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lunedì 25 luglio 2016

Convertire una 360/12 in una 360/6

Tempo fa chiacchieravo con un amico, anche lui chitarrista, che apprezzava molto la Rickenbacker 360/12 per la sua qualità costruttiva e originalità del sound. Riteneva tuttavia che l'impiego di questa chitarra potesse essere piuttosto limitato rispetto ad una chitarra a 6 corde. Poichè il manico ed il sound della 360/12 gli piaceva molto, si domandava se non poteva essere il caso di trasformarla, anche per un periodo di tempo limitato, in una 6 corde. 

La questione di trasformare una 360/12 in una 360 a 6 corde non è certo una novità. Nei forum se ne parla. Effettivamente non è una questione secondaria, ma necessita di alcune riflessioni.

Ricordo poi che la questione era risaltata fuori, su questo blog, nel momento in cui ho sostituito l'R tailpiece con il Trapeze

In linea di principio, togliere 6 corde dalla Ric 360/12 non è una cosa impossibile (mentre è complicatissimo il contrario ovviamente). In teoria uno sfila le sei corde che caratterizzano la 12 corde e tiene quelle con la scalatura da 6 corde. Questo in teoria. Ma in pratica?

La prima cosa che mi viene in mente è che con questa operazione la tensione complessiva sul manico si riduce sensibilmente: questo vuol dire che inevitabilmente bisognerà lavorare sul double truss perchè il manico si muoverà. Già questa per me è una mezza seccatura perchè lavorare su due truss non è uno scherzo: regolare il manico è un'operazione delicata che va fatta solo quando necessario. 

Inoltre chi ha provato questa operazione ha rilevato il fatto che le meccaniche inutilizzate della 12 corde tendono a vibrare creando qualche fastidio quando si suona. In teoria bisognerebbe almeno smontare sei chiavi: e poi le sellette rimaste vuote?

E' vero che la struttura della chitarra e del manico di una 360/12 sono sostanzialmente identiche alla 360/6: ma la spaziatura delle corde potrebbe non essere proprio identica perchè il capotasto alla paletta è realizzato per ospitare sei coppie di corde... Bisognerebbe sostituire anche 'sto benedetto capotasto... uff...

E poi c'è sempre l'incognita R tailpiece: levare le corde è un attimo ma, in caso di ripensamenti, rimetterle è un incubo. Con il Trapeze è certamente più semplice...

I ripensamenti! E poi se uno ci ripensa e vuole rimettere su le corde, mi viene la pelle d'oca al solo pensiero...

Tutto questo per dire: ne vale la pena? Se ho preso una 360/12 è perchè volevo una Rickenbacker 360/12 non una a 6 corde. Fare tutto questo casino su una chitarra così sensibile e delicata, mi sembra un azzardo inutile: e poi adesso ho la 660 che ha sei corde e suona benissimo. 

In breve, io personalmente non farei una cosa del genere: se uno non è convinto di una 12 corde è bene che si rivolga ad una 6 corde senza tentare esperimenti strani...

Insomma: non mi sembra una buona idea. Anzi...

domenica 12 giugno 2016

C'è 12 corde e 12 corde

Ogni volta che posso, prendo la mia Rickenbacker 360/12 e mi faccio una strimpellata. Lo faccio perchè prima di tutto mi piace il suo suono così particolare e poi perchè, come ho già scritto in un mio precedente post, questa chitarra in un modo o nell'altro implica un esercizio continuo per sviluppare tecnica e soprattutto la "mano".

Infatti questa chitarra ha un manico molto particolare talmente particolare che qualcuno non riesce a metterci le mani sopra. Per me il manico della 360/12, nonostante sia effettivamente piuttosto stretto con le corde molto vicine, rimane uno dei più comodi che ci sono in circolazione. E poi la tastiera così liscia rimane una cosa fenomenale.


Giorni fa, sono stato dall'amico Fabio, che spesso mi ha aiutato a fare regolazioni e aggiustamenti vari, e con l'occasione mi ha fatto provare la sua chitarra acustica 12 corde Fender.

Una bellissima chitarra, non c'è che dire: un sound notevole. Ma ahimè non sono riuscito a suonarla più di tanto. Il manico troppo grosso, l'action troppo alta: dopo un paio di accordi mi sono stancato e la mano sinistra mi dava fastidio. Troppo faticoso suonare una chitarra simile. 

In effetti questo chitarrone acustico 12 corde Fender e la Rickenbacker 360/12 sono due strumenti impossibili da confrontare. Sono proprio due pianeti diversi. Però mi sono reso conto che a furia di suonare la mia Ric 360/12 ho sviluppato una sorta di deformazione professionale. Non riesco più a suonare quelle chitarre con i maniconi e l'action alta. Posso suonare la Ric 360/12 per ore senza fermarmi mai, mentre dopo un quarto d'ora con una 12 corde convenzionale ho le mani da buttare...

