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martedì 15 novembre 2016

Qualche noia con l'amplificatore: morto il trasformatore dell'Egnater Tweaker 40/112

Tempo fa, mentre stavo suonando in sala prove, il mio amplificatore Egnater Tweaker 40/112 è morto: si è spento improvvisamente. Ho pensato ad un fusibile, saltato magari per via di un qualche maledetto sbalzo di corrente: ma non era così. Non era scoppiato il fusibile.



Ho portato quindi l'ampli da un amico che ripara materiale elettronico, hi-fi e elettronica musicale il quale, dopo attenta analisi mi ha diagnosticato la bruciatura del trasformatore. Detta così equivale a dire una mezza catastrofe...

Cosa fare? In linea di principio bisognerebbe comprare un nuovo trasformatore: ma non è una cosa semplice. Nel frattempo ho fatto una piccola ricerca in rete e ho scoperto che questo incidente è piuttosto frequente sugli amplificatori Egnater Tweaker 40 (testata) e 40/112 (combo). 

Gran brutta cosa... Sembrerebbe che la causa di questo incidente ricorrente sia da ricercare nel fatto che questo trasformatore è sostanzialmente sottodimensionato (birichini: forse per motivi di taglio ai costi?): ergo a lungo andare il trasformatore vi pianterà malinconicamente in asso. Pensate solo all'ipotesi del verificarsi di un simile evento mentre state suonando dal vivo: imbarazzo totale, s-concerto (in tutti i sensi), crollo emotivo...

Il mio amico tecnico mi ha quindi prospettato delle alternative:

  1. farsi mandare un trasformatore identico dalla Egnater: scelta non intelligente perchè vuol dire andare incontro inevitabilmente ad un incidente analogo nel breve periodo. Inoltre trasformatore nuovo e spedizione non sono una cosa proprio economica
  2. acquistare un trasformatore Mercury Magnetics. La Mercury Magnetics, conscia del tallone d'Achille di questi ampli, realizza trasformatori specifici potenziati e migliorati, che risolvono il problema definitivamente. Ho contattato la MM che mi ha informato che l'acquisto del trasformatore MM e la spedizione necessitano di circa 300€ (cacchio: mica da ridere...)
  3. ricostruire il vecchio trasformatore adattandolo ai 230 volts nostrani potenziandolo. Il Cielo ha voluto che in un piccolo paese vicino a dove vivo esista un elettricista che costruisce trasformatori e restaura vecchi amplificatori.
Contatto quindi il restauratore di trasformatori residente nel paesello il quale mi dice che bisogna vedere in che condizioni è il povero trasformatore per poter fare una diagnosi. Una volta portato, il restauratore elettrico mi vaticina che, sia pur ciancicato e sottodimensionato, questo trasformatore ha una buona struttura di base. Si può restaurare! Io grido al miracolo!

Per farla breve. In un paio di settimane e con circa 80€ (60€ la ricostruzione e upgrade del trasformatore e 20€ installazione dall'amico elettricista) ho risolto il problema.

L'amplificatore è ora perfettamente a posto: mi sembra anche che abbia un suono forse un po' più caldo e pieno rispetto a prima. Ma non so dire se sono gli effetti collaterali del miracolo.

In conclusione. 

A TUTTI I POSSESSORI DI UN APLIFICATORE EGNATER TWEAKER 40 O TWEAKER 40/112 
Esiste il rischio reale e concreto di morte improvvisa del trasformatore. Non è un evento sicuro al 100%, ma la percentuale di rischio è piuttosto elevata. Pertanto cercate di essere pronti preventivamente all'evenienza. Potrebbe essere necessario l'acquisto di un nuovo trasformatore (Mercury Magnetics o Classic Tone). C'è la possibilità tuttavia di ricostruire e fare l'upgrade del trasformatore grazie ai buoni uffici di un abile tecnico con grande risparmio di danaro, psicofarmaci (per l'esaurimento nervoso) e di tempo.





lunedì 25 luglio 2016

Convertire una 360/12 in una 360/6

Tempo fa chiacchieravo con un amico, anche lui chitarrista, che apprezzava molto la Rickenbacker 360/12 per la sua qualità costruttiva e originalità del sound. Riteneva tuttavia che l'impiego di questa chitarra potesse essere piuttosto limitato rispetto ad una chitarra a 6 corde. Poichè il manico ed il sound della 360/12 gli piaceva molto, si domandava se non poteva essere il caso di trasformarla, anche per un periodo di tempo limitato, in una 6 corde. 

La questione di trasformare una 360/12 in una 360 a 6 corde non è certo una novità. Nei forum se ne parla. Effettivamente non è una questione secondaria, ma necessita di alcune riflessioni.

Ricordo poi che la questione era risaltata fuori, su questo blog, nel momento in cui ho sostituito l'R tailpiece con il Trapeze

In linea di principio, togliere 6 corde dalla Ric 360/12 non è una cosa impossibile (mentre è complicatissimo il contrario ovviamente). In teoria uno sfila le sei corde che caratterizzano la 12 corde e tiene quelle con la scalatura da 6 corde. Questo in teoria. Ma in pratica?

