domenica 12 giugno 2016

C'è 12 corde e 12 corde

Ogni volta che posso, prendo la mia Rickenbacker 360/12 e mi faccio una strimpellata. Lo faccio perchè prima di tutto mi piace il suo suono così particolare e poi perchè, come ho già scritto in un mio precedente post, questa chitarra in un modo o nell'altro implica un esercizio continuo per sviluppare tecnica e soprattutto la "mano".

Infatti questa chitarra ha un manico molto particolare talmente particolare che qualcuno non riesce a metterci le mani sopra. Per me il manico della 360/12, nonostante sia effettivamente piuttosto stretto con le corde molto vicine, rimane uno dei più comodi che ci sono in circolazione. E poi la tastiera così liscia rimane una cosa fenomenale.


Giorni fa, sono stato dall'amico Fabio, che spesso mi ha aiutato a fare regolazioni e aggiustamenti vari, e con l'occasione mi ha fatto provare la sua chitarra acustica 12 corde Fender.

Una bellissima chitarra, non c'è che dire: un sound notevole. Ma ahimè non sono riuscito a suonarla più di tanto. Il manico troppo grosso, l'action troppo alta: dopo un paio di accordi mi sono stancato e la mano sinistra mi dava fastidio. Troppo faticoso suonare una chitarra simile. 

In effetti questo chitarrone acustico 12 corde Fender e la Rickenbacker 360/12 sono due strumenti impossibili da confrontare. Sono proprio due pianeti diversi. Però mi sono reso conto che a furia di suonare la mia Ric 360/12 ho sviluppato una sorta di deformazione professionale. Non riesco più a suonare quelle chitarre con i maniconi e l'action alta. Posso suonare la Ric 360/12 per ore senza fermarmi mai, mentre dopo un quarto d'ora con una 12 corde convenzionale ho le mani da buttare...

Insomma, c'è 12 corde e 12 corde...

giovedì 26 maggio 2016

Rickenbacker 362/12

Intorno alla Rickenbacker 360/12 esistono alcune "variazioni" certamente di un certo interesse (e di un certo costo). Sull'onda del tentativo di rendere più flessibile una dodici corde per renderla in qualche modo una sei corde (ricordate la Rickenbacker 366/12?), deve essere annoverata la Rickenbacker 362/12.




La Rickenbacker 362/12 è una double neck ovvero una chitarra dotata di due manici. Nel caso specifico si nota chiaramente che questa chitarra appare come due 360 fuse insieme di cui una presenta un manico e meccaniche per le 12 corde, mentre l'altra ha la struttura per la sei. I magneti sono identici (ovvero gli Hi Gain, per la precisione 4), le manopole sono quelle standard presenti sulla 360/12, identico il selettore per i pick up. Idem per i legni, i tendicorde a "R", il numero di tasti (24). Unica differenza: è presente un selettore per passare i controlli dalla 12 corde alla 6 corde e viceversa. 

La Rickenbacker 362/12 è stata costruita dal 1975 al 1992 in un numero piuttosto limitato di esemplari. Era già una chitarra carissima ai suoi tempi: oggi ha un costo fuori della portata di molti portafogli (il primo di tutti: il mio). Insomma è diventata un pezzo da collezione  estremamente raro e molto pregiato. 

In rete le ho viste solamente in finitura "natural": non so se esistono anche in Jetglo o Fireglo dato che non le ho trovate. Suppongo che disponga di una sua specifica custodia.

Sicuramente si tratta di uno strumento molto particolare, però a me francamente mi sembra una chitarra un po' scomoda in primo luogo per gli ingombri. E poi non mi sono mai piaciute tanto le double neck... (insomma siamo sul livello della "volpe e l'uva"....)


mercoledì 11 maggio 2016

Ancora a proposito di Manico: bolt-on, set-in, neck-thru

Il recente acquisto della Rickenbacker 660 (accidenti che bella chitarra! Ogni volta che la guardo mi vengono le lacrime agli occhi dalla commozione...) mi porta sempre più spesso ad evidenziare le differenze fra questa magnifica chitarra e la grande 360/12. Come ho avuto modo già di scrivere, di differenze fra queste due prestigiose chitarre ce ne sono parecchie. Una distinzione sicuramente molto interessante, e che offre tra l'altro ulteriori spunti di riflessione, è sulla differenza di manico per quello che riguarda la modalità costruttiva.