Insomma, c'è 12 corde e 12 corde...

venerdì 8 maggio 2015

Rickenbacker 360/12 vs 330/12

Argomento piuttosto delicato e dibattuto fra gli appassionati di Rickenbacker e non, è senza dubbio quello del confronto fra la Rickenbacker 360/12 e la sorella 330/12.

La questione non è di secondaria importanza vista la grande somiglianza fra le due chitarre e la non secondaria differenza di prezzo. Cosa distingue dunque queste due chitarre? Sulla base di queste differenze, vale la diversità di prezzo? Vale la pena investire più soldi nella 360/12?

Innanzitutto vediamo di cosa stiamo parlando.
 
Una Rickenbacker 330/12 Jetglo


Una Rickenbacker 360/12 Jetglo

 
Se si dà uno sguardo al sito ufficiale Rickenbacker e si fa un confronto fra queste due chitarre  utilizzando la funzione "compare models" si noterà immediatamente  che non si notano grandi differenze. Da un punto di vista tecnico e strutturale le chitarre sono praticamente identiche: stesse misure, stesse caratteristiche, stesse dimensioni, stessi materiali, stessi magneti. Le uniche differenze che si notano riguardano il fatto che la 360/12, rispetto alla 330/12, ha il binding, il Ric-o-Sound e i segnatasti con inserti triangolari  invece che a punti (dot). 

Ovviamente vi è anche una discreta differenza estetica dato che la 330/12 presenta i famosi "corni" appuntiti, mentre la 360/12 ha le corna smussate.

Ma da un punto di vista pratico, cosa cambia? Queste due chitarre alla fin fine suonano allo stesso modo o no?

Sinceramente io non ho avuto modo di fare un confronto personale, non ho un'esperienza diretta. A guardarle così alla fine queste due chitarre dovrebbero suonare in pratica allo stesso modo. 

La differenza principale,secondo me, è prima di tutto estetica: si tratta sostanzialmente di preferire le corna appuntite della 330/12 o le corna smussate della 360/12. Il Binding ovviamente rende la 360/12 più bella ed elegante: lo stesso dicasi degli intarsi sulla testiera come segnatasti rispetto ai semplici dots.

Ovviamente il Ric-o-Sound, di cui ho parlato su questo blog è un optional interessante che rende la 360/12 uno strumento molto particolare con funzioni e sonorità molto originali. Certo, bisogna perderci un po' di tempo ed usarlo (se si ha intenzione di farlo...). Come ho già scritto il binding sulla tastiera potrebbe rendere più scorrevole l'uso della mano sinistra sulla 360/12 rispetto alla 330/12 che non ha il neck-binding. 

In rete ho poi letto che qualcuno sostiene che la presenza del neck-binding renda la tastiera della 360/12 leggermente più stretta rispetto a quella della 330/12 (considerando che la tastiera di queste chitarre non è particolarmente larga...) Sempre in rete qualcuno afferma che, essendo chitarre semiacustiche, le punte della 330/12 restituiscono dei suoni più metallici mentre la 360/12, con le sue corna spuntate, avrebbe dei suoni più caldi. Sono tutte cose, queste, che non sono in grado al momento di confermare con la mia esperienza diretta.

Insomma che dire? Le due chitarre sono molto simili, ma la 360/12 costa un po' di più. Vale la pena spendere questi soldi in più? Questa è la domanda delle domande...

Per quanto mi riguarda devo dire che la 360/12 mi è subito piaciuta per il suo look, mi sembra meno datata rispetto alla 330/12 che in sostanza sembra un po' la "sorella povera" della 360/12. Non è un caso che la 360/12 viene indicata come "De Luxe". Certo si tratta di valutazioni personali, ma in certi casi possono pesare anche queste considerazioni.

Non bisogna dimenticare poi che quando si tratta di acquistare una Rickenbacker non sempre si ha un grande margine di manovra e di scelta: talvolta bisogna prendere quello che si trova. Almeno in Italia funziona così. Non sempre quindi si può scegliere...

 

giovedì 23 aprile 2015

Parliamo di "Binding"

Il "binding" è una fasciatura che viene posta sul profilo della chitarra. Lo si può trovare sul corpo, sugli inserti, sul manico.
 
Di solito, ma non sempre, appare come una bordatura bianca con funzioni per lo più estetiche poichè dà risalto ai profili dello strumento.

