lunedì 16 luglio 2018

Una questione di cinghie

Una chitarra molto vintage come la Rickenbacker 360/12, ma lo stesso vale per la Rickenbacker 660, necessita di accessori altrettanto vintage. Non fa eccezione quindi la scelta della cinghia o strap in inglese.

Come ho scritto in un post precedente, gli strap buttons (punti di aggancio della cinghia) di queste chitarre sono molto old-style: quindi piuttosto piccoli. La cinghia quindi deve in qualche modo adattarsi a questi affaretti tenuto conto che anche gli stessi ferma cinghia (un accessorio molto importante se si vuole evitare che la chitarra crolli per terra mentre si suona) devono potersi adattare a queste dimensioni più piccole.

La scelta della cinghia pertanto può diventare una faccenda in un certo qual modo intrigante se si vuole mantenere la linea vintage dello strumento. A tale proposito la scelta sulla cinghia in stile anni 60, magari un po' beat, diventa un'opzione obbligata. Questa cinghia è piuttosto stretta con un cuscinetto scorrevole imbottito di rinforzo salva spalla.
 
Per capire di cosa sto parlando basta osservare qualche fotografia dei Beatles dell'epoca...




Ma anche di Pete Townshend degli Who...




 O anche Roger McGuinn degli Byrds.


Insomma non so se mi sono spiegato.

La Rickenbacker ovviamente commercializza queste cinghie con sopra stampato il marchio "Rickenbacker" in colore marrone e nero. I puristi si possono rivolgere all'e-shop per l'acquisto e la relativa spedizione dagli USA. Ovviamente queste cinghie costicchiano: sono di pelle e hanno il marchio originale.

Per chi, come il sottoscritto, si accontenta di qualcosa di valido, ma non necessariamente "original", esistono interessanti alternative: sempre di buona qualità ma dal prezzo decisamente più contentuto. Io personalmente ho rimediato un paio di cinghie della Gaucho che sono praticamente uguali alle Rickenbacker ma costano meno: molto meno. Sono in vera pelle e sono in tutto e per tutto identiche alla cinghie anni '60. La qualità è decisamente molto buona: sono molto resistenti e si adattano alla perfezione ai piroletti delle Rickenbacker. Ne ho prese due: una nera per la Rickenbacker 360/12 e una marrone per la Rickenbacker 66.


La chitarra acquista un tono molto ganzo e vintage con una spesa decisamente abbordabile. Oltrettutto sono molto comode e fanno molto bene il loro lavoro: e io sono molto soddisfatto dell'acquisto.

 



martedì 19 giugno 2018

Gli strap buttons

Gli strap buttons sono i supporti dove si infila, tramite apposite asole, la cinghia reggi chitarra. Francamente non mi viene in mente al momento un termine in italiano: freschetti reggi-cinghia, supporti della cinghia, reggitori, ecc... ecc... Comunque penso che si sia capito di cosa sto parlando.

La Rickenbacker 360/12 ha, come tutte le chitarre elettriche che si rispettino, due strap buttons: in questa chitarra devo dire che hanno un look molto vintage. Sono quindi molto semplici nella loro fattura ma sono anche piuttosto piccolini rispetto a quelli di molte altre chitarre.





Questo significa che quando si mette la cinghia bisogna fare molta attenzione che non si sfili accidentalmente, cosa che oltre che essere imbarazzante (specie se si suona dal vivo) può essere molto pericolosa per l'incolumità dello strumento. Non bisogna poi dimenticare che la 360/12 è una chitarra abbastanza pesante e questi due supporti devono fare al meglio il loro lavoro.

Per ovviare a tale spicevole potenziale inconveniente vi sono due strade: la prima è munirsi di una coppia di strap-lockers. Sono degli affari che praticamente bloccano la cinghia allo strap ed impediscono che si sfili. Ma attenzione: come ho scritto prima gli strap della 360/12 sono piccoli. Quindi bisogna prendere quelli della misura giusta: per la Ric 360/12 se ne trovano in commercio (ma qui non approfondisco per non fare pubblicità).