Mi spiego meglio...

Se uno osserva le specifiche di queste due chitarre noterà che la 660 presenta un manico (neck) di tipo "Thru Body" mentre la 360/12 uno "Set-in". Cosa significa?

Esistono sostanzialmente tre tipi di manico

Bolt-on Neck. In questo caso il manico è fissato al corpo (body) della chitarra tramite delle viti. La Fender Telecaster ad esempio presenta questo sistema: se uno gira la chitarra noterà una placca con (solitamente) 4 viti che fissano il manico la corpo. E' evidente che si tratta di un sistema piuttosto semplice e di una certa praticità nel caso in cui si debba fare interventi di manutenzione oppure per esempio sostituire il manico perchè si è rovinato o spezzato (eh sì! succede pure questo!). Con una chiave a brugola, ove consentito, si può pure modificare l'inclinazione del manico.

Il "didietro" di una bella Fender Telecaster 60th Anniversary
Set-in Neck. Il manico è incollato al corpo della chitarra attraverso (solitamente) un incavo. Non ci sono viti di sorta. E' questo il caso della Rickenbacker 360/12. Il manico, in caso drammatico di danneggiamento o frattura, può essere al limite sostituito, ma ci vuole uno che ci sappia proprio fare. 

Una Rickenbacker 360/12 in costruzione nella fase in cui il manico viene incollato al corpo (non provate a farlo a casa!)

Neck-Through Body. E' appunto il tipo di manico della Rickenbacker 660. In questo caso il manico rappresenta un pezzo unico che attraversa tutto il corpo della chitarra (Il manico attraverso il corpo - oddio detta così fa un po' impressione...). A questo si aggiungono i fianchi per comporre il body. Sistema di produzione decisamente più costoso, più raffinato. Inutile dire che se si rompe il manico si butta via tutto...

Il magnifico e sexy "lato B" della Rickenbacker 660
Morale della favola. Che differenza c'è in termini di sonorità? Da quello che posso capire, un manico avvitato contribuisce a produrre un suono più chiaro perchè le vibrazioni che si producono fra corpo e manico si trasmettono in modo minore. Il manico incollato contribuisce a produrre suoni più caldi perchè le vibrazioni si propagano meglio. Il neck-thru  garantirebbe la massima trasmissione delle vibrazioni fra corpo e manico. Diciamo che costituisce il sistema di costruzione ottimale.

Avendo a disposizione chitarre con tutte e tre queste caratteristiche (mi ritengo estremamente fortunato...), sto al momento esaminando tutti questi aspetti. Al momento tutto quello che posso dire è che quando si compra una chitarra, soprattutto se costicchia, non è male tenere presente anche questo aspetto. Tanto per dire: questa caratteristica del manico neck-thru della Rickenbacker 660 può anche spiegare il costo stesso dello strumento...


venerdì 15 aprile 2016

Rickenbacker 660

Colto da un raptus di follia pura e ammaliato dal prezzo che mi è stato proposto (a cui non ho saputo resistere), ho acquistato una incredibile Rickenbacker 660 Fireglo!!!!


A differenza della Rickenbacker 360/12 che ho a suo tempo acquistato per passione pura e per reminiscenze oniriche della mia infanzia musicale, questa 660  è stata il risultato del fascino che le chitarre Rickenbacker hanno risvegliato in me. Diciamo anche che quando ci si appassiona pericolosamente alle chitarre Rickenbacker, una eventualità del genere bisogna aspettarsela. Mi ci sono buttato a capofitto in modo quasi irrazionale

Non voglio fare una recensione tecnica di questa chitarra quanto dare qualche informazione e condividere (con altri potenziali appassionati) le mie impressioni. 

Per prima cosa bisogna dire che si tratta di una solid body a 6 corde dalla linea a dir poco stupenda. Le rifiniture sono di altissimo livello. Presenta le placche del battipenna e la cover del trussrod in plastica dorata. Le chiavi sono Goto e le manopole sono in stile vintage. Monta pickup "toaster" invece degli "Hi again".