La Rickenbacker 360/12 presenta il binding sul manico e sul corpo chitarra: si tratta di una profilatura bianca. Il binding sul corpo è collocato sulla bordatura del dorso e sul bordo della buca (cat-eye hole)

Si può dire che, nel caso della Rickenbacker 360/12 - come nel caso di altre chitarre - il binding abbia una funzione prettamente estetica dato che in effetti garantisce maggiore rilievo a queste parti della chitarra. Non c'è che dire che per una Rickenbacker in tonalità Jetglo il binding è molto elegante. 


Questo è certamente vero per quanto riguarda la bordatura apposta sul corpo. Il binding del manico (sul profilo superiore ed inferiore) secondo me ha anche una funzione molto più pratica. Ho notato infatti che chitarre dotate di binding sul manico hanno una tastiera decisamente più scorrevole. In pratica il binding consente un'agilità ed una scorrevolezza con la mano sinistra (soprattutto per le operazioni svolte con il pollice nella parte superiore del manico dove la mano scorre di continuo) che una tastiera senza binding non mi sembra avere.


Certo potrebbe essere una mia impressione. Tuttavia il binding, oltre ad avere uno scopo estetico (la chitarra è molto più bella cacchio!), ha forse una sua funzionalità da non sottovalutare, soprattutto per una 12 corde che come uso può risultare più faticoso di una normale 6 corde.

mercoledì 25 marzo 2015

"R" Tailpiece

Oggi voglio affrontare un tema caldo in materia di Rickenbacker. Ma che dico caldo! Bollente! Rovente! Da fusione nucleare! Si tratta insomma di un argomento molto delicato (è propro il caso di dirlo) che comunque deve essere trattato con la dovuta calma. Ma procediamo con ordine

L'oggetto della discussione odierna è il famosissimo "R" Tailpiece della Rickenbacker ovvero la cordiera-tendi-corde che si trova montata su moltissimi modelli di chitarre Rickenbacker fra i quali la Ric 360/12. Si tratta di un dispositivo molto importante che è montato nella base del corpo in legno della chitarra e fissato con due viti. Esteticamente è molto bello perchè riporta di fatto il logo "R" della Rickenbacker: qualcuno lo considera un po' barocco, ma devo dire che esteticamente non è niente male. Si tratta di un dispositivo tuttavia molto importante poichè nel tailpiece sono ancorate le corde che poi vengono tese e "tirate" sulla paletta. L'intera stabilità delle corde nonchè la qualità della loro accordatura dipende molto dalla qualità costruttiva questo dispositivo.

Apparentemente si tratta di un oggetto, che nella sua ovvietà, non dovrebbe meritare particolare attenzione per quanto è scontato. Invece non è così. Il tailpiece "R" è invece al centro di un accaloratissimo dibattito sotto molti punti di vista.

Iniziamo dal primo e più innocuo. 

Sui modelli più vintage (ad esempio la 360/12 C63) la Rickenbacker monta, invece del "R" tailpiece, l'altrettanto famosissimo "trapeze" tailpiece, un tendicorde a forma di trapezio appunto. Ora sulla questione tailpiece si sono creati due schieramenti. Alcuni sostengono infatti che il "trapeze" sia di gran lunga da preferire al tailpiece "R" perchè in primo luogo consente una più semplice sostituzione delle corde (a tale proposito vedere un mio specifico post). Il tailpiece "R" sembra essere per molti estremamente scomodo per sostituire le corde: alcuni sostengono questa tesi altri la smentiscono. Il "trapeze" insomma consentirebbe una sostituzione "elementare" delle corde senza arzigogoli e giri strani. Inoltre alcuni sostengono che il trapeze mantenga l'accordatura più a lungo del "R" tailpiece che invece sarebbe più instabile. Alcuni confermano questa tesi, altri la smentiscono seccamente.

Fino a qui sarebbero delle discussioni più o meno leggere. Solo che la faccenda si complica.

Se uno effettua una piccola indagine in rete noterà che alcuni chitarristi lamentano la rottura del "R" tailpiece.  A tale proposito, visto che non si tratta di una questione da due soldi, ho cercato di fare un'indagine in rete.

La casistica di questo tipo di incidente sembra molto varia sotto molti aspetti. 

C'è chi ha subìto la rottura del "R" mentre suonava facendo delle prove, chi mentre era su un palco mentre suonava dal vivo. C'è chi aveva riposto la chitarra nella custodia la sera prima ed il giorno dopo, aprendo la custodia, ha trovato il tailpiece distrutto. C'è chi aveva messo in custodia la chitarra e lasciata là per un mese e poi ha scoperto, ritirandola fuori, una vera e propria "esplosione" del "R". Un chitarrista ha avuto la rottura del "R" mentre suonava e per un pelo le 12 corde, letteralmente esplose, non lo hanno sfigurato nel volto. Insomma sembra che l'uso o il prolungato riposo non siano fattori determinanti a scatenare questo fenomeno. 