La prima cosa che mi viene in mente è che con questa operazione la tensione complessiva sul manico si riduce sensibilmente: questo vuol dire che inevitabilmente bisognerà lavorare sul double truss perchè il manico si muoverà. Già questa per me è una mezza seccatura perchè lavorare su due truss non è uno scherzo: regolare il manico è un'operazione delicata che va fatta solo quando necessario. 

Inoltre chi ha provato questa operazione ha rilevato il fatto che le meccaniche inutilizzate della 12 corde tendono a vibrare creando qualche fastidio quando si suona. In teoria bisognerebbe almeno smontare sei chiavi: e poi le sellette rimaste vuote?

E' vero che la struttura della chitarra e del manico di una 360/12 sono sostanzialmente identiche alla 360/6: ma la spaziatura delle corde potrebbe non essere proprio identica perchè il capotasto alla paletta è realizzato per ospitare sei coppie di corde... Bisognerebbe sostituire anche 'sto benedetto capotasto... uff...

E poi c'è sempre l'incognita R tailpiece: levare le corde è un attimo ma, in caso di ripensamenti, rimetterle è un incubo. Con il Trapeze è certamente più semplice...

I ripensamenti! E poi se uno ci ripensa e vuole rimettere su le corde, mi viene la pelle d'oca al solo pensiero...

Tutto questo per dire: ne vale la pena? Se ho preso una 360/12 è perchè volevo una Rickenbacker 360/12 non una a 6 corde. Fare tutto questo casino su una chitarra così sensibile e delicata, mi sembra un azzardo inutile: e poi adesso ho la 660 che ha sei corde e suona benissimo. 

In breve, io personalmente non farei una cosa del genere: se uno non è convinto di una 12 corde è bene che si rivolga ad una 6 corde senza tentare esperimenti strani...

Insomma: non mi sembra una buona idea. Anzi...

venerdì 8 maggio 2015

Rickenbacker 360/12 vs 330/12

Argomento piuttosto delicato e dibattuto fra gli appassionati di Rickenbacker e non, è senza dubbio quello del confronto fra la Rickenbacker 360/12 e la sorella 330/12.

La questione non è di secondaria importanza vista la grande somiglianza fra le due chitarre e la non secondaria differenza di prezzo. Cosa distingue dunque queste due chitarre? Sulla base di queste differenze, vale la diversità di prezzo? Vale la pena investire più soldi nella 360/12?

Innanzitutto vediamo di cosa stiamo parlando.
 
Una Rickenbacker 330/12 Jetglo


Una Rickenbacker 360/12 Jetglo

 
Se si dà uno sguardo al sito ufficiale Rickenbacker e si fa un confronto fra queste due chitarre  utilizzando la funzione "compare models" si noterà immediatamente  che non si notano grandi differenze. Da un punto di vista tecnico e strutturale le chitarre sono praticamente identiche: stesse misure, stesse caratteristiche, stesse dimensioni, stessi materiali, stessi magneti. Le uniche differenze che si notano riguardano il fatto che la 360/12, rispetto alla 330/12, ha il binding, il Ric-o-Sound e i segnatasti con inserti triangolari  invece che a punti (dot). 

Ovviamente vi è anche una discreta differenza estetica dato che la 330/12 presenta i famosi "corni" appuntiti, mentre la 360/12 ha le corna smussate.

Ma da un punto di vista pratico, cosa cambia? Queste due chitarre alla fin fine suonano allo stesso modo o no?

Sinceramente io non ho avuto modo di fare un confronto personale, non ho un'esperienza diretta. A guardarle così alla fine queste due chitarre dovrebbero suonare in pratica allo stesso modo. 

La differenza principale,secondo me, è prima di tutto estetica: si tratta sostanzialmente di preferire le corna appuntite della 330/12 o le corna smussate della 360/12. Il Binding ovviamente rende la 360/12 più bella ed elegante: lo stesso dicasi degli intarsi sulla testiera come segnatasti rispetto ai semplici dots.

Ovviamente il Ric-o-Sound, di cui ho parlato su questo blog è un optional interessante che rende la 360/12 uno strumento molto particolare con funzioni e sonorità molto originali. Certo, bisogna perderci un po' di tempo ed usarlo (se si ha intenzione di farlo...). Come ho già scritto il binding sulla tastiera potrebbe rendere più scorrevole l'uso della mano sinistra sulla 360/12 rispetto alla 330/12 che non ha il neck-binding. 

In rete ho poi letto che qualcuno sostiene che la presenza del neck-binding renda la tastiera della 360/12 leggermente più stretta rispetto a quella della 330/12 (considerando che la tastiera di queste chitarre non è particolarmente larga...) Sempre in rete qualcuno afferma che, essendo chitarre semiacustiche, le punte della 330/12 restituiscono dei suoni più metallici mentre la 360/12, con le sue corna spuntate, avrebbe dei suoni più caldi. Sono tutte cose, queste, che non sono in grado al momento di confermare con la mia esperienza diretta.