Il binding  è molto elegante e la qualità costruttiva superba. Bellissima la livrea Fireglo. Grazie al cielo monta il tendicorde a trapezio invece del temutissimo "R".



Per quanto riguarda le timbriche devo dire che i toaster fanno un lavoro egregio: sicuramente suonano diversamente dagli Hi Gain, ma non posso dire che i primi siano meglio dei secondi o viceversa. Devo dire che i suoni puliti sono eccezionali, meravigliosi: sulla distorsione bisogna lavorarci un po' per trovare il sound che si desidera. 

La 660 ha un manico a 21 tasti decisamente più grande del manico della 360/12. Il manico  è molto scorrevole e i tasti non sono particolarmente larghi. 

La Ric 660 vicino alla mia Fender Telecaster American Standard
La 660 viene considerata da molti come una chitarra fondamentalmente "piccola". Qualcuno la definisce una "small scale". Tassativamente non è così. Non ha nulla a che spartire ad esempio con la Ric 325 (che è proprio a scala ridotta). La 660  è una chitarra normalissima solo un po' più corta.  È lunga 92cm contro i 97cm della Telecaster e i 101cm della Ric 360/12. Io sono alto 1,86 e addosso non me la sento come una chitarra piccola. 


Per molti aspetti la Rickenbacker 660  è quasi il contrario della Ric 360/12. La 360/12 ha il manico lungo e stretto, la 660 corto e largo. La 360/12 ha gli Hi Gain, la 660 i toaster. La 360/12 è una semi acustica, la 660  è una solid body, ecc... ecc... Insomma hanno veramente poco in comune. 






La Ric 660 vicino alla ia Ric 360/12: che coppia!
In breve si tratta di una chitarra indubbiamente non economica (diciamolo: costicchia...) ma ha un suono, una qualità costruttiva, una affidabilità molto al di sopra di tante altre titolate chitarre. Ha una linea bellissima. 

Personalmente ho suonato molte Fender (Tele e Strato), Gibson (335, 339, LP, SG), costosissime Gretsch, ma nessuna è paragonabile a questa chitarra. Il fatto che sia molto difficile da trovare in Italia (io l'ho comprata all'estero) e che non si trovi facilmente al collo dei chitarristi famosi non significa niente: rimane forse la chitarra migliore e più bella che abbia mai suonato e, incredibile, mai posseduto. Un sogno. 

Altro che chitarra piccola, questa è una grande chitarra, una grandissima chitarra!


Niente suona come una Rickenbacker! 

giovedì 14 aprile 2016

Mike Campbell e la sue Rickenbacker

Sul sito della rivista Rolling Stone ho trovato questa interessante intervista a Mike Campbell, chitarrista degli Heartbreakers (il gruppo di Tom Petty per intenderci), dove parla delle sue chitarre Rickenbacker. L'intervista è divisa in due parti e soprattutto contiene due episodi video tratta dal documentario The Guitars dove appunto Mike Campbell parla delle sue chitarre.

In questi link si trovano le interviste: consiglio caldamente la visione dei video! Acciderba che chitarre!

Episode 6
Episode 7




mercoledì 23 marzo 2016

Rickenbacker al NAMM 2016

Ho trovato questo video fatto abbastanza bene sullo stand della Rickenbacker al NAMM edizione 2016. Tanto per rifarsi un po' gli occhi...



giovedì 10 marzo 2016

Addio a George Martin

George Martin vicino a John Lennon che imbraccia
 la sua leggendaria Rickenbacker 325
Un pezzo di storia della musica viene a mancare. La morte di George Martin significa la perdita di un esponente di altissimo livello per la storia della musica rock degli ultimi decenni. 

Quanti aneddoti e retroscena sulla storia dei Beatles George Martin aveva nella sua memoria? 

Di certo si trattava di una figura sempre molto discreta, molto professionale: figure che oggi non ci possiamo nemmeno immaginare.... 

martedì 8 marzo 2016

Grandi Cambiamenti

Alcuni giorni fa mi si è rotta la corda del sol grossa della mia Rickenbacker 360/12. In materia di cambiamento di corde ho anche scritto un apposito post su questo blog, pertanto mi sentivo abbastanza sicuro e tranquillo in materia.

