Una bella prova musicale in compagnia del migliore amico dell'uomo...
Piccolo diario di un chitarrista appassionato di Rickenbacker...
lunedì 10 aprile 2017
mercoledì 5 aprile 2017
"Screams in the Backyard" ad Amelia
Una serata tutto sommato niente male quella di Amelia (Tr) dello scorso venerdì 31 marzo. Non c'era molta gente; eravamo quindi forse un po' demotivati, ma ci siamo decisamente sfogati con il classico tsunami di sound degli Screams in the Backyard.
Io mi ero portato la mia Rickenbacker 360/12 e la Fender Telecaster American Standard. La Ric 360/12 l'ho usata in pezzi molto pesanti dove dovevo fare essenzialmente delle ritmiche molto dure. L'ho suonata con un bel po' di distorsione (valvole + MXR '78 custom Badass) suonando principalmente le corde più basse. Il risultato è stato un sound "industriale" duro, ruvido, abbastanza metallico; un bel botto non c'è che dire. L'effetto che volevo ottenere era proprio questo: quindi sono rimasto molto soddisfatto.
Ovviamente sono rimasto molto soddisfatto anche della performance della Tele: un classico, senza sorprese, sempre affidabile. Un bel mulo da lavoro.
La cosa più positiva della Ric comunque rimane per me il manico. Per molti è un problema, dato che è piuttosto stretto, ma per me resta in assoluto uno dei più comodi che conosca. Ho potuto suonare parecchio, pestando a più non posso senza il minimo sforzo. Anche la grande dinamica dei pick up hi gain contribuisce a facilitare le cose.
Insomma la Rickenbacker 360/12 può essere secondo me impiegata anche nella musica "dura". Indicata per le ritmiche pesanti, si può usare anche per degli assoli decisamente particolari. Qualche problema per fare il bending, ma ci si può arrangiare...
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| Eccomi al lavoro con la Ric 360/12 |
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| E' il momento della Telecaster |
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| La foto più bella di tutte: con mio figlio Flavio alla batteria |
giovedì 30 marzo 2017
Gli "Screams in the Backyard" ad Amelia (Tr)
Gli "Screams in the Backyard", temutissimo gruppo con cui suono da più di 40 anni (!!!!), tornano con una serata live al mitico "Porcelli Tavern" di Amelia, uno dei templi storici della musica dal vivo del centro Italia.
Suoneremo il nostro più classico repertorio di brani originali in versione hard-psycho-blues: un bel po' di distorsione ed un bel po' di volume. Tanto per gradire.
Con me porterò anche la mia Rickenbacker 360/12 che suonerò con un mare di distorsione... Hai visto mai...
Come sempre la musica degli "Screams in the Backyard" logora chi non la suona...
Ci vediamo al Porcelli Tavern di Amelia (Tr) dalle ore 23.00 di
Venerdì 31 marzo 2017
giovedì 9 marzo 2017
Mooer Tender Octaver
Poco tempo fa ho deciso di acquistare (anche per via del prezzo molto accattivante) questo piccolo pedale della Mooer: il Tender Octaver.
Si tratta di un classico pedale Octaver (ovvero genera un suono un'ottava più bassa ed un'ottava più alta rispetto al suono di base) dalle dimensioni molto ridotte (è veramente piccolo!) e dalla qualità costruttiva decisamente buona.
Ho avuto modo di fare conoscenza in passato dei piccoli pedali della Mooer (ho visto un Wah-Wah microscopico ma forse il mio piede calibro 45 non gradirebbe...) poichè un amico chitarrista ne ha parecchi e devo dire che mi hanno sempre fatto una buona impressione. Siccome ho una valiga porta pedali piuttosto piccola ho adocchiato questo pedale e l'ho provato senza indugio. La prova mi ha convinto e l'ho comprato.
I comandi sono pochi e molto semplici da usare e questo è un asset (ormai si dice così... pazzesco!) decisamente importante per un mezzo deficiente incapace come il sottoscritto: quando ho a che fare con cose digitali con mille funzioni numeriche e con manuali di istruzioni grossi come l'elenco del telefono di Tokyo (spesso anche tradotti in un italiano grottesco - decisamente più chiaro l'inglese o il cinese) mi viene una bella crisi di nervi. C'è anche da dire che, a parte i summenzionati limiti personali, avere pedali semplici è sempre comodo quando si suona dal vivo e bisogna intervenire (spesso in penombra) tempestivamente sui suoni: un paio di girate alle manopole e via senza problemi.