Insomma che dire? Le due chitarre sono molto simili, ma la 360/12 costa un po' di più. Vale la pena spendere questi soldi in più? Questa è la domanda delle domande...

Per quanto mi riguarda devo dire che la 360/12 mi è subito piaciuta per il suo look, mi sembra meno datata rispetto alla 330/12 che in sostanza sembra un po' la "sorella povera" della 360/12. Non è un caso che la 360/12 viene indicata come "De Luxe". Certo si tratta di valutazioni personali, ma in certi casi possono pesare anche queste considerazioni.

Non bisogna dimenticare poi che quando si tratta di acquistare una Rickenbacker non sempre si ha un grande margine di manovra e di scelta: talvolta bisogna prendere quello che si trova. Almeno in Italia funziona così. Non sempre quindi si può scegliere...

 

giovedì 23 aprile 2015

Parliamo di "Binding"

Il "binding" è una fasciatura che viene posta sul profilo della chitarra. Lo si può trovare sul corpo, sugli inserti, sul manico.
 
Di solito, ma non sempre, appare come una bordatura bianca con funzioni per lo più estetiche poichè dà risalto ai profili dello strumento.

La Rickenbacker 360/12 presenta il binding sul manico e sul corpo chitarra: si tratta di una profilatura bianca. Il binding sul corpo è collocato sulla bordatura del dorso e sul bordo della buca (cat-eye hole)

Si può dire che, nel caso della Rickenbacker 360/12 - come nel caso di altre chitarre - il binding abbia una funzione prettamente estetica dato che in effetti garantisce maggiore rilievo a queste parti della chitarra. Non c'è che dire che per una Rickenbacker in tonalità Jetglo il binding è molto elegante. 


Questo è certamente vero per quanto riguarda la bordatura apposta sul corpo. Il binding del manico (sul profilo superiore ed inferiore) secondo me ha anche una funzione molto più pratica. Ho notato infatti che chitarre dotate di binding sul manico hanno una tastiera decisamente più scorrevole. In pratica il binding consente un'agilità ed una scorrevolezza con la mano sinistra (soprattutto per le operazioni svolte con il pollice nella parte superiore del manico dove la mano scorre di continuo) che una tastiera senza binding non mi sembra avere.


Certo potrebbe essere una mia impressione. Tuttavia il binding, oltre ad avere uno scopo estetico (la chitarra è molto più bella cacchio!), ha forse una sua funzionalità da non sottovalutare, soprattutto per una 12 corde che come uso può risultare più faticoso di una normale 6 corde.

martedì 11 novembre 2014

Regolare il Truss Rod

La questione del truss rod è una faccenda piuttosto importante sulla quale il chitarrista Rickenbacker deve essere ben preparato (anche psicologicamente), soprattutto se alle prime armi. 

Come dice Wikipedia:

"Il truss rod (a volte tradotto con anima) è una barra inserita all'interno del manico di chitarre, chitarre basso ed altri strumenti musicali a corde metalliche, atta a contrastare la tensione generata dalle corde stesse e le possibili deformazioni dei legni dovute a cambiamenti di umidità e temperatura".

Insomma dentro il manico c'è questa "anima". Se nelle chitarre normali c'è una sola anima, nella Rickenbacker 360/12 ce ne sono addirittura due parallele.  

Perchè si tratta di una questione importante? Perchè la Rick 360/12 è una chitarra che avendo 12 corde, quindi un tiraggio notevole, è uno strumento molto sensibile alle variazioni di umidità e temperatura. Pertanto è pressochè inevitabile doverci mettere le mani, prima o poi.

Il sintomo dello spostamento del manico è piuttosto chiaro: le corde sbattono, frustano, toccano i fret da qualche parte. Se si guarda di profilo il manico si noterà che c'è qualcosa non va.



Il manico non deve essere perfettamente orizzontale, ma avere una sua curvatura precisa come si vede in questa figura qui sotto. 



Per regolare il truss rod o si fa da sè o, nel dubbio, ci si reca da un buon liutaio. Sottolineo il concetto di buon liutaio, perchè un liutaio da due soldi può rovinare seriamente il manico della vostra chitarra facendovi buttare nel cesso una barca di soldi (oltre a farvi venire una crisi di nervi ed un fortissimo istinto omicida).

Se si decidesse di fare da sè è bene prendere un po' di fiato e rimboccarsi le maniche perchè regolare i truss rod di questa chitarra non è proprio un'operazione semplicissima. Tutt'altro. Il primo grossissimo problema è che questi due truss rod sono regolati da due bulloncini a sezione esagonale da 1/4 di pollice. ATTENZIONE: si tratta di 1/4 di pollici e non millimetri. Sono due cose molto diverse.


In questa foto si vede il doppio truss rod di un basso Rickenbacker, ma quello della 360/12 è perfettamente identico.

A complicare ulteriormente le cose segnalo che, almeno nel mio caso, la Rickenbacker fornisce alcune chiavi, ma non l'attrezzo specifico per fare questo lavoro. Si tratta di una chiave a pipa da 1/4 di pollice non reperibile in Italia: la Rickenbacker la vende a poco più di 7$ (esclusa spedizione). Da me contattati mi hanno detto senza mezzi termini che in Italia non la spediscono: chissà perchè!