Invece, per cambiare questa sola corda, seguendo oltretutto le indicazioni che avevo trovato in rete per scrivere il post di cui sopra (che mi avrebbero dovuto facilitare le cose in un'operazione notoriamente tutt'altro che semplice), ebbene mi ci sono volute quasi due ore!!!

Fra una parolaccia e l'altra, per non dire di peggio, la cosa si è dimostrata complicatissima soprattutto perché la corda mi cadeva sempre dal tendicorde a R: il temutissimo "R Tailpiece ".

L' R Tailpiece infatti le corde le tiene sospese: esse si bloccano solo con la tensione. Insomma ci vuole un sacco di tempo e di pazienza. Che c'entra: dopo un bel po' ce l'ho fatta, ma è stata una fatica pazzesca.

Dopo tutta questa battaglia ho cominciato a riflettere. Non è possibile impiegare tutto questo tempo per cambiare una corda con il rischio anche di metterla male. E poi: come faccio a portare in giro questa chitarra per suonare dal vivo? E se si rompe una corda, o peggio, più di una come si fa?

Siccome io la mia Rickenbacker ho intenzione di usarla tranquillamente e magari voglio portarmela dietro nelle mie performance dal vivo, ho deciso di prendere una decisione decisamente radicale: ho contattato via email la Winfield in California. La Winfield realizza infatti un Trapeze con un adattatore per installarlo al posto della R senza bisogno di fare buchi sul corpo della chitarra. Molto tempestivamente la Winfield mi ha risposto dandomi tutte le informazioni necessarie. Con 90$ (escluse le spese di spedizione) ho acquistato il set completo: trapeze, adattatore e viti. Tempo 10 giorni e il materiale mi è stato consegnato a casa.

Insieme all'amico Fabio ci siamo messi di buona lena per effettuare l'operazione. La sostituzione di per se non è complicata, ma smontare e rimontare 12 corde richiede tanto tempo. Qualche corda si rompe e altre magari non si adattano perché troppo corte. Il trapeze infatti dispone le corde in modo diverso rispetto alla R e alcune corde quindi non si adattano. Bisogna quindi avere a disposizione delle corde nuove.

Che dire di questa sostituzione?


Inserire e sostituire le corde è ora un'operazione decisamente più facile: ora ci vuole veramente un attimo. Direi che è anche più semplice rispetto ad altre chitarre. Si infila la corda nell'apposito buco e via: il gioco è fatto!

Da un punto di vista estetico, la R sicuramente ha il suo fascino, ma anche il trapeze non scherza: la chitarra ha ora un look decisamente più vintage. A me piace molto, ma questa è una cosa molto soggettiva.


Devo dire poi che la suonabilita' della chitarra mi sembra migliorata notevolmente. L'accordatura è più stabile e la chitarra è diventata molto più affidabile. Il suono è più caldo e pieno. I regolatori di tono sono più efficaci. In breve la chitarra ha guadagnato sotto molti punti di vista. 


La conclusione di tutto questo è che la R ha un suo valore estetico indiscutibile, ma è decisamente poco funzionale. Penso che chi intende usare la 360/12 in modo assiduo con tutta la tranquillità che serve quando si va a suonare in giro (non dimentichiamoci che la R è sempre a rischio di rottura), il ricorso al Trapeze con il suo adattatore è una scelta pressoché inevitabile.



PS: ovviamente l'R tailpiece non l'ho mica buttato via. Attualmente lo custodisco in una scatola con la massima cura perchè se un domani decidessi di rimontarlo...

martedì 2 febbraio 2016

Electro Harmonix Nano Clone Analog Chorus

Mi sono imbattuto in questo chorus analogico Nano Clone della Electro Harmonix per una serie di motivi:

1) il prezzo che mi è stato proposto era tale che è stata un'offerta che non si poteva rifiutare per un pedale nuovo
2) mi piace l'effettistica analogica
3) è facilissimo da utilizzare anche per un imbranato come me
4) apprezzo gli effetti della Electro Harmonix per la loro qualità e robustezza
5) mi piace la roba fatta di metallo con una discreta dose di grezzaggine
6) le dimensioni particolarmente ridotte