L'altra via è quella di dotarsi di cinghie con le asole strettine e piccoline. Se ne trovano in giro: soprattutto quelle che hanno un look molto vintage. Sono rognosette da infilare e sfilare (asole piccole, cuoio duro, spazi di manovra minimi, parolacce comprese nel prezzo della cinghia) però una volta messe non si levano tanto facilmente. Insomma fanno il loro lavoro e secondo me sono anche piuttosto belline. Magari ne parlerò in un prossimo post.

lunedì 9 aprile 2018

La teoria del plettro camaleontico



Talvolta capitano delle cose veramente inspiegabili o che comunque sono di difficile spiegazione e interpretazione. Una di queste interessa un piccolo oggetto molto comune per chi, come il sottoscritto, ha la ventura di suonare la chitarra: il plettro.

Il plettro è un oggetto molto personale che il chitarrista di solito sceglie con una certa cura. Vi è un'attenzione per lo spessore, la flessibilità, la qualità costruttiva, l'affidabilità e, perchè no, anche l'aspetto estetico. Insomma il chitarrista tiene al suo plettro

Date però le ridotte dimensioni, il plettro può sfuggire di mano e ahimè cadere in terra. Quando si suona dal vivo infatti bisogna sempre avere  a portata di mano infatti dei sostituti perchè non si sa mai.

Nel mio caso personale, il plettro cadendo tende ad assumere una specie di "vita propria": cade in terra ed inesorabilmente sparisce, svanisce, si volatilizza. Nonostante sia piatto, con uno spessore di pochi millimetri, il plettro è capace di effettuare delle capriole e delle giravolte più appropriate ad un oggetto sferico. A tuttora non riesco ancora a capire come ciò sia possibile... Inoltre il plettro molto di rado mi cade davanti ai piedi, ma finisce non solo lontano, ma sempre "sotto qualcosa". Come ciò sia possibile per me è un mistero... Sembra che il plettro voglia fuggire, nascondersi, sentirsi libero di andare chissà dove...

Ho notato poi un versante cromatico della faccenda. Il plettro tende sempre a cadere in un punto avente il suo stesso colore. Se il plettro è bianco, finirà molto probabilmente su una parte del pavimento bianca. Se è nero, idem. Il plettro sembra attratto dal suo stesso colore. Per sopperire a questo problema ho pensato di portarmi una serie di plettri dai colori diversi: verifico il colore del pavimento e scelgo il plettro dal colore di maggiore contrasto. Se quindi il pavimento è nero scelgo il plettro bianco e viceversa. Tutto inutile: il plettro riesce sempre a fregarmi. Se il pavimento è scuro il mio plettro chiaro finirà immancabilmente nell'unico punto chiaro (anche distante svariate centinaia di metri per la proprietà "ruzzolativa" di cui sopra) del pavimento per mimetizzarsi completamente e sparire alla mia vista. Dopo alcuni tristi episodi di questo genere, ormai ho capito e lo vado a cercare solo nei luoghi del suo stesso colore... E comunque anche lì non sempre riesco a trovarlo. Ma dove cavolo finisce?

Addirittura ho cominciato a scegliere plettri dal colore fosforescente o comunque molto appariscenti (con scritte vistose, arzigogoli et similia) o di color evidenziatore. Tutto inutile: il plettro giallo fosforescente riesce a trovare, non si sa bene come, ampie superfici piane di colore giallo fosforescente dove cadere e sparire per sempre alla mia vista. Se il plettro è pieno di ghirigori vistosi finirà da qualche parte perso in un mare di altrettanti ghirigori identici al suo...

La lotta contro il plettro camaleontico continua tuttora e non di rado è possibile vedermi (sia in sala prove o dopo una serata) carponi per terra, magari insieme a qualche volenteroso della mia band, a imprecare e cercare a tastoni quel maledettissimo plettro della malora!!!!! (cui oltretutto tengo tanto...)

martedì 13 marzo 2018

Il Ponte - Bridge


Se c'è una componente abbastanza delicata e tutto sommatonon proprio semplicissima da gestire su una Rickenbacker 360/12 quella è senza dubbio il ponte (bridge). Si tratta di un elemento fondamentale che determina notevolmente l'intonazione complessiva della chitarra e contribuisce in modo determinante alla regolazione dell'action (altezza delle corde). Insomma influenza parecchio la suonabilità di questo strumento