Insomma questo piccolo Octaver è molto semplice da usare. Possiede tre manopole. La più grande centrale miscela il suono dall'origine (suono pulito) fino all'effetto pieno. Poi ci sono due piccole manopole: con una si aumenta o meno l'immissione dell'effetto octaver sull'ottava più bassa, con l'altra si fa lo stesso con l'ottava più alta. Tutto qui. Non c'è altro. Non serve quindi una laurea in informatica o in ingegneria
Il piccolo pedale in questione è un true by-pass: questo significa che quando è spento non crea interferenze o scocciature di alcun tipo sulla catena degli effetti. Insomma sparisce: come se non ci fosse. Questo aspetto sembra una cosa stupida, ma non è così. Esigete sempre pedali true by-pass perchè avere un pedale che altera il suono (ad esempio smorza il volume: un classico) anche quando è spento è una cosa che non si augura nemmeno al peggior nemico... I true by-pass magari costano una 'nticchia di più, ma sono soldi ben spesi. Credetemi.
Altro aspetto molto positivo di questo pedale è che non ronza e non fruscia (oooh: meno male!). Inoltre la qualità dell'effetto che produce è decisamente buona (non ha ritardi o cose strambe che ho sentito su Octaver economici o non molto aggiornati). Insomma il suo lavoro lo fa molto bene. Si chiama "Tender Octaver": ed è vero perchè non produce un effetto invadente o aggressivo.
A che serve un Octaver?
Personalmente ho attribuito al mio piccolo Mooer alcune funzioni importanti.
Spesso mi capita di suonare con qualche trio acustico o elettro-acustico del tipo: chitarra-percussione-voce oppure due chitarre e voce et similia. Usando anche un looper mi capita di registrare una volo una piccola sezione di basso realizzata con la chitarra e l'effetto octaver. Poi magari ci faccio qualche assolo. Il Tender Octaver (settato nella maniera giusta) è capace infatti di generare un suono molto affine al basso. In particolare ocn la mia Epiphone Casino si ottiene un effetto di basso molto caldo e vintage. Belloccio!
Insomma: tutto questo può essere un piccolo plus.
Inoltre con questo effetto si possono fare delle ritmiche molto particolari. La Rickenbacker 660 tira fuori un gran sound: con il distorsore poi il suono diventa decisamente "grosso". La chitarra ruggisce anche con gli assoli. In effetti tendo ad usare principalmente l'ottava bassa e poco o zero sulll'otava più alta. Il risultato è molto interessante.
La cosa più ganza è l'uso del Mooer Tender Octaver con la Rickenbacker 360/12. Miscelando le due ottave ed il suono pulito la Ric 360/12 suona come un organo. Può sembrare difficile a credersi, ma è proprio così. Non sembra più una chitarra, ma una tastiera. Se poi uno perde del tempo (molto tempo) a miscelare i suoni con la 5a manopola, le manopole dell'octaver, il Ric-o-Sound, veramente c'è da uscire pazzi.
In breve, il Mooer Tender Octaver è un pedale di gran qualità dal prezzo corretto. E' piccolo, semplice da usare e non crea problemi di sorta. Con le chitarre tradizionali può generare suoni molto ineressanti sia sul pulito che con il distorto. Per chi ne ha bisogno, può validamente generare suoni di basso molto verosimili. Il suono è sempre pulito e efficiente: niente ritorni, niente fruscii, niente schifezze.
Ovviamente l'Octaver non è un effetto che si usa in continuazione, ma di tanto in tanto. Magari miscelato con qualche cosa (un delay, una distorsione, ecc...) per tirare fuori qualche sound particolare. Anche con la Ric 360/12 si possono tirare fuori dei suoni molto particolari dall'uso da centillinare. Di certo quindi non sta lì sempre in funzione. Anche per questo il fatto che il Mooer Tender Octaver sia un true by-pass non è una cosa secondaria.