Insomma: il primo grande problema da risolvere è dotarsi di una chiave da 1/4 di pollice a pipa che oltretutto deve essere di spessore molto sottile, perchè i due truss rod sono molto vicini. Se la chiave è troppo spessa (pur essendo in pollici) non entrerà mai e poi mai.




Inutile quindi andare bellamente in un negozio di strumenti musicali qualsiasi e comprare quegli attrezzetti in bella mostra in vetrina. Ci potete scommettere la mano destra che sono in millimetri e sono, nel vostro, caso del tutto inutilizzabili.  Tentare di usare con le cattive un girabulloni in millimetri su un bullone in pollici vuol dire, con una certezza pressochè logaritmica, deformare la testa del bullone con la conseguenza che non potrà essere svitato nemmeno con la sua chiave in pollici: a quel punto rimarrebbe solo il viaggio a Lourdes con il treno bianco della speranza (ma non è garantito il miracolo...)
 
La speranza è pertanto individuare un grande negozio di attrezzi (tipo ferramenta per intenderci) e chiedere se ce l'hanno: in caso contrario bisogna ordinare questa benedetta chiave. Io l'ho trovata  con i requisiti precisi pagandola circa 9€.

Dopo essersi muniti dell'attrezzo giusto, devo ricordare che questa operazione non è semplicissima. Meglio farla insieme a chi ha un po' di esperienza. Io ho chiesto aiuto al mio amico Fabio che ha avuto già a che fare con queste operazioni chirugiche: meglio quindi essere in due per non fare cavolate. Senza Fabio, anche psicologicamente, non ce l'avrei fatta: smanettare il manico della mia Rickenbacker da solo, senza un conforto, sarebbe stato troppo anche per me...

La prima cosa da fare è verificare se il manico è venuto in avanti o indietro utilizzando un righello e facendo passare sotto le corde un foglio per vedere dove precisamente c'è l'intoppo.

Poi bisogna allentare tutte e dodici le corde ed aprire il coperchio del truss rod.


Se i bulloncini fanno troppa forza si può mettere una microgoccia di lubrificante: attenzione a non far colare il lubrificante dentro l'anima o sulla chitarra. Quindi procedere con moltissima attenzione per non spaccare tutto. Mano ferma ma delicata. 

Di solito bisogna fare piccoli movimenti (un ottavo di giro, mai oltre il quarto di giro) senza mai forzare. Il problema è: da che parte girare? Di solito, avvitando il dado si riduce la concavità del manico (curvatura verso l'alto) ovvero si riduce l'action. Allentando il bulloncino si rilassa il manico aumentando l'action. Perchè ho scritto "di solito"? Perchè è bene non fidarsi mai troppo soprattutto di chitarre che sono praticamente artigianali. Nel dubbio fare qualche piccolo movimento di prova (sempre piccoli giri) e avere conferma sulla direzione del movimento del manico. Ovviamente bisogna tirare nuovamente le 12 corde: la cosa può diventare veramente molto lunga, noisoa e complicata.

Tuttavia è indispensabile procedere sempre con molta pazienza per prove e tentativi per ottenere la regolazione desiderata. Usare sempre il righello per vedere la posizione del manico ed il solito foglio per controllare che le corde non frustino da nessuna parte, nemmeno potenzialmente. 

Se uno non se la sentisse, ripeto: contattate il solito buon liutaio che ci mette poco tempo e fa di sicuro un buon lavoro. 

In considerazione delle smadonnate verie che accompagnano la regolazione del truss rod della Rickenbacker 360/12 (credetemi: si smadonna eccome!) suggerisco di conservare questa chitarra con la massima cautela: evitare soprattutto l'umidità e gli sbalzi improvvisi di temperatura perchè questo strumento ne risente immediatamente. 

Accidenti che pazienza...





martedì 7 ottobre 2014

L' Amplificatore

Un aspetto molto importante, e quindi da non sottovalutare assolutamente, è il ruolo dell'amplificatore. In termini generali bisogna ricordare, soprattutto alla chitarrista e al chitarrista meno esperto, che un buon amplificatore è in grado di rendere una chitarra mediocre uno strumento tutto sommato accettabile, mentre un amplificatore mediocre è di fatto capace di trasformare un'ottima chitarra in un cesso (tanto per usare dei termini da conservatorio...).

Insomma qualora si intedesse acquistare una chitarra di un certo livello è quantomeno indispensabile dotarsi di un amplificatore non solo di un livello altrettanto elevato ma che sia al contempo capace di "dialogare" in modo ottimale con lo strumento. Il chitarrista esperto probabilmente capirà cosa intendo per "dialogare": chitarre ed amplificatori (lo stesso si potrebbe dire anche per i bassi) si devono "acchiappare" perchè non è mai e poi mai vero che un amplificatore vale l'altro, anche se si tratta di "signori amplificatori".