C'è chi ha avuto una rottura del tailpiece improvvisa, c'è chi invece aveva notato delle lesioni, scheggiature e fratture sulla "R" prima della rottura.
 
Inoltre  sembrerebbe che i tailpiece "R" neri siano più facilmente soggetti a rottura rispetto a quelli cromati. 

Da quello che ho potuto capire, i modelli più soggetti a questo tipo di danno sono ovviamente quelli un po' più vecchi (suppongo per usura naturale dovuta all'età). Non mancano però episodi che interessano chitarre relativamente nuove. In particolare sembrano più soggetti a rottura i modelli fine anni '80-anni '90. Ce ne sono alcuni poi dei primi anni 2000. Dopo sembra che vengano riportati meno episodi. I modelli con 12 corde sembrerebbero più interessati da questo problema anche in considerazione della forza di tiraggio considerevolmente maggiore rispetto ad una sei corde. Questi dati devono essere presi ovviamente con le molle: possono dire tutto, ma possono anche non dire niente o magari dire poco.

Ho  notato poi che è stato ammesso (non so se ufficilamente dal costruttore) che effettivamente i tailpiece "R" neri erano più delicati a causa del processo di lavorazione: non credo infatti che siano più in produzione. Sembrerebbe poi che (anche in questo caso non so bene se per ammissione del costruttore o meno) i "R" tailpiece di ultima generazione siano di qualità costruttiva decisamente più robusta che in passato.

Che conclusioni trarre da questa discussione?

La prima cosa che posso dire è che il problema certamente esiste o, spero, si è posto in passato e, torno a sperare, ora sembrerebbe risolto.  Comunque il problema esiste e può presentarsi. Ed è una gigantesca rottura di scatole!

Non è possibile capire, almeno per me è molto difficile, la dimensione statistica di questo problema. Sono pochi casi isolati? Si tratta di alcuni modelli di alcune annate? Quanto è frequente questa rottura? E' un fatto inevitabile? Bisogna aspettarsi prima o poi l'esplosione del "R" tailpiece?

Se uno va a vedere in rete, si trova una casistica molto varia: ci sono chitarristi che hanno modelli da 50 anni in perfette condizioni - mai accaduto nulla del genere. Allo stesso modo moltissimi possessori di Rickenbacker non hanno mai avuto problemi di questo o di alcun genere.

Che comunque il tailpiece "R" sia piuttosto delicato, anche al confronto con il "trapeze" questo mi sembra abbastanza acclarato.  Sulla base di quanto detto cosa posso suggerire?

C'è qualcuno che usa il tailpiece "R" come un Bigsby, come una leva da vibrato: direi che è una cosa da evitare tassativamente.

Se notate improvvise lesioni sul "R" tailpiece bisogna stare in guardia perchè vuol dire che si sta probabilmente per rompere.  E sono dolori.

Se dovete acquistare una chitarra Ric (sia che sia nuova, ma soprattutto se usata ) che monta il tailpiece "R" (soprattutto se è una 12 corde) verificare sempre il suo stato: se ci sono graffi, fratture o cose strane, lasciare perdere o chiedere uno sconto molto sostanzioso. 

Riporre sempre la chitarra con molta cura: evitare colpi. Evitare di appoggiare sopra la custodia pesi che possano stressare il tendicorde a "R".

Prestare moltissima attenzione quando si cambiano le corde, in particolare se si tratta di una 12 corde. Variazioni improvvise di tensione possono stressare il tailpiece che, se fosse danneggiato o particolarmente delicato, si potrebbe rompere. In qualche caso addirittura, a seguito della rottura di una o più corde, qualcuno ha riportato che il tailpiece "R" è penetrato nel corpo chitarra lesionando il legno, anche inclinandosi su un lato. Cose da pazzi!!! 

Quindi, quando si cambiano le corde (soprattutto se due o più corde) cercate sempre di mantenere uniforme la forza di trazione. Fate il possibile ovvio! A maggior ragione questa accortezza deve essere seguita quando si cambiano tutte le corde. Mantenere una trazione costante, non squilibrata da una parte o dall'altra: cercate di cambiare la corde laterali e poi procedere con quelle centrali per esempio.

Si può cambiare il tailpiece "R"? Certo che si può. I rivenditori ufficiali (generalmente negli USA) lo vendono per cifre non proprio economiche.  Purtroppo è un ricambio che costa assai (verificare i costi aggiornati in rete). Soprattutto pretendono che venga restituito il pezzo rotto (spedizione a spese del povero cliente): sembra che serva per scoraggiare il commercio dei pezzi di ricambio o il montaggio su repliche. Insomma, non è una cosa semplicissima e gradevole.