Insomma un piccolo pedale da tenere presente. Se poi uno non ha niente in contrario ad accludere nel proprio set di pedali un effetto dal colore rosa...
lunedì 13 febbraio 2017
La Rickenbacker 660 e la musica Funk

Alcuni giorni fa ho dovuto fare una serata di musica dal vivo funk con il mio gruppo dei Funk-X-Periment.
Francamente ero indeciso su quale chitarra scegliere per questa performance: la mia Telecaster American Standard oppure la Rickenbacker 660?
Ho optato per la Rick 660.
La chitarra, collegata al mio ampli Egnater Tweaker 40/112, si è comportata benissimo. Ottimo il sound, comodissimo il manico, leggera e pratica. Inoltre, avendo a disposizione la famosa 5a manopolina ho potuto avere a mia disposizione un ventaglio di sfumature di suoni praticamente infinito.
Ottima la resa con il Wah-Wah. Altri effetti impiegati: delay (un pizzico di Memory Boy), riverbero (Holy Grail) e qualche volta il tremolo (Boss Tr1).
Insomma la Rickenbacker 660 si è dimostrata un'ottima chitarra per fare il funk. E ancora incontro qualcuno che mi dice che ci si può fare solo la musica beat!
PS: tra le altre cose ho anche approfittato dell'occasione per mettere alla prova l'Egnater con il nuovo trasformatore. Non nascondo che avevo un po' di paura. Temevo che ci potesse essere il rischio che l'amplificatore mi piantasse in asso (vedi post precedenti). Invece tutto OK. Il nuovo trasformatore ha brillantemente superato la prova. L'ampli è rimasto acceso per almeno 5 ore (spesso tirato un bel po') e non mi ha mai creato problemi. E anche questa è andata!
lunedì 6 febbraio 2017
Lo "sticker"
Un profano potrebbe chiedersi: di cosa cavolo vuole parlare in questo post? Che cosa è lo "sticker"?!?!
Un attimo di calma e lo spiego.
Tutte le chitarre e i bassi Rickenbacker escono dalla fabbrica con uno sticker appiccicato sul battipenna: sto parlando di quel piccolo adesivo...
Potrà sembrare una scemenza parlare di un dettaglio così insignificante, ma, credetemi, non è così. Il mondo dei Rickenbackeriani è popolato da gente strana, altrimenti non saremo tutti così fissati con queste chitarre.
Esistono due tipi di sticker: uno rettangolare e uno ovale.
Quello rettangolare presenta la dicitura "Made in America". Quello ovale la dicitura "Proudly Made in the USA" (fatto con orgoglio negli USA).
Si intuisce da subito che le due etichette presentano delle differenze sostanziali ed anche qualche piccolo mistero. La prima cosa che mi viene in mente, e che non ho potuto non notare, è che lo sticker rettangolare cita l'America, quello ovale gli USA. Come mai lo sticker rettangolare non recita "Made in USA" (che è la formula commerciale corretta), ma un fantomatico riferimento all'America? Ricordo che la Rickenbacker produce tutti i suoi strumenti nello stesso stabilimento: non è che una 330 con la pecetta "Made in America" è fatta in Bolivia o in Canada: sempre dalla California viene... Mah!
Lo sticker ovale poi presenta questo avverbio "Proudly" che effettivamente riempie di orgoglio anche il possessore dello strumento: insomma siamo tutti orgogliosi, un tripudio di orgoglio e mi sembra anche coerente con questi anni Trumpiani. Diciamo che un possessore di uno strumento Rickenbacker con questo adesivo non dovrebbe avere problemi alle frontiere USA: un utile suggerimento ai richiedenti asilo.
La faccenda dello sticker rimarrebbe nella sfera del folclore se non fosse per un piccolo particolare. Esistono due partiti fieramente contrapposti. Ci sono quelli che lo staccano immediatamente (ma lo riappicciano nel libretto delle istruzioni: non si sa mai!) e quelli che lo tengono costi quel che costi.
Diciamo che, in termini puramente razionali, la cosa è sostanzialmente soggettiva: se lo vuoi tenere lo tieni, se lo vuoi staccare lo stacchi. Affari tuoi. Ma non è proprio così. Sembrerebbe (ma sottolineo sembrerebbe) che una chitarra Rickenbacker senza il suo sticker originale può valere meno (sia nuova che usata) rispetto ad una con il suo sticker in bella mostra sul battipenna. Insomma sono gli umori del mercato.