Se questo è valido per tutte le chitarre di un certo livello, devo dire che è ancor più valido nel caso in cui si debba amplificare niente po' po' di meno che una Rickenbacker 360/12. Questo perchè:
a) abbiamo a che fare con una dodici corde
b) abbiamo a che fare con una dodici corde avente un suono ed una timbrica particolare.


Se uno si fa un giro in Internet noterà che molto di frequente questa chitarra viene accoppiata ad un Vox AC15 o (per chi se lo può permettere) un Vox AC30. L'accoppiamento viene fatto in prima battuta per una ragione, diciamo così, "romantica": una chitarra tipicamente beatlesiana come la Rickenbacker viene amplificata dall'amplificatore Beatles per antonomasia, ovvero un Vox. Ma non c'è solo una ragione affettiva: il Vox AC15 o il Vox AC30 sono due eccellenti amplificatori valvolari capaci realmente da un lato di esaltare il suono della Rickenbacker 360/12 e dall'altro di rendere in modo ottimale il "ginglegiangle" di questo strumento senza farlo diventare uno "sdragadanghete" troppo metallico.

Nota: abbiate pazienza per come mi esprimo, ma questo linguaggio onomatopeico mi sembra quello più adatto in casi come questi.

Ma torniamo a noi. 

La scelta di un classico amplificatore Vox valvolare è quindi giustificata dal fatto che una chitarra del genere ha veramente bisogno di un buon amplificatore valvolare. Gli amplificatori a transistor, parlo con specifico riguardo a questa chitarra così particolare, fanno uscire il suono della Rick 360/12 decisamente piatto e freddo: ci vuole il suono caldo delle vecchie e care valvole. Il grosso problema dei Vox valvolari classici come gli AC30 e AC15 è che costicchiano e soprattutto pesano come dei macigni!

Questo ultimo aspetto non deve essere mai sottovalutato. Soprattutto quando a strimpellare è il musicista diventato, con il passare dei decenni, "vintage" come la chitarra che suona, e magari deve fare qualche seratina in giro, accollarsi un amplificatore pesante come un bulldozer può essere un problema non indifferente. Carica la strumentazione in macchina, scarica e monta il tutto, suona per 4 o 5 ore, rismonta tutto, ricarica tutto in macchina (intanto sei a pezzi per la serata appena trascorsa...), riporta tutto indietro e riscarica tutto in sala prove... Ebbè, signori e signore, in queste condizioni l'età si fa sentire e se un amplificatore pesa 40kg allora tutto diventa un grosso problema. Inoltre, già suonare in giro per locali non è un'impresa molto remunerativa (anzi!), il pericolo è dover pagare dei camalli genovesi per fare tutto il lavoro di fatica! Mi dispiace, "nun se può fà"!

Del resto, ha senso comprarsi un mega amplificatore valvolare per suonarci solo dentro casa? O sono in grado di portarmelo appresso o nisba! Almeno io la penso così...

Quindi pensate a tutto questo quando si tratta di acquistare il valvolare per amplificare la Rick 360/12.

E io come faccio?


Ebbene, come ho già anticipato in un altro post, il mio fedele compagno di amplificazione è un piccolo, ma potente ed efficientissimo, Egnater Tweaker 40/112. Si tratta di un combo valvolare Egnater dal peso accettabile (intorno ai 26 kg) e dal prezzo non esagerato (anche se non sono sicuro che faccia ancora parte del catalogo dell'Egnater...).

Leggero, dalle dimensioni contenute e munito di due canali, questo combo valvolare da 40 watt (che avevo acquistato precedentemente alla Rickenbacker) si è dimostrato decisamente all'altezza della situazione grazie anche al bel cono Celestion in dotazione. Ottimi i suoni e la distorsione valvolare ottenibile agendo sulla manopola del gain. L'amplificatore non è dotato di riverbero.

Questo amplificatore è piuttosto belloccio anche per la sua veste marcatamente "vintage": è dotato di numerosi controlli che permettono di calibrare con una certa precisione il suono alla chitarra. 

In alcuni casi devo anzi dire che i controlli possono apparire anche troppi: ci sono molte levette e selettori: la ricerca del suono corretto richiede quindi del tempo che, secondo me, è bene dedicare alla definizione del suono.



Un selettore interessante, visto che ne ho appena parlato, è quello che consente a questo amplificatore di darsi una conformazione USA, British o AC (dove AC è la sigla degli amplificatori Vox di cui sopra). E' ovvio che questo amplificatore non potrà mai suonare come un Vox AC qualcosa, ma ci va abbastanza vicino.

Riassumendo: sono stato molto fortunato che l'unione Rickenbacker 360/12 - Egnater sia riuscita perchè l'ampli l'avevo acquistato prima della chitarra.  I tanti controlli, levette e selettori possono a prima vista, complicare la vita, ma penso siano stati il motivo per cui questo amplificatore si è ben adattato ad una chitarra non facilissima da settare come la Rick 360/12. Pesa poco, è piccolo, suona bene, presenta molte combinazioni di suoni, ha degli ottimi bassi che rendono la Rick decisamente molto calda (e non gelida come altri ampli non solo a transistor, ma anche valvolari). Bisogna però munirsi di un buon riverbero, perchè non è presente nell'amplificatore.