Il ponte della 360/12 (come in altri modelli Rickenbacker) è protetto da una placca metallica che impedisce intrusioni, slittamenti, impicci e imbrogli vari. Sembra una stupidaggine ma questa piccola placca ha un ruolo protettivo fondamentale. Il ponte standard della 360/12 è composto da sei selle (saddles) su cui è adagiata una coppia di corde su due piccole scanalature parallele. Questo vuol dire che il ponte standard della 360/12 prevede l'azione sul ponte per ogni coppia di corde. Esiste poi un ponte premium che invece è composto da 12 selle: ciò significa che ciascuna corda ha la sua gestione indipendente.



Ogni sella (come già detto è per coppia di corde nel ponte standard) permette la regolazione fine dell'intonazione delle corde. La 360/12 esce con la regolazione di fabbrica del ponte sulla base delle carattersitche delle corde Rickenbacker montate di serie su questa chitarra. Se si cambiano le corde (verificare sempre di aver fatto passare correttamente la corda nella scanalatura) montando corde di gauge diverso o se per qualsiasi motivo il pitch diventa troppo tirato o piatto si può intervenire agendo sulle viti (usare la chiave in dotazione please) che si trovano dietro il ponte. Questa è un'operazione abbastanza delicata e consiglio di allentare un po' le corde in questione per non danneggiarle quando si fa questa regolazione per poi ritenderla a regolazione dell'intonazione completata. 

L'operazione può essere abbastanza lunga per un ponte a 6 selle: per quello a 12 può diventare ancora più sofisticata...

L'action delle corde può essere regolata agendo (con la chiave in dotazione) sulle quattro viti che si trovano ai lati del bridge. Il ponte si alza (e quindi si alzano le corde) girando le 4 viti in senso orario. L'action si abbassa se si girano le 4 viti in senso antiorario.

Non sono insomma operazioni particolarmente difficili da fare: restano però interventi sempre piuttosto delicati che vanno fatti con cautela e quando necessario per non danneggiare le corde e la stessa chitarra. C'è anche da dire che uno se ne accorge subito quando bisogna intervenire...

martedì 6 marzo 2018

Eddie Vedder e la Rickenbacker 360/12 agli Oscar 2018

Eddie Vedder dei Pearl Jam ha cantato la canzone di Tom Petty "Room at the Top" con una Rickenbacker 360/12 durante la celebrazione "In Memoriam" agli Oscar 2018.

Un'esecuzione emozionante di un brano bellissimo con il classico sound di questa fantastica chitarra per celebrare un momento così toccante della cerimonia degli Oscar. Un importante tributo inoltre al grande Tom Petty.


lunedì 29 gennaio 2018

Vox amPlug 2 AC30 Guitar Headphone Amp

Per Natale ho deciso di farmi un piccolo regalo: nel caso specifico è proprio il caso di dirlo. 

Nella mia battaglia contro roba ingombrante e pesantissima (la mia età e soprattutto la mia schiena non sono più tanto d'accordo con pesi extra-large e roba di dimensioni notevoli) questo piccolo oggetto che andrò a presentare in questo post rientra a pieno titolo fra i cavalli di battaglia. 

Essendo un amante sfegatato del Rickenbacker-sound il mio sogno nella cassapunka è senza tema di smentita l'amplificatore Vox AC30. Si tratta però un un dispositivo che cozza decisamente contro gli assunti di cui sopra: peso considerevole (ha due manici: ci sarà un motivo!!!) ed ingombro non indifferente. 

Ecco che allora appare all'orizzonte questo simpatico sfizio: Vox amPlug 2 AC30 Guitar Headphone Amp. 



Di cosa si tratta? Questo affaretto è un micro amplificatore che si infila nel jack della chitarra e che dispone di un'uscita per la cuffia. Tutto qui. 

