mercoledì 24 giugno 2015

50 anni fa: i Beatles in Italia

I Beatles al Vigorelli con la Ric 360/12 in mezzo al palco
Per un appassionato di chitarre Rickenbacker e fan sfegatato dei Beatles, la data del 24 giugno del 1965 è un momento fondamentale. 50 anni fa (cacchio come passa il tempo) i Beatles si esibivano al Vigorelli di Milano con un doppio concerto. 

Durante il loro tour in Italia (Milano, Genova, Roma) i Beatles non fecero mai dei veri e propri "sold out" tanto per far capire la mentalità provinciale che ha sempre imperato in questa misera landa europea. Siamo ancora attaccati alla musichina leggera italiana: ieri come oggi. Invece di Peppino di Capri o Massimo Ranieri oggi abbiamo Vasco Rossi, Ligabue, Tiziano Ferro, Giorgia et similia... Non è cambiato niente. 

Lasciamo perdere le polemiche e parliamo di cose serie. Ovviamente durante i concerti dei Beatles in Italia erano presenti le chitarre Rickenbacker ovvero la 325 di Lennon e la 360/12 di Harrison. e che ve lo dico a fare?!?!?

I Beatles al teatro Adriano di Roma. la Ric 360/12 è sempre il mezzo al palco!

I Beatles al Vigorelli. La Ric è sempre in mezzo. Notare la pubblicità della mitica Davoli

George Harrison mette a punto la sua Ric 360/12 prima di un concerto

Sembra tutto OK!
 Insomma una grande data e tanti ricordi: e io non c'ero. Ero troppo piccolo, ma in spirito c'ero, eccome se c'ero!

Nella discografia dei Beatles esiste un album intitolato "The Beatles in Italy" che non è un disco live, ma una semplice compilation uscita nel 1965. Alcuni pezzi presenti sul disco sono stati effettivamente suonati dai Beatles durante il loro tour italiano. Cito questo disco perchè il mio amico Massimo lo aveva (spero che lo abbia ancora). Quando eravamo due adolescenti patiti di musica con l'ambizione di diventare dei grandi musicisti l'avremo sentito penso 10 miliardi di volte sulla sua fonovaligia Lesa. Tanto per continuare a sentirmelo a casa. me lo registrai pure su una cassetta... Insomma un mare di ricordi ed un pizzico di nostalgia...

martedì 16 giugno 2015

Tutti a "Ellera Blues"!!!!!

Per un blog come questo, che sostanzialmente non legge nessuno, la promozione di eventi è un aspetto molto importante. Per tale ragione voglio promuovere il grande evento "Ellera Blues", un grande blues festival de noantri che si terrà domenica 21 giugno 2015 a Viterbo, appunto nel quartiere Ellera, in piazza generale Dalla Chiesa. 

La manifestazione, la prima del suo genere, prevede l'esibizione di gruppi blues, jam sessions fra musicisti, improvvisazioni varie, esecuzione di grandi classici per ricordare i grandi maestri del Blues (come il gigantesco B.B. King deceduto recentemente). Non è un contest quindi, non è uno show per cretini, ma una grande festa della musica non solo blues ma anche rock e funk. 

Tra le varie carattersitiche peculiari della manifestazione, voglio segnalare il fatto che non ci sarà un palco (che secondo me crea sempre una distanza fra chi suona e chi ti sta a sentire). Molto semplicemente butteremo per terra dei tappeti e poi via a suonare: i musicisti basta che si portano i loro combo, un jack, lo strumento e si butta per terra un altro tappeto e c'è posto per tutti.

Visto poi che il musicista astemio non esite, è prevista una mega festa della Birra. Ovviamente, se uno non avesse sete, c'è a disposizione un porchettaro che farà venire la sete necessaria a tracannare ulteriore birra.

Fra i musicisti in programma ci sono i Cassius' Heads (dove suono) e i BlueSky (dove pure suono).

Insomma una bella festa della musica (si inizia alle 18 e sis mette quando chiameranno i carabinieri...) e soprattutto dei musicisti, anche al fine di far avvicinare al blues, al rock-blues e al funk i giovanotti e le giovanotte. E se poi finisce tutto in baraonda, pazienza. L'importante è stare insieme a occupare le  piazze con la musica, a festeggiare e a suonare in una bella sera d'estate.