E io che ne penso? Innanzitutto preciso che la 360/12 ha lo sticker rettangolare, mentre la 660 ha quello ovale. Insomma li ho tutti e due. E non li ho staccati. Anzi: ci sto pure attento a che non si rovinino.
Sono cose da psicopatici, lo so: me lo dicono in tanti. Però io consiglierei di non staccarlo: datemi retta tenetelo...
PS: a coloro che l'hanno staccato e magari buttato o perso. credo che si possano trovare in vendita da qualche parte, ma non so chi li offre e quanto possano costare....
lunedì 23 gennaio 2017
Ancora problemi con il trasformatore dell'Egnater
Accidenti! Avevo cantato vittoria troppo presto! Dopo una mesata che avevo rimesso in piedi l'amplificatore (il mio fantastico Egnater Tweaker 40/112), a seguito della morte del trasformatore, l'ampli è collassato di nuovo: il trasformatore è andato per la seconda volta. La riparazione del vecchio trasformatore (vedi post precedente) non è servita a niente.
Ho portato quindi l'amplificatore da un esperto riparatore di amplificatori a valvole il quale mi ha detto di essere perfettamente a conoscenza della problematica in questione. Unica soluzione reale e definitiva: sostituzione del trasformatore.
In breve: è stato necessario acquistare uno specifico trasformatore della Classic Tone e farselo spedire dagli USA. La Classic Tone realizza un trasformatore fatto appositamente per l'Egnater Tweaker 40 che non necessita di adattamenti o lavori strani: si monta e si collega senza problemi e senza storie. Sono trasformatori di ottima qualità e soprattutto affidabili.
In questo link c'è il sito della Classic Tone.
Alla fine della fiera, trasformatore nuovo, spedizione e lavoro: ci sono voluti 240€. Una bella cifra, ma non avevo scelta. L'amplificatore merita: certo meriterebbe anche componenti migliori... Vabbè: lasciamo perdere.
Ora sembra tutto in ordine. L'ampli va che è una meraviglia e soprattutto spero di aver risolto definitivamente il problema (vista anche la sommetta spesa...)
Quindi la lezione aggiuntiva è: l'unica soluzione per risolvere il problema definitivamente è sostituire il trasformatore con uno nuovo di qualità. Il trasformatore originale è irrecuperabile perchè strutturalmente sottodimensionato e non si può fare niente. Va sostituito e stop. Probabilmente è meglio istallare un Classic Tone o un Mercury Magnetics perchè se ci si rivolge ad un trasformatore originale Egnater si finisce con il cadere nello stesso problema. Questi trasformatori, almeno da noi in europa, non vanno!
martedì 15 novembre 2016
Qualche noia con l'amplificatore: morto il trasformatore dell'Egnater Tweaker 40/112
Tempo fa, mentre stavo suonando in sala prove, il mio amplificatore Egnater Tweaker 40/112 è morto: si è spento improvvisamente. Ho pensato ad un fusibile, saltato magari per via di un qualche maledetto sbalzo di corrente: ma non era così. Non era scoppiato il fusibile.
Ho portato quindi l'ampli da un amico che ripara materiale elettronico, hi-fi e elettronica musicale il quale, dopo attenta analisi mi ha diagnosticato la bruciatura del trasformatore. Detta così equivale a dire una mezza catastrofe...
Cosa fare? In linea di principio bisognerebbe comprare un nuovo trasformatore: ma non è una cosa semplice. Nel frattempo ho fatto una piccola ricerca in rete e ho scoperto che questo incidente è piuttosto frequente sugli amplificatori Egnater Tweaker 40 (testata) e 40/112 (combo).
Gran brutta cosa... Sembrerebbe che la causa di questo incidente ricorrente sia da ricercare nel fatto che questo trasformatore è sostanzialmente sottodimensionato (birichini: forse per motivi di taglio ai costi?): ergo a lungo andare il trasformatore vi pianterà malinconicamente in asso. Pensate solo all'ipotesi del verificarsi di un simile evento mentre state suonando dal vivo: imbarazzo totale, s-concerto (in tutti i sensi), crollo emotivo...