Le sue caratteristiche principali sono:
  • dimensioni molto ridotte
  • un jack direzionabile che ruota e che permette di infilare 'sto coso in tutte le chitarre e chitarrette
  • una manopola per il volume, una per i toni, una per il gain
  • effetto tremolo, delay, chorus, riverbero
  • aux input 

Come suona?
Se si dispone di una buona cuffia o di un auricolare di buon livello la resa è ottima: al limite dell'incredibile. La Ric 360/12 suona che è una meraviglia. Idem la Ric 660. Ottimi risultati li ottenuti con tutte le mie chitarre. 

E' ovvio che stiamo parlando di un cosettino che funge da amplificatore per cuffia: quindi bisogna capire bene di cosa stiamo parlando ma il suono è decisamente bello. Non c'è che dire.

Il suo uso è più che evidente: se si vuole fare una strimpellata al volo, magari senza rompere le scatole a chi ci sta nelle più immediate vicinanze (dipende dal volume con cui uno solitamente suona: quindi il bacino delle nostre vittime può essere molto esteso) questo micro amp da cuffia è indicatissimo.

Io lo tengo in cucina con attaccata una cuffia Sony di alcuni secoli fa (che però suona molto bene) e la mia vecchia Yamaha a portata di mano appesa da una parte insieme a pentole e padelle: se mi vengono le fregole il gioco è fatto. Magari torno tardi dal lavoro e non ho voglia di accendere mille cavoli e aspettare che le valvole dell'ampli arrivino a temperatura, per farmi una suonata al volo, ecco che il mio Ac30 è lì pronto: zac, il gioco è fatto. 

Sto anche pensando di portarmelo al lavoro con tutta la Yamaha: così, tanto per farmi licenziare...

Tutto molto fico: davvero molto fico. E per poche decine di Eurozzz....


lunedì 18 dicembre 2017

Moog Minifooger Analog Delay

Come ho avuto modo di scrivere in un mio recente post, mi sono sbarazzato a malincuore del mio piccolo, ma pesantissimo ampli per bass Ashdown che ho sostituito con un più muscoloso e leggero Markbass. 

Lo smaltimento del pesante Ashdown ha implicato una forma di permuta: la sua valutazione presso un bel negozio di strumenti musicali, dove ogni tanto mi servo, è stata effettuata con la scalatura sul prezzo d'acquisto di un altro prodotto.

Mi sono quindi messo a provare qualche pedaletto qua e là finchè non mi sono imbattuto in questo Moog Minifooger Analog Delay. In realtà lì per lì non ero proprio interessato ad un delay, dato che già posseggo un Electro Harmonix che il suo sporco lavoro lo fa più che dignitosamente. Solo che appena l'ho provato mi sono detto: "cacchio! Devo averlo!" E, come sempre in questi casi, l'ho acchiappato senza indugi.

Il pedale si presenta molto solido nella fattura, ben costruito, robusto, razionale, di uso semplice ed immediato (cosa molto importante per un mezzo deficiente e mezzo cecato come il sottoscritto). Il design è belloccio e la cosa non guasta. Si tratta poi di un true bypass: quindi se spento non altera la catena degli effetti in alcun modo. Ha anche un ingresso per un pedale d'espressione. Evvai!

Si tratta di un effetto delay analogico classico con le sue belle manopolozze cicciotte e di sostanza (che oltretutto mi ricordano quelle della Ric 360/12!!!) per regolare il tempo, il feedback, il mix con il suono pulito e una manopola per il drive che incattivisce il suono (torna utile alla bisogna). Ronzii, fruscii e venticelli sono pari a zero: questo lo rende certamente più affidabile dell'Electro Harmonix (il Memory Boy De Luxe un po' di fruscio lo fa... ma che ci vuoi fare?)

Insomma: è veramente un gran bel delay. Ineccepibile. Promosso

La caratteristica però di questo effetto delay secondo me è che "arricchisce" il suono: rende il suono della chitarra più caldo e più pieno. Sarà un'impressione allucinatoria mia, ma sembra come se  aumentasse la presenza del suono. E questo risultato si percepisce anche limitando al minimo la presenza dell'effetto delay vero e proprio. 

La resa migliore l'ho ottenuta proprio con la Rickenbacker 360/12 che è una chitarra che tende ad avere un suono molto squillante e talvolta anche un po' metallico. Con questo pedale il sound è più caldo e pieno, diventa un po' più tridimensionale, e la freddezza metallica del suono si attenua decisamente. Eccellente la resa anche con la Ric 660 grazie all'estensione del sustain. Con la Tele poi è una goduria...