Hi Life!


mercoledì 3 giugno 2015

Rickenbacker 360/12 Turquoise

Le chitarre Rickenbacker sono strumenti piuttosto difficili da trovare soprattutto in un Paese abbastanza periferico da un punto di vista musicale come l'Italia. Come ho già scritto in altre occasioni, trovare una Ric 360/12 nuova o in decenti condizioni come usato non è un'impresa facile. Ovviamente quando si riesce a mettere le mani su un esemplare di chitarra Rickenbacker bisogna prendere quello che si trova soprattutto per quello che riguarda la livrea. In un mio post precedente ho già descritto le livree standard che sono le colorazioni con le quali è più facile imbattersi quando si acquista una Ric 360/12.

Pertanto troveremo in modo relativamente più facile una chitarra in colorazione Jetglo (nera), Fireglo (rosso sunburst tipico della Rickenbacker) o Mapleglo (naturale).

sistono però colorazioni speciali che la Rickenbacker ha realizzato per periodi limitati oppure rientranti nelle serie cosiddette "Color of the Year" (COY). In particolare queste chitarre COY sono state realizzate dal 2000 al 2006 in serie limitate con un colore specifico per ogni singolo anno come ad esempio le colorazioni Sea Green, Desert Gold, Burgundy, Montezuma Brown, Blue Boy, Blue Burst e Amber Fireglo. Si tratta, inutile dirlo di chitarre rarissime da trovare dai prezzi molto alti.

Tra le cosiddette colorazioni "occasionali" - non COY - spicca senza dubbio la Rickenbacker 360/12 Turquoise realizzata fra il 1991 ed il 2003. Si tratta di una bella tonalità di verde che attribuisce allo strumento una particolare eleganza. Come ho già detto, si tratta di chitarre con una livrea molto difficile da trovare e, per la loro rarità, molto costose. Personalmente non le ho mai incontrate direttamente e non le ho mai viste in mano a musicisti di fama. Sono comunque chitarre bellissime: da ammirare.
Una bellissima Ric 360/12 del 1996 tratta da Willie's American Guitars

Direi che sono strumenti di alto collezionismo. Fortunato chi le possiede.

martedì 19 maggio 2015

Vi presento il Basso "Arx"

Il purista, gran capiscione di bassi, avrà di certo già storto il naso: "e che cavolo è un basso Arx?". Per colmare l'enorme lacuna conoscitiva del nostro scorbutico esperto di bassi procedo subito a fornire qualche spiegazione.

Ieri il mio amico Sergio (grande conoscitore di musica blues, grande Bluesman e sopraffino costruttore di chitarre) mi ha consegnato il basso "Arx" che gli avevo commissionato qualche tempo fa. Si tratta di uno strumento "artigianale", fatto su mia specifica richiesta, con delle caratterstiche precise che io avevo chiesto a Sergio e che lui ha perfettamente realizzato come volevo.

Si tratta di un basso semiacustico e fretless (senza tasti). Lo stile richiama la Gibson ES-335 Walnut (che io adoro...): quel suo colore antique walnut brown, non troppo lucido-non troppo opaco semi anticato, è eccellente. Le meccaniche dorate spiccano molto con questa tonalità di colore. Il manico è molto scorrevole: ho montato del corde flat che filano che è un piacere.



Positiva anche la resa sonora: regolando i toni si riesce ad ottenere un suono molto contrabbassistico: insomma suoni molto caldi e malinconici.

L'ho chiamato Arx come uno dei luoghi più sacri dell'Antica Roma: speriamo che sia di buon auspicio.

Penso che userò questo basso per fare il blues classico (non molto tirato) e il blues con sentore di Jazz (non sono un musicista jazz...): roba insomma da suonare nelle bollenti notti d'estate, fuori davanti la porta di casa con qualche amico e qualcosina da bere...

Unica piccola pecca: pesicchia. Ma penso che con un po' di esercizio fisico si può facilmente ovviare al problema...

venerdì 15 maggio 2015

Robben Ford a Roma

Ieri sono stato al concerto che Robben Ford ha tenuto presso l'Auditorium della musica di Roma. Un concerto meraviglioso: ottimo sound, eccellente repertorio, tecnica stratosferica.

Tutta la band ha avuto un tiro trascinante su tutti i pezzi: mai il benchè minimo calo di tensione. Una serata fantastica. 

Molto blues, un bel po' di funk, contaminazioni jazz: il massimo. 

Di altissimo livello tutta la band: Robben Ford è sempre uno dei più grandi chitarristi in circolazione. Che strumenti e che amplificatori...

Da segnalare anche la pregevole esibizione della band italiana che ha aperto il concerto di Robben Ford.