Il mio amico tecnico mi ha quindi prospettato delle alternative:
- farsi mandare un trasformatore identico dalla Egnater: scelta non intelligente perchè vuol dire andare incontro inevitabilmente ad un incidente analogo nel breve periodo. Inoltre trasformatore nuovo e spedizione non sono una cosa proprio economica
- acquistare un trasformatore Mercury Magnetics. La Mercury Magnetics, conscia del tallone d'Achille di questi ampli, realizza trasformatori specifici potenziati e migliorati, che risolvono il problema definitivamente. Ho contattato la MM che mi ha informato che l'acquisto del trasformatore MM e la spedizione necessitano di circa 300€ (cacchio: mica da ridere...)
- ricostruire il vecchio trasformatore adattandolo ai 230 volts nostrani potenziandolo. Il Cielo ha voluto che in un piccolo paese vicino a dove vivo esista un elettricista che costruisce trasformatori e restaura vecchi amplificatori.
Contatto quindi il restauratore di trasformatori residente nel paesello il quale mi dice che bisogna vedere in che condizioni è il povero trasformatore per poter fare una diagnosi. Una volta portato, il restauratore elettrico mi vaticina che, sia pur ciancicato e sottodimensionato, questo trasformatore ha una buona struttura di base. Si può restaurare! Io grido al miracolo!
Per farla breve. In un paio di settimane e con circa 80€ (60€ la ricostruzione e upgrade del trasformatore e 20€ installazione dall'amico elettricista) ho risolto il problema.
L'amplificatore è ora perfettamente a posto: mi sembra anche che abbia un suono forse un po' più caldo e pieno rispetto a prima. Ma non so dire se sono gli effetti collaterali del miracolo.
In conclusione.
A TUTTI I POSSESSORI DI UN APLIFICATORE EGNATER TWEAKER 40 O TWEAKER 40/112
Esiste il rischio reale e concreto di morte improvvisa del trasformatore. Non è un evento sicuro al 100%, ma la percentuale di rischio è piuttosto elevata. Pertanto cercate di essere pronti preventivamente all'evenienza. Potrebbe essere necessario l'acquisto di un nuovo trasformatore (Mercury Magnetics o Classic Tone). C'è la possibilità tuttavia di ricostruire e fare l'upgrade del trasformatore grazie ai buoni uffici di un abile tecnico con grande risparmio di danaro, psicofarmaci (per l'esaurimento nervoso) e di tempo.
lunedì 7 novembre 2016
Un piccolo demo
Allego qui di seguito un video casareccio di una mia canzone: è un brano che ho scritto più di 30 anni fa (quando ero un ragazzino...) e che ho ri-arrangiato e registrato cantando e suonando tutto da solo.
In questo pezzo ho usato la Rickenbacker 360/12 come ritmica e la 660 per rifiniture e assoli.
Di sicuro questo video non è un granchè, però può dare un'idea di come uso queste incredibili chitarre.
martedì 4 ottobre 2016
Il Battipenna (Pickguard)
Il battipenna della 360/12 ha la peculiarità di essere su due livelli: viene infatti definito split-level pickguard.
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| Il battipenna canonico in bianco di una 370 |
Introdotto nel 1958 e mai più minimamente modificato, rappresenta uno strumento molto utile per agevolare l'uso della chitarra soprattutto, secondo me, quando si fanno dei grandi lavori di ritmica.
E' fatto di plastica rigida e diviso in due parti: dove sono collocate le manopole si trova il primo livello più basso, mentre sotto i pickup c'è un secondo battipenna sopraelevato sostenuto da alcuni sostegni (tre per la precisione). Su questo secondo pickguard sopraelevato viene solitamente appiccicato l'adesivo "Made in America" tipico delle Rickenbacker.
La 360/12 (in tutte le sue livree) presenta normalmente il battipenna di colore bianco (intonato con la placca copri truss posta sulla paletta). La Rickenbacker 660 invece ha il battipenna a due piani color oro (è sempre di plastica: non è d'oro...).
In effetti questi pickguard possono aver colori anche diversi dal bianco e può capitare di incontrare delle 360/12 con battipenna nero o oro.