Al momento quindi questo Moog l'ho inserito fisso nella linea send-return dell'ampli (insieme all'Holy Grail): praticamente ho l'effetto sempre inserito anche se al minimo ritardo con un mix appropriato. L'effetto non interferisce nemmeno con il tremolo o con il Vibe. Ovviamente se voglio l'effetto delay, lo alzo senza ritegno.

Il Memory Boy invece fa il lavoro del delay vero e proprio: lo inserisco solo quando serve.

Un pedale di certo non economico, ma dal prezzo abbordabile per la qualità ed il risultato che si ottiene. Bel pedale davvero! Vale tutti i baiocchi che costa.

lunedì 27 novembre 2017

MarkBass CMD 121P Combo


Non so se qualche sperduto lettore di questo scarcagnato blog se ne può essere accorto, ma, tra le tante cose che faccio nella vita, sono anche bassista. Suonare il basso (cfr. ciò che ho scritto relativamente al mio basso Ibanez a cui sono affezionato in modo quasi patologico) è per me un'esperienza sempre fantastica: mi piace da morire suonare questo strumento e ogni volta che ne ho l'occasione non mi tiro indietro. Tant'è vero che in alcune formazioni appaio proprio come bassista. 

Ovviamente fra le tante cose belle e positive che ci sono nel suonare questo (ahimè forse troppo negletto) strumento ce ne sta pure qualcuna negativa. La cosa forse più negativa di tutte, secondo me, è che gli amplificatori per basso, per loro costituzione fisica, tendono ad essere belli pesantucci. E per un musicista della vecchia guardia come me questa cosa può essere un bel problema. 

Come ho scritto neanche tanto tempo fa, per anni mi sono servito del mio Ashdown Perfect 10 Combo: 30 watt scarsi, cono da 10' per un peso che si aggira intorno ai 30kg. Finchè le mie braccine me lo hanno consentito, me lo sono portato appresso tutto sommato abbastanza volentieri: in fondo non suona male, è piccoletto ed è buono pure per la chitarra. Ma con il passare del tempo la mia gioia ed il mio apprezzamento per questo piccolo, ma corpulento ampli si andavano assottigliando sempre di più. Finchè una sera, dopo una bella serata live in una piazza, nel riporlo nel bagagliaio della macchina, ho sentito un piccolo crack nella schiena. Lì per lì niente di che, ma la mattina dopo avevo un mal di schiena terribile che mi sono portato dietro per quasi un mese. 

Ho pertanto realizzato che ero di fronte ad un bivio: o mi tenevo l'Ashdown (e smettevo di suonare il basso in giro limitandomi a suonarlo solo nella mia saletta) oppure dovevo liberarmene. Siccome non ho alcuna intenzione di smettere di suonare il basso dal vivo (con sommo dispiacere per le tante persone che mi hanno sentito...), mi sono messo alla ricerca della soluzione.



Cerca che ti ricerca ho trovato il MarkBass CMD 121P Combo. Si tratta di un fregnetto piuttosto piccolo che a guardarlo così non sembrerebbe niente di che. Invece dispone di 300W su 8ohm, un bel cono da 12' e soprattutto non pesa nemmeno 13 kg!!!!!

Il suono di questo ampli è semplicemente fantastico: è possibile intervenire sulle manopole dei toni per ottenere il sound ideale che può oltretutto essere ottimizzato grazie ad un paio di effettuzzi che pompano o meno il suono. Ha anche un'uscita cannon per l'impianto (il povero Ashdown non aveva nulla).

Insomma ho svoltato! L'Ashdown l'ho permutato con un effetto per la chitarra: adesso andare in giro (anche per le prove) per suonare il basso è diventata una bazzecola. 

Questo MarkBass ha una valanga di pregi. Unico difetto: costicchia, non te lo regalano di certo. Ma cercando (anche in rete) si possono trovare anche delle buone offerte. Per me però è un ottimo investimento in salute. La schiena ringrazia...



venerdì 27 ottobre 2017

I suoni vecchi...