A tutti i chitarristi e le chitarriste soprattutto giovani che vogliono farsi una cultura d'ascolto di blues e funk suggerisco di sentire alcuni pezzi di questo grandissimo chitarrista, elemento fondamentale per una cultura musicale degna di questo nome.

Il suo sito lo potete visionare su questo link

venerdì 8 maggio 2015

Rickenbacker 360/12 vs 330/12

Argomento piuttosto delicato e dibattuto fra gli appassionati di Rickenbacker e non, è senza dubbio quello del confronto fra la Rickenbacker 360/12 e la sorella 330/12.

La questione non è di secondaria importanza vista la grande somiglianza fra le due chitarre e la non secondaria differenza di prezzo. Cosa distingue dunque queste due chitarre? Sulla base di queste differenze, vale la diversità di prezzo? Vale la pena investire più soldi nella 360/12?

Innanzitutto vediamo di cosa stiamo parlando.
 
Una Rickenbacker 330/12 Jetglo


Una Rickenbacker 360/12 Jetglo

 
Se si dà uno sguardo al sito ufficiale Rickenbacker e si fa un confronto fra queste due chitarre  utilizzando la funzione "compare models" si noterà immediatamente  che non si notano grandi differenze. Da un punto di vista tecnico e strutturale le chitarre sono praticamente identiche: stesse misure, stesse caratteristiche, stesse dimensioni, stessi materiali, stessi magneti. Le uniche differenze che si notano riguardano il fatto che la 360/12, rispetto alla 330/12, ha il binding, il Ric-o-Sound e i segnatasti con inserti triangolari  invece che a punti (dot). 

Ovviamente vi è anche una discreta differenza estetica dato che la 330/12 presenta i famosi "corni" appuntiti, mentre la 360/12 ha le corna smussate.

Ma da un punto di vista pratico, cosa cambia? Queste due chitarre alla fin fine suonano allo stesso modo o no?

Sinceramente io non ho avuto modo di fare un confronto personale, non ho un'esperienza diretta. A guardarle così alla fine queste due chitarre dovrebbero suonare in pratica allo stesso modo. 

La differenza principale,secondo me, è prima di tutto estetica: si tratta sostanzialmente di preferire le corna appuntite della 330/12 o le corna smussate della 360/12. Il Binding ovviamente rende la 360/12 più bella ed elegante: lo stesso dicasi degli intarsi sulla testiera come segnatasti rispetto ai semplici dots.

Ovviamente il Ric-o-Sound, di cui ho parlato su questo blog è un optional interessante che rende la 360/12 uno strumento molto particolare con funzioni e sonorità molto originali. Certo, bisogna perderci un po' di tempo ed usarlo (se si ha intenzione di farlo...). Come ho già scritto il binding sulla tastiera potrebbe rendere più scorrevole l'uso della mano sinistra sulla 360/12 rispetto alla 330/12 che non ha il neck-binding. 

In rete ho poi letto che qualcuno sostiene che la presenza del neck-binding renda la tastiera della 360/12 leggermente più stretta rispetto a quella della 330/12 (considerando che la tastiera di queste chitarre non è particolarmente larga...) Sempre in rete qualcuno afferma che, essendo chitarre semiacustiche, le punte della 330/12 restituiscono dei suoni più metallici mentre la 360/12, con le sue corna spuntate, avrebbe dei suoni più caldi. Sono tutte cose, queste, che non sono in grado al momento di confermare con la mia esperienza diretta.

Insomma che dire? Le due chitarre sono molto simili, ma la 360/12 costa un po' di più. Vale la pena spendere questi soldi in più? Questa è la domanda delle domande...

Per quanto mi riguarda devo dire che la 360/12 mi è subito piaciuta per il suo look, mi sembra meno datata rispetto alla 330/12 che in sostanza sembra un po' la "sorella povera" della 360/12. Non è un caso che la 360/12 viene indicata come "De Luxe". Certo si tratta di valutazioni personali, ma in certi casi possono pesare anche queste considerazioni.

Non bisogna dimenticare poi che quando si tratta di acquistare una Rickenbacker non sempre si ha un grande margine di manovra e di scelta: talvolta bisogna prendere quello che si trova. Almeno in Italia funziona così. Non sempre quindi si può scegliere...

 

giovedì 23 aprile 2015

Parliamo di "Binding"

Il "binding" è una fasciatura che viene posta sul profilo della chitarra. Lo si può trovare sul corpo, sugli inserti, sul manico.
 
Di solito, ma non sempre, appare come una bordatura bianca con funzioni per lo più estetiche poichè dà risalto ai profili dello strumento.