Insomma: occhio all'amplificatore. Non fate i taccagni su un elemento così importante. E comunque non accontentatevi, perdeteci un po' di tempo per accoppiare efficacemente chitarra ed ampli ed ottenere dei risultati ottimali.

Su questo link trovate la scheda tecnica dell'Egnater Tweaker 40/112

Eccolo in prova con questo video di Rock Garage.




mercoledì 24 settembre 2014

Occhio agli Schaller!

Tempo fa mi è stato fatto notare, con un pizzico di sarcasmo: "tu parli di una dodici corde ma dalle immagini che hai caricato sul blog si vede chiaramente che hai una normalissima 360 con sei corde!"

Ahi, ahi, ahi! Temo di aver date per scontate un po' troppe cose. Quindi vediamo di spendere due paroline sull'argomento per fugare ogni dubbio. 

Effettivamente se uno osserva di sfuggita una Rickenbacker 360/12 potrebbe non far caso ad una particolarità specifica di questa chitarra ovvero la particolare disposizione sulla paletta delle 12 chiavi prodotte dalla tedesca Schaller

A differenza di una qualsiasi altra 12 corde (elettrica o acustica che sia) che monta le 12 chiavi tutte in fila sulla paletta (che diventa decisamente più grande), la Rickenbacker (nel caso specifico la 360/12) presenta queste chiavi alternate (una verso l'interno ed una verso l'esterno) in modo tale che vengano alloggiate su una paletta di dimensioni normali. Per questo 6 chiavi non si vedono. Una grande invenzione Rickenbacker. 

La cosa in realtà presenta dei pro e dei contro. Sicuramente la paletta è di dimensioni normali e se uno vuole trasformare questa 12 corde in una 6 corde anche questa caratteristica facilita le cose (cosa impensabile su una 12 corde normale). Però qualche problemino c'è: nel senso che quando si accorda la chitarra o si cambiano le corde (cose entrambe non immediatissime in una 12 corde) ci vuole un po' più di pazienza del normale. Soprattutto le prime volte giravo la chiave sbagliata perchè le chiavi, diciamo così, "rigirate" non si vedono: insomma di pare di accordare una corda invece giri l'altra. In breve il casino è sempre in agguato dietro l'angolo...

Morale della favola: bisogna prenderci un po' la mano. Fare molta attenzione soprattutto quando si suona dal vivo perchè la fretta, la poca luce, l'emozione, la gente che ti guarda, il tutto contribuisce a farti fare qualche casino come per esempio girare la chiave sbagliata, scordare una corda che invece andava bene, incasinare l'accordatura generale, incrementare il panico... Quindi studiare con pazienza la logica della disposizione delle chiavi, sviluppare a casa un discreto "tatto" ed una buona manualità automatica (capire con le dita - senza usare la vista - la chiave corrispondente alla corda), munirsi di calma, prendere il tempo che serve, e procedere con tranquillità.

martedì 19 agosto 2014

Il Rick-o-Sound

Una delle caratteristiche più intriganti della Rickenbacker 360/12 è sicuramente il famoso - e misconosciuto ai profani - Rick-o-Sound. Su questo dispositivo si è scritto molto e parecchie informazioni si trovano in rete. Pertanto quello che scrivo in questo post è frutto principalmente delle mie osservazioni personali, e per tali devono essere prese. Non mi metterò quindi a dissertare di cose elettroniche o elettrotecniche, ma solo di questioni vissute dalla parte del chitarrista, ovvero dell'"utilizzatore finale", come si dice oggi. Nient'altro.

Il Rick-o-Sound, da quello che riesco a capire, è un dispositivo presente su tutti gli strumenti Rickenbacker etichettati come "De Luxe": quindi alcuni bassi e chitarre lo hanno ed altre no. Che io sappia tutte le 360/12 sono dotate di Rick-o-Sound, mentre la 330/12 no. Se qualcuno avesse notizia di una 360/12 senza Rick-o-Sound me lo faccia sapere. 

Vediamo di capire di cosa sto parlando.

La Rick 360/12 è dotata di due uscite jack: una denominata "standard" e l'altra per l'appunto "Rick-o-Sound". L'uscita standard è quella che viene normalmente usata per suonare la chitarra su un normale amplificatore. E l'altra uscita?

E' importantissimo premettere che si tratta di due uscite "alternative" ovvero non si devono usare contemporaneamente: o l'una o l'altra. Mai insieme. (sennò si va all'inferno...)

Per far funzionare il Rick-o-Sound bisogna munirsi di un cavo a Y ovvero dotato di un jack maschio e due jack femmina. 

Attenzione! Esperienza personale! 
La prima volta che ho provato ad usare questo dispositivo, ho preso un cavo a Y appunto e due jack, ma non succedeva nulla.  Incavolatura. Grossa preoccupazione. Non funziona l'uscita o sono scemo io? 