Vediamo allora punto per punto

1) Il prezzo non lo dico, ma questo affarino l'ho preso per corrispondenza in Germania (tramite il mio solito amico da cui oltretutto ho comprato la Rickenbacker 360/12) ad una cifra molto interessante. Avevo provato il (fratello maggiore) Clone (tanto) tempo fa  e mi era piaciuto. Quando ho visto la possibilità di acquistare il pedalino ad una cifra molto conveniente, l'ho preso punto e basta.

2) Si tratta di un effetto con una sonorità veramente molto analogica. Il suono è decisamente bello e limpido: molto vintage. In effetti oggi si dice "vintage", ma per qualcuno questo pedale potrebbe avere un sound un po' antiquato proprio perchè decisamente analogico. Il Chorus poi non è che sia un effetto particolarmente attuale: ti riporta automaticamente agli anni '80 senza ma e senza se. A voi fa impazzire la musica anni '80?

3) In realtà questo pedale ha i controlli ridotti all'osso. C'è l'interruttore da pestare, una spia per capire se l'effetto è acceso o meno e poi c'è solo una manopola del "rate". Più la giri più aumenta l'effetto chorus. Niente altro. Quando si suona dal vivo può essere abbastanza comodo avere una semplicità simile soprattutto per gente che improvvisa in continuazione (come il sottoscritto) e bisogna fare i suoni al volo. E' impossibile avere un effetto più semplice di così.

4 e 5) Si tratta di un pedale molto robusto e ben costruito. La qualità costruttiva è nello standard della Electro Harmonix. E' un bel pezzetto di ferro! Attenzione: per cambiare la batteria bisogna svitare tutta la base ed accedere direttamente alla circuitazione interna: c'è un vano batteria un po' approssimativo. Bisogna fare attenzione a non scassare tutto. Il carica batterie non è in dotazione e questo tipetto le batterie se le beve come fossero bottiglie di Jack Daniel's. Oltretutto se lasci il jack (non Daniel's) inserito, anche a pedale disattivato e a spia spenta, continua a tracannare la batteria. Anche quando uno non suona bisogna staccare tutto. Il pedale arriva con una scatoletta di cartone molto "vintage" con delle istruzioni scritte (sembra) con la macchina da scrivere: veramente un tuffo negli anni '70. La grezzaggine non manca...

6) Questo pedale è veramente piccolo e si inserisce bene nelle piattaforme porta pedali: non ingombra e non da fastidio a nessuno. Se ne sta lì da una parte per i cavoli suoi: tranquillo, sereno, pacioso.

Cosa dire quindi di questo piccolo Chorus?

Cominciamo dalle cose buone. Costa poco, è robusto e semplice da usare, è piccolo e non impiccia, ha un suono un po' retrò ma non è malaccio.

E adesso veniamo alle cose cattive. In pratica la cosa cattiva è una sola: fruscia come una tempesta di bora a Trieste. In alcuni casi è veramente difficile da usare perchè il fruscio è veramente fastidioso e insieme ad altri effetti aumenta in modo esponenziale. Con il riverbero ed il delay ti viene il colpo della strega...

Insomma va usato con cautela, evitando tutte quelle combinazioni che amplificano il fruscio. In pratica bisognerebbe usarlo da solo senza dargli troppa presenza. 

Per quanto mi riguarda poi, il chorus non è una mia priorità come effetto: lo uso veramente poco. Con la Rickenbacker 360/12 è di scarso aiuto perchè la Ric 360/12 è come se avesse già un chorus di suo: quindi aggiungere anche un chorus vuol dire impastare e incasinare i suoni.

Credo che dovrei dedicare del tempo per studiare un uso un po' più "audace" di questo pedale: anche con la Ric dovrei vedere di usarlo per qualcosa di psicadelico e sperimentale. E il fruscio lo potrei far passare per un effetto "voluto". Una bella furbata eh!


lunedì 11 gennaio 2016

Addio a David Bowie

Con grande rammarico ho appreso la notizia della morte di David Bowie. 