La Rickenbacker 360/12 presenta il binding sul manico e sul corpo chitarra: si tratta di una profilatura bianca. Il binding sul corpo è collocato sulla bordatura del dorso e sul bordo della buca (cat-eye hole)

Si può dire che, nel caso della Rickenbacker 360/12 - come nel caso di altre chitarre - il binding abbia una funzione prettamente estetica dato che in effetti garantisce maggiore rilievo a queste parti della chitarra. Non c'è che dire che per una Rickenbacker in tonalità Jetglo il binding è molto elegante. 


Questo è certamente vero per quanto riguarda la bordatura apposta sul corpo. Il binding del manico (sul profilo superiore ed inferiore) secondo me ha anche una funzione molto più pratica. Ho notato infatti che chitarre dotate di binding sul manico hanno una tastiera decisamente più scorrevole. In pratica il binding consente un'agilità ed una scorrevolezza con la mano sinistra (soprattutto per le operazioni svolte con il pollice nella parte superiore del manico dove la mano scorre di continuo) che una tastiera senza binding non mi sembra avere.


Certo potrebbe essere una mia impressione. Tuttavia il binding, oltre ad avere uno scopo estetico (la chitarra è molto più bella cacchio!), ha forse una sua funzionalità da non sottovalutare, soprattutto per una 12 corde che come uso può risultare più faticoso di una normale 6 corde.

sabato 18 aprile 2015

Basso Ibanez-SDGR SRX 300

Voglio dedicare questo post al mio basso Ibanez SDGR SRX 300.


Ho acquistato questo strumento un bel po' di anni fa e non l'ho pagato molto. Si tratta infatti di un basso piuttosto economico. Tuttavia devo dire che, dopo aver provato parecchi altri bassi di categoria e prezzi decisamente più elevati, quando ho preso in mano questo subito me ne sono quasi innamorato. Mi è piaciuto da subito, e senza chiedere il prezzo: l'avrei preso comunque.

Ribadisco che si tratta di un basso di fascia non troppo alta, ma il manico è molto comodo, i suoni belli e corposi facilmente personalizzabili grazie ai controlli presenti. Come impostazione fisica direi che ha un non so che di chitarristico. Non è particolarmente pesante e ci si può suonare parecchie ore di fila senza ricorrere all'ausilio del Dottor Gibaud per una lussazione della spalla. La tastiera è comoda e non ti fa buttare i polpastrelli e le mani.

Un basso molto agevole da suonare e nel complesso robusto ed affidabile. Tiene l'accordatura che è una meraviglia: le meccaniche sono precise.

L'unica osservazione che posso fare riguarda il fatto che sia un basso attivo. Francamente non sono un amante degli strumenti "attivi" come chitarre e bassi. 

Riconosco che sicuramente hanno più potenza e forza di volume, ma il fatto di dipendere da una batteria da 9v non mi fa mai stare tranquillo quando vado a suonare dal vivo. Per ovviare a questo sono ricorso alle batterie ricaricabili: però è sempre una bella seccatura. Prima di ogni performance dal vivo devo ricaricare la batteria al massimo per evitare di rimanere a secco mentre suono e mi devo portare appresso sempre una batteria di ricambio (non si sa mai). Ho sempre il terrore che la batteria si scarichi su più bello, che il basso perda volume e potenza. E se poi ti dimentichi il jack attaccato (quando magari fai una pausa in prova o dal vivo), si scarica la batteria. E che cavolo!

E poi, daje oggi, daje domani, mi si è rotta la cuffia porta batteria del basso e ho pure perso una vite dell'alloggiamento batteria mentre facevo un cambio al volo mentre suonavo live.  Ho rimediato al tutto molto facilmente, ma, per me, è sempre una rottura. Insomma, gli strumenti attivi non fanno per me. 

Questo però nulla toglie alle buone qualità complessive di questo strumento.
 
Per me che faccio il bassista come "tappabuchi", questo è infatti un buon strumento: pratico, agevole, versatile. Insomma è un mulo, uno strumento da lavoro onesto, fedele e senza pretese. E quando si va a suonare, magari un bel po' di cover per ore e ore, è di questo che si ha bisogno.

Questo blu elettrico non mi fa impazzire, ma c'era solo di questo colore: quindi pazienza.

Con le corde adatte si riesce a tirare fuori delle timbriche molto interessanti: a me piacciono molto quelle decisamente ruvide e con questo basso ci riesco benissimo. Regolando opportunamente il ponte è possibile "sleppare" senza problemi.