Poi ne ho comprato un altro ed invece funzionava. Perchè? Semplicemente perchè non bisogna usare un cavo Y qualsiasi ma deve essere il jack maschio stereo e le due femmine mono. Se si usa un cavo Y con jack maschio stereo e le femmine stereo, il Rick-o-Sound non funziona. Quindi prima di sprecare dei soldi (come ho fatto io), è bene sapere questo piccolo, ma non indifferente, particolare.

Una volta muniti del cavo jack Y corretto (mi raccomando occhio quindi!) ci si ritrova con due jack maschi in mano (che immagine orribile!) e quindi uscite separate. Ed è qui che si comincia a ragionare su cosa serva questo dispositivo. Di fatto il Rick-o-Sound permette di separare i due magneti su due uscite distinte. Insomma: un jack specifico per magnete. E' evidente che per dare un senso al tutto bisogna disporre di un amplificatore con due ingressi/stereo perchè se ha un solo ingresso stiamo solo perdendo un sacco di tempo e basta. Oppure si possono usare due amplificatori diversi/separati.

Faccio notare che in commercio esiste una scatolina da usarsi con il Rick-o-Sound: ma io non la conosco quindi preferisco glissare sull'argomento.

Ma torniamo a noi.

Io vi descrivo cosa fa di solito il sottoscritto con il Rick-o-Sound. Poichè posseggo un impianto audio (mixer e casse amplificate) cosa faccio? Una volta collegato il cavo Y all'uscita Rick-o-Sound della chitarra mi ritrovo con due jack maschi che collego a due ingressi distinti del mixer. Poi, agendo sul bilanciamento, mando un canale tutto a destra e l'altro canale tutto a sinistra. Dopo aver collocato la levetta dei pick della chitarra in posizione centrale (ovvero azionando tutte i due i magneti) e dopo avere messo tutte le manopole allo stesso livello (per non sbilanciare i suoni - occhio alla 5a manopolina!), mi ritrovo con il pick al ponte su una cassa e quello al manico sull'altra: totalmente separati e distinti. Un magnete a destra ed uno a sinistra.

Che vuol dire questo? Vuol dire che posso inserire equalizzazioni diverse su ogni singolo canale/pick up, immettere effetti diversi (su un magnete un riverbero più marcato e sull'altro meno, una punta di flanger di qua, un pizzico di tremolo di là, ecc...). Il risultato è a dir poco incredibile! Non si tratta di avere una semplice chitarra stereo, ma due chitarre diverse! Sembra che ci siano due chitarristi contemporaneamente. E' una delle cose più ganze che abbia mai sentito! Stupefacente! Semplicemente stupefacente! Una volta, addirittura, su un canale ho aggiunto un tantino di eco molto breve che dava un effetto di ritardo al suono: i suoni erano così sdoppiati da fare impressione! Ma avete idea delle possibilità che può dare una cosa così? Ma ci rendiamo conto che razza di chitarra è questa?
Provate a farlo con una Fender o una Gibson! E' impossibile. Solo le Rick con il loro Rick-o-Sound riescono a fare una cosa del genere.

Insomma il Rick-o-Sound permette di fare delle cose molto particolari, soprattutto in registrazione o se si suona dal vivo: la chitarra assume una configurazione decisamente  "orchestrale" molto peculiare. Ovviamente bisogna darsi una regolata perchè già la 360/12 tende a generare un discreto "pieno": con il Rick-o-Sound si rischia di coprire tutti e tutto. Quindi un consiglio: una buona equalizzazione e un ragionevole livello di volume (perchè - come già detto - gli Hi Gain pestano: eccome se pestano...)

Liberate la creatività e mettetevi al lavoro: qualcosa di interessante scappa sempre fuori. Garantito.

lunedì 16 giugno 2014

I Pick Up

Un aspetto molto interessante, e materia di ampia e profonda discussione fra i chitarristi più o meno rickenbackeriani, è quella relativa ai pick up, in generale, e a quelli della Rickenbacker 360/12 in particolare. Vorrei premettere a riguardo che io non sono un esperto in questioni elettrotecniche, elettronica, componentistica avanzata delle chitarre e così via. Sono solo un chitarrista e polistrumentista che suona da parecchi decenni e che possiede alcune chitarre con caratteristiche molto differenti fra loro. Insomma parlo solo per esperienza personale esprimendo quindi idee e visioni che, in quanto tali, sono del tutto opinabili.

Detto questo, vediamo di entrare nel merito della faccenda. La Rickenbacker 360/12 monta di serie i pick up denominati "Hi Gain", che rappresentano un'evoluzione dei classici "toaster" che venivano montati sui primi modelli e che oggi si possono trovare montati su 360/12 in versione speciale (la V64 che è una replica della vecchia 360/12 appunto del 1964). I toaster si chiamano così perchè sembrano la bocca del classico tostapane ed hanno una apparenza molto vintage. Taluni infatti li montano sulle proprie 360/12 sostituendo gli hi-gain di serie.