Tempo fa ho fatto una simpatica jam session di stampo blues soul con alcuni amici e compari di sventura della musica. Io mi sono portato dietro la mia Rickenbacker 660 e la 360/12 (quest'ultima l'ho usata sia per fare le clasiche ballatone che distorta per fare robettina più rugginosa). 

Gli altri chitarristi sfoggiavano le loro "solite" Gibson LP e le immancabili Fender Strato di verio genere, numero e caso. Belle chitarre non c'è che dire... Bel sound. Ci siamo molto divertiti e ci siamo sfogati come sempre in queste occasioni. 

Mentre rimettevamo nelle custodie cautelari le nostre rispettive armi di distruzione di massa, mi si è avvicinato un tizio (chitarrista) che conosco pochino in verità e mi ha detto:

"Ehi bro! Belle chitarre queste Ric! Peccato che abbiano un suono vecchio..."

Io ho avuto quel tipico attimo di spaesamento simile a quando bevi un amaro scaduto nel 1975... Ho posato la mia 660 nella custodia, mi sono girato con la lentezza di un bradipo appena svegliato da un coma profondo, l'ho guardato negli occhi con uno sguardo Sid Barret style e gli ho chiesto con tutta la dolcezza e la freschezza di cui sono capace:

"Suoni vecchi? Cosa intendi per suoni vecchi?"
"Dico che queste chitarre hanno un bel sound, ma forse è un po' datato"

Dopo aver deglutito un bel ammasso di saliva e respirato profondamente, sfoggiando un sorriso raggiante ho risposto:

"Ah sì? Perchè i suoni di una Gibson LP Traditional ti sembrano nuovi? E quelli di una Telecaster o di una Jazzmaster? Come puoi definire un suono nuovo e un suono vecchio? A me pare che i suoni mgliori delle chitarre sono proprio quelli che tu definisce vecchi. E ti faccio notare che le vere chitarre, con cui poi alla fine tutti noi suoniamo, derivano da innovazioni e concezioni tecniche degli anni '50 e '60: dopo non si è riusciti più a superare quei livelli eccezionali..."

Silenzio tombale del mio interlocutore.

Queste sono le conseguenze dei pregiudizi, del "sentito dire", del "tutti fanno così quindi anche io mi adeguo".

Suoni vecchi? Ma vedi d'annà affan(bip)!!!

martedì 3 ottobre 2017

Tom Petty (1950-2017)


Un blog come questo non può non dedicare un post per ricordare Tom Petty recentemente scomparso. Questo perchè sono sempre stato un fan di Tom Petty e poi perchè questo artista ha legato strettamente il suo stile ed il suo sound fortemente americano alle sonorità delle chitarre Rickenbacker. In molti pezzi in studio e dal vivo Tom Petty ha usato queste chitarre in varie versioni e modelli attribuendo ai suoi pezzi una timbrica molto particolare. 

La lunga carriera di questo musicista è stata quindi legata a doppio filo al marchio Rickenbacker: ed è oltretutto arcinoto che la Rickenbacker non sponsorizza alcun musicista e quindi questa scelta è stata dettata da gusti personali e stilistici di Tom Petty. 

 Più Info su: http://www.tompetty.com/


 La Rickenbacker "tipica" di Tom Petty  è certamente la 660/12TP Tom Petty Limited Edition, una versione signature della 660/12. Si tratta di una spendida 12 corde con un manico decisamente più grande della 360/12 (quindi più comoda per chi ha problemi di uso della classica 360/12). Chitarra in finitura fireglo con pickup toaster, manico neck-throu body. Semplicemente bellissima. Possedendo una 660/6 posso dire per esperienza personale che è una chitarra semplicemente fantastica, dal sound eccezionale, inconfondibile e unico: molto american style, strumento versatile e molto maneggevole. Manico fantastico. Prezzo piuttosto elevato. Difficile da trovare: una chitarra da intenditori.
Rickenbacker 660/12 TP Tom Petty Limited Edition

Tom Petty ha anche impiegato una Rickenbacker 425, diciamo la progenitrice della 660: bella chitarra dalla timbrica inconfondibile da parecchi anni fuori catalogo.
Rickenbacker 425 fireglo