Devo dire che non sono mai stato un suo fan sfegatato: mi piacciono alcuni suoi pezzi da "Ziggy Stardust" e qualcosa dei tempi di "Heroes", ma non è mai stato un genere di musica che mi ha mai preso più di tanto.

Tuttavia devo riconoscere il grande talento poliedrico di questo artista, il suo spirito innovatore, la sua creatività sempre originale.

Insomma il panorama della musica rock perde un altro pezzo importante che, come in altri casi simili, non ha sostituti... 

Certamente ci restano il suo lavoro, i suoi dischi. le sue canzoni, ma noi musicisti della "vecchia guardia" penso che a fatica riusciamo a convincerci del fatto che questi grandi nomi della "nostra musica" siano destinati a scomparire: li vediamo sempre giovani...

venerdì 27 novembre 2015

Rickenbacker 360/12 - Rickenbacker 360/12C63

La serie Ric 360/12 ha delle sorelle, ovvero modelli di chitarre a 12 corde della serie 360, ma con caratteristiche decisamente "speciali". 

Nel listino ufficiale Rickenbacker si può trovare la 360/12C63. La caratteristica di questa chitarra è quella di riprodurre fedelmente tutte le specifiche dell'esemplare suonato da George Harrison con i Beatles. Insomma si tratta di una replica fedele del modello semi-prototipale sviluppato nel 1963 e presentato ad Harrison nel 1964. Tanto per ricordare cose semi ovvie, questa chitarra ha caratterizzato il sound dei Beatles praticamente in album leggendari come "A Hard Day's Night", diventando praticamente un'icona di quegli anni. Tale è stata la fama di questa chitarra da portare alle stelle le vendite della Rickenbacker poichè tutti volevano imitare il suond british dei Beatles e da connotare stili musicali e timbriche per un bel po' di tempo . 

Insomma si tratta di un punto di riferimento musicale di primo piano con un suo sound caratteristico.

A questo punto viene spontaneo chiedersi (a chi frega qualcosa ovvio) quali differenze ci possano essere fra la Ric 360/12 e la Ric 360/12C63.

Già a guardarle si nota una prima differenza estetica immeditata: la 360/12C63 riporta i classici corni appuntiti del corpo che invece nella 360/12 si sono arrodondati a seguito di un'ondata di modernità e di restyling che interessò questa chitarra alla fine del 1964.


Rickenbacker 360/12C63

 
Rickenbacker 360/12

Ovviamente ci sono delle altre differenze dovute proprio al fatto che la 360/12C63 si rifà al modello di George Harrison. La casa costruttrice descrive i due modelli con le seguenti specifiche:


Da un punto di vista estetico, bisogna segnalare che la 360/12C63 monta le manopole in old-style (sembrano quelle dei vecchi apparecchi radio o TV dei primi anni '60). Inoltre invece del temutissimo tendicorde a forma di "R" (R Tailpiece) della 360/12, il modello C63 ha il trapezio (trapeze - più semplice nel cambio corde e pare anche più solido ed affidabile). Altra differenza è che la 360/12 ha 24 tasti mentre la 360/12C63 ne ha 21.

Altre differenze sono nel radius (più stretto nella 360/12C63), nel ponte, nel tipo di rifinitura del marker dei fret. Inoltre la 360/12C63 non ha il Ric-o-Sound; tuttavia monta i pick-up Toaster e, invece delle chiavi Schaller, dispone delle chiavi old-style Rickenbacker. 

Per il resto, dimensioni comprese, le chitarre sono identiche.

Sono quasi certo che la Ric 360/12 C63 sia prodotta solo in finitura Fireglo: del resto Harrison aveva una chitarra con questa livrea, quindi...

La 360/12C63 è una chitarra decisamente bella, con un forte potere evocativo, dal sound caratteristico e dalla forma inimitabile. Ovviamente costa di più ed è più difficile da trovare: ma se si è appassionati dei Beatles e delle chitarre Rickenbacker...










venerdì 9 ottobre 2015

Electro Harmonix Memory Boy De Luxe

Alcuni mesi fa mi è venuta voglia di acquistare un delay che potesse essere ben adattabile a tutte le mie chitarre, in particolare, ovviamente, alla mia Rickenbacker 360/12. Devo ammettere che ho una forte inclinazione al vintage, alle "sonorità di una volta"; non ho una grande passione per l'elettronica spinta. 

