sala prove... Ebbè, signori e signore, in queste condizioni l'età si fa sentire e se un amplificatore pesa 40kg allora tutto diventa un grosso problema. Inoltre, già suonare in giro per locali non è un'impresa molto remunerativa (anzi!), il pericolo è dover pagare dei camalli genovesi per fare tutto il lavoro di fatica! Mi dispiace, "nun se può fà"!

Del resto, ha senso comprarsi un mega amplificatore valvolare per suonarci solo dentro casa? O sono in grado di portarmelo appresso o nisba! Almeno io la penso così...

Quindi pensate a tutto questo quando si tratta di acquistare il valvolare per amplificare la Rick 360/12.

E io come faccio?


Ebbene, come ho già anticipato in un altro post, il mio fedele compagno di amplificazione è un piccolo, ma potente ed efficientissimo, Egnater Tweaker 40/112. Si tratta di un combo valvolare Egnater dal peso accettabile (intorno ai 26 kg) e dal prezzo non esagerato (anche se non sono sicuro che faccia ancora parte del catalogo dell'Egnater...).

Leggero, dalle dimensioni contenute e munito di due canali, questo combo valvolare da 40 watt (che avevo acquistato precedentemente alla Rickenbacker) si è dimostrato decisamente all'altezza della situazione grazie anche al bel cono Celestion in dotazione. Ottimi i suoni e la distorsione valvolare ottenibile agendo sulla manopola del gain. L'amplificatore non è dotato di riverbero.

Questo amplificatore è piuttosto belloccio anche per la sua veste marcatamente "vintage": è dotato di numerosi controlli che permettono di calibrare con una certa precisione il suono alla chitarra. 

In alcuni casi devo anzi dire che i controlli possono apparire anche troppi: ci sono molte levette e selettori: la ricerca del suono corretto richiede quindi del tempo che, secondo me, è bene dedicare alla definizione del suono.



Un selettore interessante, visto che ne ho appena parlato, è quello che consente a questo amplificatore di darsi una conformazione USA, British o AC (dove AC è la sigla degli amplificatori Vox di cui sopra). E' ovvio che questo amplificatore non potrà mai suonare come un Vox AC qualcosa, ma ci va abbastanza vicino.

Riassumendo: sono stato molto fortunato che l'unione Rickenbacker 360/12 - Egnater sia riuscita perchè l'ampli l'avevo acquistato prima della chitarra.  I tanti controlli, levette e selettori possono a prima vista, complicare la vita, ma penso siano stati il motivo per cui questo amplificatore si è ben adattato ad una chitarra non facilissima da settare come la Rick 360/12. Pesa poco, è piccolo, suona bene, presenta molte combinazioni di suoni, ha degli ottimi bassi che rendono la Rick decisamente molto calda (e non gelida come altri ampli non solo a transistor, ma anche valvolari). Bisogna però munirsi di un buon riverbero, perchè non è presente nell'amplificatore.

Insomma: occhio all'amplificatore. Non fate i taccagni su un elemento così importante. E comunque non accontentatevi, perdeteci un po' di tempo per accoppiare efficacemente chitarra ed ampli ed ottenere dei risultati ottimali.

Su questo link trovate la scheda tecnica dell'Egnater Tweaker 40/112

Eccolo in prova con questo video di Rock Garage.