Tom Petty con la sua Rickenbacker 425 fireglo

La chitarra che ha maggiormente accompagnato Tom Petty è senza dubbio la Rickenbacker 335: si tratta di una Rickenbacker 330 a sei corde costruita nella metà degli anni '60 che usciva di serie con la leva del vibrato. Credo che Tom Petty abbia rimosso l'Accent Vibrato per rimpiazzrlo con l'R tailpiece. Uscita di produzione agli inizi degli anni '70, venne riproposta negli anni '80 con la denominazione 330/VB. Oggi è molto difficile da trovare: prezzo decisamente alto. La Rick 335 di Petty è in versione fireglo con il classico "f hole" degli anni '60. Monta pickup toaster.

Rickenbacker 335 del 1966 in versione fireglo

 

Tom Petty e la sua Ric 335 con l'R tailpiece al posto della leva del vibrato

 Altra Rickenbacker che Tom Petty ha usato spesso è la 360/6 in versione mapleglo (blonde). Una grande chitarra veramente "classica" di cui è possibile aggiungere veramente poco. Parla da sè... La Ric 360 mapleglo di Petty monta pickup toaster invece degli hi-gain: si vede che questi magneti non gli piacevano proprio...

Rickenbacker 360/6 mapleglo
 
La 360 di Tom Petty

Tom Petty ha poi usato una Rickenbacker 362/12 double neck in particolare nei primi anni 80. Bello strumento: un po' complicato da suonare, difficilissimo da trovare, dal prezzo elevato.

 
Rickenbacker 362/12 mapleglo

 Nella metà degli anni '80 troviamo la Rickenbacker 325 Capri jetglo al collo di Tom Petty: chitarra storica della Rickenbacker dalla sonorità estremamente beat... Chitarra un po' piccolina per i miei gusti oltretutto molto cara da acquistare.

Rickenbacker 325 Capri jetglo

Chiudo questa rassegna citando la Rickenbacker 660/12 fireglo che Tom Petty ha in mano nella copertina di "Damn the Torpedoes": praticamente un'immagine simbolo di questo grande artista americano.

Rickenbacker 660/12
 

la copertina dell'album "Damn the Torpedoes"






 

venerdì 8 settembre 2017

Ashdown Perfect Ten Bass Amplifier


Dedico questo post ad un piccolo ma fedele compagno di tante strimpellate domestiche e pubbliche: il mio caro Ashdown Perfect 10 Bass Amplifier.

Si tratta di un poco ingombrante amplificatore per basso da 30W con cono da 10'. Dispone di volume, controlli di tono, un gain, un tasto che rende il suono più o meno asciutto, un ingresso per la cuffia e ovviamente uno per lo strumento. L'amplificatore è rivestito con una morbida moquette nera che lo preserva dagli urti (ma non dai mozziconi di sigaretta e dai bicchieri di birra...).

Questo amplificatore ha pochi watt, ma un suono tutto sommato piuttosto buono considerato che si tratta di un amplificatore economico. Personalmente l'ho usato in modo massiccio sia per le prove ma anche dal vivo in particolare in localetti di piccole dimensioni. Ovviamente più si alza il volume, più si mette sotto sforzo l'amplicatore (rischio distorsione) più amenta il fruscio. In qualche occasione l'ho usato anche in spazi abbastanza grandi come piccole piazze con risultati soddisfacenti. Purtroppo manca un'uscita line out per collegarlo ad eventuali impianti di amplificazione: in questi casi ho sopperito con un microfono penzolante dal manico. Non era la fine del mondo, ma ho sempre ottenuto buoni risultati.

Il suo uso più ovvio è quello di amplificatore da basso. Infatti ci collego solitamente il mio basso Ibanez (vedi apposito post). Il sound complessivo è decisamente dignitoso per un piccolo ed economico amplificatore da cameretta. Tuttavia in non poche occasioni ho usato questo ampli per la chitarra: in particolare per la mia Epiphone Casino. Il risultato è stato decisamente sorprendente. Siccome la Epiphone Casino ha un sound piuttosto pienotto e grosso, questo amplificatore da basso è stato in grado di rendere il suono di questa chitarra in modo praticamente ottimale. In non poche occasioni ho utilizzato questo piccolo Ashdown per suonare dal vivo in piccoli pub per fare del buon vecchio blues: tuttavia anche con repertori più cattivelli ha fatto sempre il suo porco dovere. 