Qualcuno suggerisce di sostituire il tailpiece "R" con il trapeze per "tagliare la testa al toro". In linea teorica ciò non è possibile perchè i due tailpiece hanno punti di avvitamento sul corpo della chitarra differenti (figurarsi!).  E chi si mette a bucare con un trapano il corpo di una Rickenbacker?!?!? Non scherziamo...
E' tuttavia possibile acquistare un kit che permette di adattare il trapeze ai buchi del tailpiece "R", però non so dove si possa acquistare.

A questo punto mi piacerebbe sapere se chitarristi Rickenbacker italiani hanno esperienza di qualcosa di simile. Altrettanto utili sono suggerimenti, indicazioni, consigli in proposito.

Comunque cerchiamo di essere sempre vigili....

martedì 3 marzo 2015

Cambiare le corde

Sicuramente una delle operazioni più complesse sulla Rickenbacker 360/12 coinvolge il problema della sostituzione delle corde. Ho notato su molti forum che questo aspetto rappresenta una delle questioni più controverse: la maggior parte dei chitarristi possessori di questa chitarra temono come la peste il momento in cui bisogna sostituire le corde.

Per il momento io vivo con le corde montate di serie, ma, prima o poi mi dovrò confrontare con questa questione. Eh, non si scappa...

In rete si trovano molti video che illustrano come procedere. E' importante fare riferimento ad una guida perchè in effetti non solo è un'operazione lunga , noisa e complicata (sono alla fine 12 corde e 12 corde sono tante), ma proprio per la complicatezza della cosa è molto facile fare degli errori che possono allungare in modo esponenziale un'operazione già di per sè non proprio breve ed immediata.

Penso che sia quindi utile seguire i consigli di chi ha già una certa eseprienza con la sostituzione delle corde. Certo, io credo e spero vivamente, che la sostituzione di una sola, singola corda non comporti problemi particolari (come per esempio nel caso di rottura durante una prova o una perfomance live). Nel caso contrario ci troveremo di fronte ad un incubo...

Scherzi a parte (e quando si tratta di cambiare le corde non si scherza), penso che per la sostituzione delle corde sulla Rick 360/12 serva, come in altre occasioni, una buona dose di esperienza. Anche questo spiega perchè i ragazzetti e le ragazzette non suonano una Rickenbacker 360/12....

Allego questo video che mi sembra di una certa utilità. Anche se in inglese, si capisce molto bene cosa fare e cosa non fare. Se poi uno capisce l'inglese, meglio ancora... Imparate l'inglese!!!

Ovviamente chiunque, con esperienza e storia personale adeguata, avesse qualche suggerimento o consiglio da condividere sarò ben lieto di presentarlo in questa sede. 

Lo stesso naturalmente farò io quando e se mi troverò ad affrontare questa ciclopica sfida esistenziale...


mercoledì 18 febbraio 2015

La Custodia

La questione della custodia non è cosa da sottovalutare mai. Questo perchè soprattutto quando si spendono molti soldi per comprare una chitarra, di fatto affidiamo a questo importante accessorio la protezione del nostro costoso strumento. Questo vale per tutte le chitarre. Ma vale in particolar modo per le chitarre Rickenbacker in generale e per la Rick 360/12 in particolare. Il motivo è semplice: le Rickenbacker sono chitarre generalmente costose e sono anche chitarre piuttosto delicate. In breve la custodia non è un accessorio da due soldi, ma deve essere di una qualità pari, se non superiore, allo strumento che deve proteggere sia quando conserviamo la chitarra a casa, sia quando la portiamo in giro (ad esempio per le prove) sia, e soprattutto, quando si va a suonare da qualche parte dal vivo in un locale.

La custodia ci deve insomma far stare tranquilli.


La Rick 360/12 viene fornita con la sua custodia standard. Sia che la si compri nuova che usata bisogna pretendere di avere anche la custodia perchè si tratta di un accessorio che, se comprato a parte, costa un bel po' di quattrini. Non si azzardi il mercante di strumenti di vendere la custodia a parte: oltretutto non è una cosa seria...

La custodia Rickenbacker standard per la 360/12 si presenta piuttosto elegante con la sua tinta nera ed il logo "Ric" che spicca in giallo: all'interno si può notare la doppia sagoma per la 330 e per la 360. La chitarra calza a pennello: questo vuol dire che lo strumento al suo interno non "sciacqua". Nelle custodie non orginali c'è il rischio che la sagoma per la chitarra non sia perfetta e se lo strumento si muove (cioè "sciacqua") all'interno della custodia si potrebbe rovinare. Morale: mai risparmiare sulla custodia!

Vi sono poi due vani dove si possono riporre gli altri oggettini che uno si porta dietro di solito: cinghia, attrezzi, panno di ordinanza, istruzioni, scatolina con i plettri, istruzioni, apribottiglie, ecc... ecc...