Insomma mi piace molto suonare il basso e con questo Ibanez mi diverto davvero parecchio.

Mi permetto di consigliare questo strumento a chi si avvicina al basso o a chi ha bisogno di un vero e proprio muletto da guerra: se si riesce a trovare usato, lo si può acquistare con una spesa modica e se è in buone condizioni vale tutti i soldi spesi. Buono per tutti i generi, ma predilige il rock e il funk: per il blues è un po' metallico, ma i suoni si possono regolare abbastanza bene. Ottimo per chi è solito fare sessioni molto lunghe.

Inoltre approfitto di questo post per invitare i giovani musicisti (ragazze e ragazzi) a suonare il basso. E' uno strumento bellissimo e fondamentale, ma spesso snobbato perchè ritenuto un ruolo di serie B. Invece non è vero: il basso è, insieme alla batteria, il perno centrale di qualsiasi band (rock, funk, blues). Un bravo bassista riesce a dare quel tiro essenziale ad una buona esecuzione musicale: un bassista mediocre farà affondare qualsiasi virtuoso della chitarra o della tastiera. Insomma, coltivate la passione per il basso!!!





giovedì 9 aprile 2015

Rickenbacker 360/12 Montezuma Brown

In un mio post precedente, ho chiacchierato dei colori base, delle livree classiche, con le quali è più comunemente possibile venire in contatto con la Rickenbacker 360/12. Si tratta infatti di colori molto diffusi: quando si intende acquistare una chitarra come questa è pertanto molto facile, molto probabile, imbattersi in uno di questi colori standard.

Ovviamente esistono delle colorazioni particolari, magari realizzate in periodo di tempo molto limitato: ciò rende queste chitarre un oggetto da collezione piuttosto raro e molto costoso. Difficile trovarle e se si trovano, nel caso in cui si intendesse "pensare" all'acquisto, bisogna prepararsi a sgancare un bel po' di quattrini.

Tra le colorazioni non standard, una delle più affascinanti e certamente più accattivanti è senza dubbio la colorazione Montezuma Brown.

Da quello che sono riuscito a capire, la Rickenbacker 360/12 Montezuma Brown è stata messa in produzione negli anni 2003-2004: gli ultimi esemplari sarebbero stati realizzati nel 2005. Dopo questa data non sono state più realizzate Rickenbacker 360/12 in tonalità Montezuma Brown.

Ovviamente con questa colorazione sono stati realizzati altri modelli di chitarre e bassi Rickenbacker.

Facendo una piccola ricerca in giro sulla rete ho notato che è possibile trovare Rickenbacker 360/12 Montezuma Brown che possono montare sia i pick-up hi-gain che i toaster. 

 
In qualche caso è possibile trovare esemplari (360 a 6 corde non so francamente se ne esistano a 12 corde) con accessori neri in tonalità Montezuma Brown Amber.

Una Ric 360 Montezuma Brown Amber
Insomma si tratta di uno strumento esteticamente molto bello. Direi forse che questa è una delle colorazioni più belle che la Rickenbacker abbia realizzato. Come ho già detto, certamente un interessante oggetto da collezione: bello, raro e costoso...

lunedì 30 marzo 2015

I "Cassius' Heads" LIVE!

Come sempre approfitto di questo blog musicale per fare un po' di pubblicità agli eventi dei miei gruppi. In questo caso voglio segnalare agli amanti del Funk che mercoledì prossimo 1 aprile 2015 (proprio il 1 aprile e non è uno scherzo) suonerò dal vivo con il mio gruppo funk: i Cassius' Heads.

In questa formazione, composta da batteria, basso, percussioni, chitarra e tastiera, suoniamo pezzi nostri originali in forte stile funk anni '70. Io suono in questa occasione la tastiera: suono altre volte la chitarra (solitamente la mia Epiphone Casino Natural dei primi '90 con wah wah a tavolettaaaa), ma in questo caso mi porterò appresso il mio pesantissimo piano Yamaha perchè ha un suono simil-Rhodes che mi fa morire.... La Rickenbacker rimane a casa...

I Cassius' Heads hanno anche una pagina Facebook da qualche parte (che cura mia moglie - io non sono nemmeno presente su Fb) giusto se qualcuno vuole avere maggiori dettagli su questo incredibile gruppo e sulla serata in questione. Se vi può interessare qualcosa andate su questa pagina quindi...

Però questo video casareccio realizzato su una canzone dei Cassius' Heads -" But I love the law" - durante una nostra performance live a Spoleto, lo inserisco...