Insomma un buon ampli da basso, ma anche un buon muletto per la chitarra. In qualche occasione ho utilizzato questo amplificatore per amplificare la Rickenbacker 360/12. In verità sempre solo per strimpellate domestiche e mai in condizioni dal vivo perchè con le Rickenbacker (la 360/12 e la 660) ho sempre usato il mio Egnater. 

In breve si tratta di un piccolo e fedele compagno di "merende" dal vivo sia per il basso ma anche per la chitarra (generi blues con la Epiphone Casino). Unico neo: pesa un sacco per i watt che ha. Quasi trenta chili per trenta watt: in pratica un watt al chilo. Manco fossimo dal norcino... Caricalo in macchina, tiralo fuori dalla macchina, portalo in qualche pub che ovviamente è dotato di rampe di scale pazzesche, strette e ripide e poi ripredilo su, ricaricalo in macchina e così via: il tutto per 30 watt scarsi ... In alcuni di questi casi devo ammettere che, fra me e me, ho smadonnato anche pensando all'Egnater che pesa 24 kg...

Giorni fa, dopo una serata in piazza, nel sollevarlo ho sentito un piccolo crack alla schiena... E non ho più (da un pezzo ormai) venti anni...

giovedì 6 luglio 2017

La Rickenbacker 360/12 non amplificata


Me & my Rickenbacker 360/12
La cose che sto per scrivere magari sembreranno delle cretinate: per me francamente non lo sono. Comunque massimo rispetto per quelli che non saranno d'accordo e chiedo pazienza infinita a tutti gli altri.

Una delle cose che mi piace fare piuttosto spesso è suonare la Rickenbacker 360/12 non amplificata: insomma non collegata all'amplificatore, come se fosse una chitarra acustica. In effetti questa chitarra è una semi-acustica: anche se ha una camera cava interna non particolarmente grande per la presenza di un bel blocco interno alla cassa armonica (insomma non è una chitarra completamente vuota come ad esempio la Epiphone Casino), un po' di suono acustico dal cat-eye (la fessura a occhio di gatto) alla fine esce.

Una persona dotata di buon senso potrebbe chiedersi: perchè? Che senso ha? Secondo me il suo senso questa cosa ce l'ha. Eccome.

In primo luogo, strimpello la mia Ric 360/12, diciamo così, da "spenta" (come mi ha detto un tizio) per fare pratica ed esercizio quotidiano per le mani. Come ho già scritto altrove, questa chitarra necessita di pratica frequente per adattare le mani all'impostazione peculiare che questo strumento impone. Insomma: ci faccio ginnastica. 

Poi mi piace molto la scorrevolezza e la comodità della tastiera: per molti è un inferno perchè troppo stretto, ma per me è il più comodo con cui abbia mai avuto a che fare. Le mani corrono su questa tastiera liscia come una pista da bowling con una facilità estrema. Fantastico, semplicemente fantastico.

E poi volete sapere la verità? Mi piace il suono acustico di questa chitarra! E' molto particolare, ricchissimo di armoniche. Anche quando amplifico questa chitarra, gli accordi producono un sound unico che nessuna altra chitarra mi sembra riesca a fare: arpeggi incredibili che, magari con la Telecaster, non mi vengono... Ma quando questa chitarra non è collegata all'amplificatore, tutti questi suoni, queste armoniche si sentono con una distinzione particolare. Inoltre da quando ho sostituito l'R tailpiece con il Trapeze il suono è diventato più bello: non saprei in quale altro modo definirlo. Forse è cambiata l'altezza e la scalatura delle corde: che ne so?!? 

Ci sono delle volte che mi viene in mente l'idea di mettere un microfono davanti per vedere che succede: prima o poi voglio fare questo esperimento. A seguire esporrò tutti i dettagli su questo blog.

Insomma per me è sempre un grande piacere, oltre che un gradevolissimo esercizio, prendere questa chitarra e mettermi a suonare anche senza amplificatore.