Per questa ragione, cercando un delay, mi sono subito orientato verso un pedale analogico. Attratto anche dal prezzo particolarmente interessante che mi ha proposto il mio amico Riccardo (che lavora in un grande negozio di strumenti musicali in Germania) e dopo averlo messo alla prova, mi sono orientato su questo Electro Harmonix Memory Boy De Luxe.

Questo pedale è piuttosto robusto, di un bel ferro e di un certo ingombro: tutte caratteristiche mi piacciono assai. Le manopole sono grandi ed i comandi sono tutti estremamente intuitivi. Ottimo per uno come me che non ha pazienza per capire le istruzioni e che oltretutto ci vede anche poco. Quando vado a suonare non ho tempo da perdere per regolare micromanopoline, numeretti o cosettine microscopiche. Mi serve roba semplice, grossa, schietta, "de ferro"!!!!

Questo pedale Made in U.S.A. si attacca, si regolano le manopole e sei pronto per suonare: senza fronzoli, senza cose strane. A secondo di quello che voglio fare, regolo il blend (ovvero il mix fra suono pulito ed effetto): gli altri comandi li regolo solo quando serve e, se il suono mi piace, l'effetto del delay lo lascio sempre inserito (anche con un suono di eco quasi impercettibile).

C'è anche un pedale per il tap che è molto utile. Chi non sapesse a cosa serve, ricordo che si tratta di un comando su cui con il piede si possono dare un paio di colpi: il delay imposta la lunghezza dell'eco sul tempo della battuta del piede. Molto comodo.
Il tasto del tap divide serve per rendere ancora più raffinata la capacità del tap. Utile, ma non lo smanetto più di tanto.

Per quanto riguarda le prestazioni, innanzitutto premetto che uso questo pedale nel loop (send/return) del mio Egnater Tweaker 112 (un combo valvolare) insieme ad un riverbero. Il suono che risulta è molto caldo, da rock classico, tutto molto analogico, tutto molto tradizionale. Non fruscia e non disturba. Diciamo che è un bel delay analogico ottimo anche per il blues.

In particolare, con la Rickenbacker 360/12 basta già una quantità minima di delay (non bisogna esagerare perchè altrimenti viene fuori un casino: ricordo che stiamo parlando di una 12 corde) per avere un bel suono vintage molto pieno e ricco. Molto utile per fare le classiche ballate...

Non voglio dilungarmi troppo a descrivere questo pedale anche perchè non voglio fare una recensione vera e propria. Diciamo però che con una chitarra coma la Rickenbacker questo delay si adatta molto bene (va ottimamente anche con le mie altre chitarre ovvio): ho insomma inserito questo Memory Boy De Luxe a pieno titolo nella mia pedaliera.

Ricordo che questo pedale funziona con l'alimentatore fornito in dotazione e sembra (almeno così ho notato dando una scorsa in Internet) che possa avere problemi a funzionare con le Daisy Chains. Dico sembra perchè io non l'ho collegato alla mia Daisy Chain: continuo a farlo funzionare con il suo alimentatore e non faccio esperimenti. (A proposito: per chi non lo sapesse una Daisy Chain è un cavo adattatore che permette di alimentare più pedali con un unico alimentatore - di adeguata potenza - grazie a un certo numero di morsetti).

Comunque direi che si tratta di un pedale che consiglierei soprattutto al chitarrista "vintage". Forse non è proprio indicato per il moccioso o la ragazzina che vogliono fare heavy metal: però non è detto, magari può andare bene anche per quel tipo di genere di musica...

Come ho detto suona molto bene con la Ric, ma fa un'ottima figura con tutte le chitarre con cui l'ho provato. Le dimensioni non particolarmente contenute potrebbero essere un aspetto negativo (insieme al problema dell'alimentatore di cui ho accennato sopra) per chi ha problemi di spazio nella pedaliera: personalmente non me ne frega niente... Anzi.