PS: visto che si parla di musica dal vivo, mi permetto anche un piccolo sfogo. Recentemente sono andato ad assistere ad un concerto di un duo di musicisti (sic!) che dicevano di fare pop alternativo, rock demenziale. Beh, di demenziale c'era solo la mia partecipazione al limite del sopportabile. Non basta dire cose strane, suonare a casaccio sulla chitarra o su una tastiera per definirsi "musicisti" o, peggio, "artisti". Questo duo di deficienti (che sembra riscuotere un certo successo fra altri deficienti loro pari) è l'esemplificazione di come siamo finiti in basso in termini di cultura musicale. Una serata fatta di niente: niente musica, niente spettacolo, niente cabaret, niente testi, niente di niente. Il tutto fra gli applausi sconcertanti di un pubblico bovino che ormai può essere insultato dal primo che passa...

Per chi, come il sottoscritto, dedica grande impegno a questo hobby (con prove, rifiniture, arraggiamenti, ricerca dei suoni, spese notevoli per strumenti e cavoli vari, ecc...) il fatto che si esibisca questa gente dà un po' fastidio. Non bastavano i finti musicisti con le tastierine ed i computer che fanno finta di suonare e fanno ballare il popolino, o i dj che con due scemenze mettono insieme una serata, o il karaoke che fa diventare la "ridicolaggine" spettacolo. Ora arrivano pure questi furbacchioni che spacciano la loro incapacità per forma di arte altamente culturale ed impegnata: il tutto fa molto "intellettuale" ed "intelligente".

Beh: io non ci sto. Ed invito tutte le persone che vanno ad ascoltare musica dal vivo, ad essere più esigente e a pretendere di non essere oltraggiata dal primo (duo) che passa. E questa regola penso che debba valere in primo luogo per il sottoscritto: quando devo andare a suonare ho il dovere di essere ben preparato. Prima di tutto per il rispetto che si deve a chi ti sta ascoltando.

Stop.

mercoledì 25 marzo 2015

"R" Tailpiece

Oggi voglio affrontare un tema caldo in materia di Rickenbacker. Ma che dico caldo! Bollente! Rovente! Da fusione nucleare! Si tratta insomma di un argomento molto delicato (è propro il caso di dirlo) che comunque deve essere trattato con la dovuta calma. Ma procediamo con ordine

L'oggetto della discussione odierna è il famosissimo "R" Tailpiece della Rickenbacker ovvero la cordiera-tendi-corde che si trova montata su moltissimi modelli di chitarre Rickenbacker fra i quali la Ric 360/12. Si tratta di un dispositivo molto importante che è montato nella base del corpo in legno della chitarra e fissato con due viti. Esteticamente è molto bello perchè riporta di fatto il logo "R" della Rickenbacker: qualcuno lo considera un po' barocco, ma devo dire che esteticamente non è niente male. Si tratta di un dispositivo tuttavia molto importante poichè nel tailpiece sono ancorate le corde che poi vengono tese e "tirate" sulla paletta. L'intera stabilità delle corde nonchè la qualità della loro accordatura dipende molto dalla qualità costruttiva questo dispositivo.

Apparentemente si tratta di un oggetto, che nella sua ovvietà, non dovrebbe meritare particolare attenzione per quanto è scontato. Invece non è così. Il tailpiece "R" è invece al centro di un accaloratissimo dibattito sotto molti punti di vista.

Iniziamo dal primo e più innocuo. 

Sui modelli più vintage (ad esempio la 360/12 C63) la Rickenbacker monta, invece del "R" tailpiece, l'altrettanto famosissimo "trapeze" tailpiece, un tendicorde a forma di trapezio appunto. Ora sulla questione tailpiece si sono creati due schieramenti. Alcuni sostengono infatti che il "trapeze" sia di gran lunga da preferire al tailpiece "R" perchè in primo luogo consente una più semplice sostituzione delle corde (a tale proposito vedere un mio specifico post). Il tailpiece "R" sembra essere per molti estremamente scomodo per sostituire le corde: alcuni sostengono questa tesi altri la smentiscono. Il "trapeze" insomma consentirebbe una sostituzione "elementare" delle corde senza arzigogoli e giri strani. Inoltre alcuni sostengono che il trapeze mantenga l'accordatura più a lungo del "R" tailpiece che invece sarebbe più instabile. Alcuni confermano questa tesi, altri la smentiscono seccamente.

Fino a qui sarebbero delle discussioni più o meno leggere. Solo che la faccenda si complica.