Essendo la chitarra piuttosto grande (larga e lunga) la custodia è altrettanto ingombrante: stiparla a casa non è uno scherzo. Bisogna trovarle un posto adeguato tenendo in considerazione anche che la chitarra e la custodia non si possono piazzare in un posto qualunque ma devono stare la riparo in primo luogo dell'umidità (cosa che ammazza tutte le chitarre) e dalle manacce dei profani (altra cosa che ammazza le chitarre). Anche quando si porta in giro, l'ingombro della custodia non è irrilevante: deve entrare in macchina, devi portartela in giro, pesa, sbatte da tutte le parti. Non è ovviamente un problema colossale, ma è una cosa che va tenuta presente.

La custodia standard è pertanto piuttosto bella, ma, devo segnalare, mi sembra un po' delicatina e non proprio il massimo in termini di robustezza generale (rivestimento, cardini, maniglia, cerniere, ecc...) soprattutto al confronto con custodie di chitarre di livello simile. Posseggo una Fender Telecaster American Standard che ho acquistato con la sua custodia d'ordinanza (non una vintage di super livello da custom shop). Ebbene questa custodia praticamente è indistruttibile: in teoria (ripeto in teoria: non fatelo a casa!!!) ci si potrebbe saltare sopra senza arrecare alcun danno allo strumento: con le sue sagomature e rinforzi in pratica permette lo spostamento anche in condizioni difficili (es. bagagliaio pieno di strumenti, amplificatori e cavoli vari che si ribaltano e si mettono tutti sottosopra alla prima curva).

Ebbene, non posso dire lo stesso di questa custodia Rickenbacker: direi che ci vuole una bella dose di prudenza, cosa che suggerisco a tutti i possessori di chitarra+custodia standard Rickenbacker. Non bisogna fare eccessivo affidamento sulla capacità di sopportazione da questa custodia di peso eccessivo, urti, botte e sovrapposizione di pesi. Oltre alla chitarra ed al minimo indispenbile, al suo interno non ci metterei neinte soprattutto se pesa (pedali, trasformatori, capotasto di piombo, slider in peltro, bottiglie o lattine di birra piene, testi delle canzoni, un serpaio di jack, adattatori, plettri di ghisa, ecc...). Già con la sola chitarra e le sue quattro cavolatine (cinghia, attrezzini, ecc...) quando la si tira su si nota come il profilo superiore dove è fissata la maniglia si deformi: leggermente, ma si deforma verso l'alto e non è una gran bella cosa...
 
Bisogna starci molto attenti, sennò la chitarra sicuramente ne risentirà.


Esiste poi una versione "vintage" della custodia Rickenbacker. Accessorio decisamente molto elegante (e beatlesiano direi) di cui però so piuttosto poco perchè, francamente, non ne ho mai vista una dal vivo. A tale proposito non saprei dire se qualitativamente (in termini soprattutto di robustezza, sicurezza ed affidabilità) questa custodia vintage sia migliore o meno di quella standard. Di certo ho la vaga impressione che costi di più, un bel po' di più. Pertanto se uno decidesse di spendere un po' di soldi per la custodia dal look più bello perchè vintage si dovrebbe accertare che anche la qualità corrisponda all'esborso maggiore di denaro. Sennò dell'estetica ci frega pochino (anche perchè, come detto, la custodia standard è già belloccia di suo...)

martedì 27 gennaio 2015

La 5a manopola

La Rickenbacker 360/12 è dotata, come altri modelli di chitarre Rick, di 5 manopole. Le 4 manopole principali più grandi servono per regolare, come in tutte le altre chitarre, i volumi ed i toni dei due magneti. Fin qui nulla di particolare. Solo che, guarda un po', da una parte sbuca una 5a manopola più piccola. A cosa serve? Come si usa?

Se uno dà uno sguardo in rete trova una discreta serie di interpretazioni, usi, funzionalità.

Credo che la cosa migliore sia riportare la traduzione delle istruzioni che la casa costruttrice fornisce nel libretto di uso e manutenzione della chitarra.

"Molte chitarre Rickenbacker sono realizzate con una quinta manopola avendo a disposizione una capacità di regolazione di tono extra. 

Utilizzando questo controllo per regolare il volume del pickup basso in relazione con una pre regolata impostazione del volume principale del pickup alti è possibile impostare il tono che userete più spessoOppure può funzionare come un controllo per l'equalizzazione bassi/alti.

Per utilizzare la quinta manopola come un equalizzatore del volume del pickup basso,  per prima cosa porre i controlli di tono e volume al massimo (girandoli in senso orario). Quindi, spostare il selettore pickup sulla posizione per quello degli alti (ponte) e impostare l'amplificatore al suono desiderato. Ora, spostate il selettore pickup su quello dei bassi (manico). La quinta manopola ora può essere regolata in modo da portare il suono ritmico ad un volume compatibile con quello già selezionato per il volume principale.