Una Rickenbacker 360 Midnight Blue con i toaster
Le differenze? Quali sono da preferire? Ovviamente io ho solo l'esperienza diretta degli hi-gain che sono montati sulla mia Rick 360/12 e ho sentito su alcuni video il suono dei toaster. Quello che posso dedurre è che i toaster (molto belli da vedere, non c'è che dire) sembrano avere un suono un po' metallico rispetto agli hi-gain e forse, da quello anche che leggo sui forum, suonano in modo meno potente. In fondo il fatto che si chiamino hi-gain, una ragione la deve avere. Insomma gli hi-gain suonerebbero più forte e con un suono più pieno, ma, forse per questo, meno vintage. Comunque, personalmente, io non li sostituirei anche perchè sono dell'idea che una chitarra meno si smanetta e meglio è. Ma questa è una mia opinione.

Una Rickenbacker 370/12 Jetglo


Gli hi-gain in dotazione sono due (la 370 ne ha tre): uno al ponte ed uno al manico. Come in tutte le chitarre normali di questo mondo il pick up al ponte presenta un suono più chiaro, aperto, acuto, metallico mentre quello al manico è più pieno, ricco di bassi e scuro. Devo dire che i suoni di questi due magneti sono molto distinti: quindi la definizione del suono secondo i propri gusti dovrà essere effettuata operando sulle manopole (5) che si trovano sulla chitarra. 2 manopole operano sui toni dei pick, 2 sui volumi e poi c'è la famosa 5 manopola che regola il bilanciamento fra i due magneti (tutto questo sarà materia di uno specifico post). Insomma c'è da perderci un bel po' di tempo per lavorare sui suoni! 
 
Ovviamente non bisogna dimenticare la levetta che fa funzionare il solo pick up al ponte, il solo pick al manico o entrambi (nella posizione intermedia).

Inoltre mi viene da pensare: se è così impegnativo trovare e gestire  i suoni per la 360/12 che ha due magneti, figuriamoci con la 370/12 che di magneti ne ha tre!


Se si vuole ottenere un suono molto beat o anni '60 si tenderà pertanto a far prevalere il pick up al ponte con suoni molti chiari e metallici. A me piace ad esempio un suono molto pieno, con un bel "bump" di pennata: quindi li bilancio con una piccola prevalenza del pick up al manico. Ma qui è questione di gusti, di pezzi da suonare, di arrangiamenti, ecc... C'è veramente da perderci molto tempo.

Una nota a sè stante è quella della regolazione dell'intensità di questi pick up. Ho detto che si chiamano hi gain: quindi vuol dire che sono piuttosto potenti. In effetti sono pick molto potenti e dotati di una dinamica decisamente notevole. Che significa tutto questo? Significa che ci vuole veramente molto poco per far distorce tutto e farli sparare a tavoletta. Bisogna stare molto attenti alla dinamica di questi magneti. Che significa in pratica "dinamica"? La dinamica esprime la sensibilità dei magneti: se suoni pianissimo suoneranno pianissimo, se picchi duro suoneranno altrettanto forte. Ci sono pertanto in circolazione magneti più o meno sensibili: alcuni non lo sono affatto. Ricordo sempre la mia Eko X27: o suonavi forte o suonavi piano il suono era sempre più o meno lo stesso, piatto e senza la minima profondità. Le chitarre economiche hanno solitamente magneti poco dinamici e quindi sono chitarre decisamente poco versatili

Nella Rickenbacker 360/12 se uno sfiora le corde, viene fuori un suono delicatissimo e vellutato, ma se pesti, il volume impenna subito. Quindi ci vuole la mano esperta per evitare che venga fuori un suono pessimo: diciamo che le "zappe" non dovrebbero suonare una chitarra come questa. Ci vuole la mano. Inoltre eviterei di mettere tutte le manopole a tavoletta. Diciamo che i toni si possono portare a fondo scala, ma i due volumi eviterei di metterli al massimo: bisogna trovare il volume giusto, ben calibrato fra i due magneti, così come ben dosare il bilanciamento fra i due tramite la quinta manopolina. Il risultato sarà un suono decisamente pulito e preciso.

E' evidente che in tutto questo blabla un ruolo non secondario è giocato dall'amplificatore. Una Rickenbacker 360/12 necessita di un amplificatore all'altezza sennò sono guai: i suoni fanno schifo e la chitarra diventa insuonabile. Cito il mio caso personale. Posseggo un piccolo Fender Frontman a transistor da pochi watt che uso di solito per esercitarmi e che porto in giro nei locali piccoli: ebbene questo amplificatore non la regge minimamente questa chitarra. Impossibile accoppiare i due a meno che non suono a volume minimo. 

Invece il mio buon Egnater Tweaker112/40 a valvole è una meraviglia: i suoni sono puliti, caldi, perfetti, equilibrati. E' veramente possibile trovare delle timbriche e dei colori perfetti con questo amplificatore. Avrò modo di discutere di questo eccellente compagno di suonate in uno spazio specifico, perchè, credetemi, lo merita davvero.

Questo comunque per dire che un pessimo amplificatore può azzerare la qualità di qualsiasi chitarra, in particolare una chitarra dai suoni complessi come la Rickenbacker 360/12. Quindi se qualcuno si decidesse all'acquisto di una Rick 360/12 metta in conto anche la disponibilità di un amplificatore adeguato: sennò è un disastro. Lasciare perdere: è meglio...