Se uno effettua una piccola indagine in rete noterà che alcuni chitarristi lamentano la rottura del "R" tailpiece.  A tale proposito, visto che non si tratta di una questione da due soldi, ho cercato di fare un'indagine in rete.

La casistica di questo tipo di incidente sembra molto varia sotto molti aspetti. 

C'è chi ha subìto la rottura del "R" mentre suonava facendo delle prove, chi mentre era su un palco mentre suonava dal vivo. C'è chi aveva riposto la chitarra nella custodia la sera prima ed il giorno dopo, aprendo la custodia, ha trovato il tailpiece distrutto. C'è chi aveva messo in custodia la chitarra e lasciata là per un mese e poi ha scoperto, ritirandola fuori, una vera e propria "esplosione" del "R". Un chitarrista ha avuto la rottura del "R" mentre suonava e per un pelo le 12 corde, letteralmente esplose, non lo hanno sfigurato nel volto. Insomma sembra che l'uso o il prolungato riposo non siano fattori determinanti a scatenare questo fenomeno. 

C'è chi ha avuto una rottura del tailpiece improvvisa, c'è chi invece aveva notato delle lesioni, scheggiature e fratture sulla "R" prima della rottura.
 
Inoltre  sembrerebbe che i tailpiece "R" neri siano più facilmente soggetti a rottura rispetto a quelli cromati. 

Da quello che ho potuto capire, i modelli più soggetti a questo tipo di danno sono ovviamente quelli un po' più vecchi (suppongo per usura naturale dovuta all'età). Non mancano però episodi che interessano chitarre relativamente nuove. In particolare sembrano più soggetti a rottura i modelli fine anni '80-anni '90. Ce ne sono alcuni poi dei primi anni 2000. Dopo sembra che vengano riportati meno episodi. I modelli con 12 corde sembrerebbero più interessati da questo problema anche in considerazione della forza di tiraggio considerevolmente maggiore rispetto ad una sei corde. Questi dati devono essere presi ovviamente con le molle: possono dire tutto, ma possono anche non dire niente o magari dire poco.

Ho  notato poi che è stato ammesso (non so se ufficilamente dal costruttore) che effettivamente i tailpiece "R" neri erano più delicati a causa del processo di lavorazione: non credo infatti che siano più in produzione. Sembrerebbe poi che (anche in questo caso non so bene se per ammissione del costruttore o meno) i "R" tailpiece di ultima generazione siano di qualità costruttiva decisamente più robusta che in passato.

Che conclusioni trarre da questa discussione?

La prima cosa che posso dire è che il problema certamente esiste o, spero, si è posto in passato e, torno a sperare, ora sembrerebbe risolto.  Comunque il problema esiste e può presentarsi. Ed è una gigantesca rottura di scatole!

Non è possibile capire, almeno per me è molto difficile, la dimensione statistica di questo problema. Sono pochi casi isolati? Si tratta di alcuni modelli di alcune annate? Quanto è frequente questa rottura? E' un fatto inevitabile? Bisogna aspettarsi prima o poi l'esplosione del "R" tailpiece?

Se uno va a vedere in rete, si trova una casistica molto varia: ci sono chitarristi che hanno modelli da 50 anni in perfette condizioni - mai accaduto nulla del genere. Allo stesso modo moltissimi possessori di Rickenbacker non hanno mai avuto problemi di questo o di alcun genere.

Che comunque il tailpiece "R" sia piuttosto delicato, anche al confronto con il "trapeze" questo mi sembra abbastanza acclarato.  Sulla base di quanto detto cosa posso suggerire?

C'è qualcuno che usa il tailpiece "R" come un Bigsby, come una leva da vibrato: direi che è una cosa da evitare tassativamente.

Se notate improvvise lesioni sul "R" tailpiece bisogna stare in guardia perchè vuol dire che si sta probabilmente per rompere.  E sono dolori.

Se dovete acquistare una chitarra Ric (sia che sia nuova, ma soprattutto se usata ) che monta il tailpiece "R" (soprattutto se è una 12 corde) verificare sempre il suo stato: se ci sono graffi, fratture o cose strane, lasciare perdere o chiedere uno sconto molto sostanzioso. 

Riporre sempre la chitarra con molta cura: evitare colpi. Evitare di appoggiare sopra la custodia pesi che possano stressare il tendicorde a "R".

Prestare moltissima attenzione quando si cambiano le corde, in particolare se si tratta di una 12 corde. Variazioni improvvise di tensione possono stressare il tailpiece che, se fosse danneggiato o particolarmente delicato, si potrebbe rompere. In qualche caso addirittura, a seguito della rottura di una o più corde, qualcuno ha riportato che il tailpiece "R" è penetrato nel corpo chitarra lesionando il legno, anche inclinandosi su un lato. Cose da pazzi!!! 