Per utilizzare la quinta manopola in posizione set, per prima cosa portare volumi e toni al massimo  e spostare il selettore di pickup al posizione centrale. Ora regolare l'amplificatore sul volume ed i toni desiderati. Quindi, regolare la manopola del tono sulla chitarra fino a quando
viene raggiunto il tono che sarà
essere utilizzato più di frequente e lasciarlo in quella posizione. Dopo che la manopola piccola è stata impostata, il selettore pickup può essere spostato per il massimo degli alti o per il massimo dei bassi. Il volume variabile ed i controllidi tono su amplificatore o sullo strumento possono ora essere spostato al volume desiderato e alle impostazioni di tono desiderate.
 
Per utilizzare la manopola del quinto come controllo si compensazione, pre prima cosa mettere volumi e toni al massimo e spostare il selettore di pickup nella posizione centrale. Spostare il controllo per i toni bassi sullo strumento alla sua massima posizione in senso antiorario, e impostare i controlli di volume e tono sull'amplificatore alle loro posizioni desiderate. Ora, con gli alti al massimo e i bassi al minimo, la 5 manopola  può essere utilizzata come equalizzatore, spostando lo strumento attraverso l'intera gamma tonale senza regolare l'amplificatore."


Tutto chiaro? No? Strano! Eppure è tutto molto chiaro! Ovviamente scherzo!!!

Attenzione non è un problema di traduzione. Il problema è che proprio non si capisce niente. Almeno io non ci capisco niente.  A questo punto l'unica cosa che può venire in aiuto è l'esperienza ed un poco di pratica. 

Quello che posso aver compreso io suonando questa chitarra ore e ore è che mettendo il selettore dei pick up al centro (attivando cioè entrambi i magneti) con la 5a manopola è possibile bilanciare i due magneti senza toccare i volumi principali. In questo modo è possible regolare la timbrica della chitarra in un modo relativamente semplice dando la prevalenza ad uno o all'altro magnete. Se uno poi vuole fare qualcosa di utleriormente più sofisticato si può agire sui volumi dei magneti (ed anche sui toni, perchè no?) individuare un certo tipo di suono che ci aggrada e poi con la 5a manopola raffinare ulteriormente la timbrica.

Morale della favola. Bisogna sperimentare e fare esperienza personale. Provare e riprovare. Vedrete che prima o poi non solo si viene a capo della faccenda ma è possible scoprire funzionalità e timbriche che magari uno nemmeno si immagina.

Certo questa chitarra, lo ribadisco, è una bestia non facile da addomesticare....

martedì 7 ottobre 2014

L' Amplificatore

Un aspetto molto importante, e quindi da non sottovalutare assolutamente, è il ruolo dell'amplificatore. In termini generali bisogna ricordare, soprattutto alla chitarrista e al chitarrista meno esperto, che un buon amplificatore è in grado di rendere una chitarra mediocre uno strumento tutto sommato accettabile, mentre un amplificatore mediocre è di fatto capace di trasformare un'ottima chitarra in un cesso (tanto per usare dei termini da conservatorio...).

Insomma qualora si intedesse acquistare una chitarra di un certo livello è quantomeno indispensabile dotarsi di un amplificatore non solo di un livello altrettanto elevato ma che sia al contempo capace di "dialogare" in modo ottimale con lo strumento. Il chitarrista esperto probabilmente capirà cosa intendo per "dialogare": chitarre ed amplificatori (lo stesso si potrebbe dire anche per i bassi) si devono "acchiappare" perchè non è mai e poi mai vero che un amplificatore vale l'altro, anche se si tratta di "signori amplificatori".

Se questo è valido per tutte le chitarre di un certo livello, devo dire che è ancor più valido nel caso in cui si debba amplificare niente po' po' di meno che una Rickenbacker 360/12. Questo perchè:
a) abbiamo a che fare con una dodici corde
b) abbiamo a che fare con una dodici corde avente un suono ed una timbrica particolare.


Se uno si fa un giro in Internet noterà che molto di frequente questa chitarra viene accoppiata ad un Vox AC15 o (per chi se lo può permettere) un Vox AC30. L'accoppiamento viene fatto in prima battuta per una ragione, diciamo così, "romantica": una chitarra tipicamente beatlesiana come la Rickenbacker viene amplificata dall'amplificatore Beatles per antonomasia, ovvero un Vox. Ma non c'è solo una ragione affettiva: il Vox AC15 o il Vox AC30 sono due eccellenti amplificatori valvolari capaci realmente da un lato di esaltare il suono della Rickenbacker 360/12 e dall'altro di rendere in modo ottimale il "ginglegiangle" di questo strumento senza farlo diventare uno "sdragadanghete" troppo metallico.

Nota: abbiate pazienza per come mi esprimo, ma questo linguaggio onomatopeico mi sembra quello più adatto in casi come questi.

Ma torniamo a noi. 

La scelta di un classico amplificatore Vox valvolare è quindi giustificata dal fatto che una chitarra del genere ha veramente bisogno di un buon amplificatore valvolare. Gli amplificatori a transistor, parlo con specifico riguardo a questa chitarra così particolare, fanno uscire il suono della Rick 360/12 decisamente piatto e freddo: ci vuole il suono caldo delle vecchie e care valvole. Il grosso problema dei Vox valvolari classici come gli AC30 e AC15 è che costicchiano e soprattutto pesano come dei macigni!

Questo ultimo aspetto non deve essere mai sottovalutato. Soprattutto quando a strimpellare è il musicista diventato, con il passare dei decenni, "vintage" come la chitarra che suona, e magari deve fare qualche seratina in giro, accollarsi un amplificatore pesante come un bulldozer può essere un problema non indifferente. Carica la strumentazione in macchina, scarica e monta il tutto, suona per 4 o 5 ore, rismonta tutto, ricarica tutto in macchina (intanto sei a pezzi per la serata appena trascorsa...), riporta tutto indietro e riscarica tutto in sala prove... Ebbè, signori e signore, in queste condizioni l'età si fa sentire e se un amplificatore pesa 40kg allora tutto diventa un grosso problema. Inoltre, già suonare in giro per locali non è un'impresa molto remunerativa (anzi!), il pericolo è dover pagare dei camalli genovesi per fare tutto il lavoro di fatica! Mi dispiace, "nun se può fà"!

Del resto, ha senso comprarsi un mega amplificatore valvolare per suonarci solo dentro casa? O sono in grado di portarmelo appresso o nisba! Almeno io la penso così...

Quindi pensate a tutto questo quando si tratta di acquistare il valvolare per amplificare la Rick 360/12.

E io come faccio?


Ebbene, come ho già anticipato in un altro post, il mio fedele compagno di amplificazione è un piccolo, ma potente ed efficientissimo, Egnater Tweaker 40/112. Si tratta di un combo valvolare Egnater dal peso accettabile (intorno ai 26 kg) e dal prezzo non esagerato (anche se non sono sicuro che faccia ancora parte del catalogo dell'Egnater...).

Leggero, dalle dimensioni contenute e munito di due canali, questo combo valvolare da 40 watt (che avevo acquistato precedentemente alla Rickenbacker) si è dimostrato decisamente all'altezza della situazione grazie anche al bel cono Celestion in dotazione. Ottimi i suoni e la distorsione valvolare ottenibile agendo sulla manopola del gain. L'amplificatore non è dotato di riverbero.

Questo amplificatore è piuttosto belloccio anche per la sua veste marcatamente "vintage": è dotato di numerosi controlli che permettono di calibrare con una certa precisione il suono alla chitarra. 

In alcuni casi devo anzi dire che i controlli possono apparire anche troppi: ci sono molte levette e selettori: la ricerca del suono corretto richiede quindi del tempo che, secondo me, è bene dedicare alla definizione del suono.



Un selettore interessante, visto che ne ho appena parlato, è quello che consente a questo amplificatore di darsi una conformazione USA, British o AC (dove AC è la sigla degli amplificatori Vox di cui sopra). E' ovvio che questo amplificatore non potrà mai suonare come un Vox AC qualcosa, ma ci va abbastanza vicino.

Riassumendo: sono stato molto fortunato che l'unione Rickenbacker 360/12 - Egnater sia riuscita perchè l'ampli l'avevo acquistato prima della chitarra.  I tanti controlli, levette e selettori possono a prima vista, complicare la vita, ma penso siano stati il motivo per cui questo amplificatore si è ben adattato ad una chitarra non facilissima da settare come la Rick 360/12. Pesa poco, è piccolo, suona bene, presenta molte combinazioni di suoni, ha degli ottimi bassi che rendono la Rick decisamente molto calda (e non gelida come altri ampli non solo a transistor, ma anche valvolari). Bisogna però munirsi di un buon riverbero, perchè non è presente nell'amplificatore.

Insomma: occhio all'amplificatore. Non fate i taccagni su un elemento così importante. E comunque non accontentatevi, perdeteci un po' di tempo per accoppiare efficacemente chitarra ed ampli ed ottenere dei risultati ottimali.

Su questo link trovate la scheda tecnica dell'Egnater Tweaker 40/112

Eccolo in prova con questo video di Rock Garage.