Quindi, quando si cambiano le corde (soprattutto se due o più corde) cercate sempre di mantenere uniforme la forza di trazione. Fate il possibile ovvio! A maggior ragione questa accortezza deve essere seguita quando si cambiano tutte le corde. Mantenere una trazione costante, non squilibrata da una parte o dall'altra: cercate di cambiare la corde laterali e poi procedere con quelle centrali per esempio.

Si può cambiare il tailpiece "R"? Certo che si può. I rivenditori ufficiali (generalmente negli USA) lo vendono per cifre non proprio economiche.  Purtroppo è un ricambio che costa assai (verificare i costi aggiornati in rete). Soprattutto pretendono che venga restituito il pezzo rotto (spedizione a spese del povero cliente): sembra che serva per scoraggiare il commercio dei pezzi di ricambio o il montaggio su repliche. Insomma, non è una cosa semplicissima e gradevole.

Qualcuno suggerisce di sostituire il tailpiece "R" con il trapeze per "tagliare la testa al toro". In linea teorica ciò non è possibile perchè i due tailpiece hanno punti di avvitamento sul corpo della chitarra differenti (figurarsi!).  E chi si mette a bucare con un trapano il corpo di una Rickenbacker?!?!? Non scherziamo...
E' tuttavia possibile acquistare un kit che permette di adattare il trapeze ai buchi del tailpiece "R", però non so dove si possa acquistare.

A questo punto mi piacerebbe sapere se chitarristi Rickenbacker italiani hanno esperienza di qualcosa di simile. Altrettanto utili sono suggerimenti, indicazioni, consigli in proposito.

Comunque cerchiamo di essere sempre vigili....

giovedì 12 marzo 2015

MXR Custom Badass '78 Distortion

Alcuni mesi fa, spinto un po' dalla curiosità e dal prezzo molto interessante con il quale mi è stato proposto, ho acquistato il MXR Custom Badass '78 Distortion. 

Premetto che non sono un grande amante degli effetti da aggiungere alla chitarra. Soprattutto in tema di distorsori e fuzz, preferisco sempre il suono del gain delle valvole. Tuttavia in questo caso ho fatto un'eccezione perchè questo pedale funge da utile "rinforzino" soprattutto quando devo suonare dal vivo con il mio gruppo degli "Screams in the Backyard".

Infatti il Custom Badass '78 è un distorsore tutto analogico con una sonorità molto vintage: è possibile infatti ottenere delle distorsioni molto hard blues che sporcano efficacemente il suono della chitarra rendendola più rauca, rugginosa, ruvida come piace a me. Utilissimo il tasto "crunch" che aggiunge ulteriore vigore alla distorsione. Per chi suona musica in stile rock classico anni '70 (ma anche '60), rock-blues, west-coast classics e cose del genere, direi che è più che indicato. Non mi sembra molto adatto forse per fare Heavy Metal o roba del genere.

Ovviamente uso questo pedale con la mia Fender Telecaster American Standard: con la Rickenbacker 360/12 mi sono limitato, per ora, ad increspare leggermente il suono utilizzando anche un tremolo per ottenere delle sonorità piuttosto psicadeliche. 

Con il mio amplificatore Egnater Tweaker 40 combo il risultato è molto interessante: suoni caldi e pieni, distorsione (anche con il gain) molto calda e rugginosa. Anche con il mio piccolo Fender Frontman da 10 watt (che mi porto dietro nei localini quando non c'è posto per portare niente, servono pochi watt e magari non ho la forza di caricarmi di roba) il risultato non è niente male (anche se la distorsione di questo piccolo ampli Fender mi è sempre piaciuta...). In questi casi la combinazione Fender Tele, Fender Frontman, un paio di Jack e Custom Badass '78 è fenomenale: poca roba, pochi pesi, pochi ingombri. Meglio di così!

Il mio giudizio su questo '78 Custom Badass è molto positivo: ottimo per i solisti, ottimo per le ritmiche. Inoltre, essendo di dimensioni piuttosto piccole, si può infilare dappertutto: non ingombra e non scoccia. Lo consiglio soprattutto ai chitarristi della vecchia scuola (come sono io ahimè che con il passare degli anni ci sono finito per forza nella "vecchia scuola"!).

Accludo un bel video demo. Ovviamente non sono io che suono: si capisce dal plettro.... (ehm...)