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| Una 360 bianca con battipenna nero |
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| Sempre una 360 bianca ma con battipenna Gold |
Il battipenna nero viene solitamente montato su 360/ o 360/12 che hanno anche il famigerato R tailpiece nero (vedere specifico post sui tailpieces)
Queste variazioni cromatiche danno comunque un tocco molto particolare ad una chitarra già di per sè molto bella.
Tempo fa mi era passata per la testa l'idea di sostituire il battipenna bianco d'ordinanza con uno Gold. In effetti è possibile trovarlo in rete. Il problema è che, a rigor di logica, bisognerebbe sostituire anche la placca copri truss per mantenere un'armonia cromatica.
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| Una bella 360 Jetglo con battipenna Gold: che invidia... |
Mentre il pickguard si può trovare tutto sommato facilmente, la placca copri truss (con tanto di nome-marchio Rickenbacker) non è in vendita. Al limite la devi spedire e ti ri-colorano la tua originale. Se addirittura ti si rompe questa placca o la trovi usata magari su ebay (sperando che non sia una fregatura) oppure devi spedire il pezzo rotto alla Rickenbacker e poi ti mandano (dietro lauto prezzo) il pezzo sostitutivo. Il tutto, sembra, per proteggere il marchio dalle imitazioni. la storia di questa questa placca insomma meriterebbe un post a parte....
Comunque alla fine ho lasciato perdere. Mi tengo il pickguard che ho. Stop.
giovedì 1 settembre 2016
La Rickenbacker 660 dal vivo
Qualche settimana fa ho deciso, vincendo una serie di paure, di portarmi dietro la Rickenbacker 660 per una serata dal vivo durante una bella serata estiva. Eh sì, avevo paura: avevo paura che mi si rovinasse, che me la fregassero, e che diavolo ne so io... Quindi, invece di portarmi la solita Epiphone Casino, ho deciso di prendere questa benedetta chitarra. Del resto dovevo suonare per un bel po' e la 660 è leggera e maneggevole: alla fine mi sono deciso.
Queste sono quindi le mie impressioni su questa "prima volta" dal vivo con questa chitarra.
Innanzitutto devo dire che come amplificatore ho usato il mio piccolo Ashdown da 30W da basso con cono da 10''. Perchè una simile combinazione? Semplicemente perchè mi ero portato dietro anche il basso perchè forse (ripeto forse) in qualche pezzo avrei dovuto suonare il basso. Alla fine il basso non l'ho suonato mai: ho sempre suonato la chitarra attaccata a questo piccolo ampli da basso.
Come effetti ho usato l'Holy Grail (riverbero) e il Memory Boy (Delay) dell'Electro Harmonix, il tremolo TR-1 della Boss, Cry Baby.
Ho suonato con i Bad Katherine Sons, una formazione (due chitarre e voce) con cui suoniamo blues classico e soul. In questa serata si è aggregato un batterista.
Veniamo al dunque.
La Rickenbacker si è comportata benissimo. Nonostante le non poca umidità ha sempre tenuto l'accordatura in modo ineccepibile. Il manico comodissimo e scorrevole come una pista da bowling: mai un fastidio con le mani nonostante le tante ore di suonata...
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| Un primo piano della mia Ric 660 |
I suoni sono stati fantastici nonostante un ampli non proprio appropriato. Sembrava che avesse una specie di chorus: il suono era così limpido, pieno e caldo che, con la ritmica, riempiva anche la parte di basso.
Una persona del pubblico mi ha infatti chiesto se ci fosse un basso in sottofondo da qualche parte: era invece semplicemente il suono pieno della chitarra forse sostenuta dal tipo di amplificatore. I toaster sono dei pick up magnifici. Con la 5a manopola, dovo aver collocato la levetta selettore dei pick up in mezzo, sono riuscito a dosare i suoni mixando i due pick up a mio piacimento ottenendo dei suoni sempre diversi a secondo del pezzo che dovevo suonare.
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| Eccomi qui all'opera |
Nel complesso sono rimasto molto soddisfatto: questa chitarra è semplicemente eccezionale ed è una perfetta partner per queste performance dal vivo. Ha risposto benissimo anche per il genere di musica che abbiamo suonato. E' pratica, maneggevole, affidabile.
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| I Bad Katherine Sons (BKS) |
Ho ricevuto poi molti complimenti da altri musicisti che hanno guardato con molta ammirazione questa bellissima chitarra: un chitarrista mi ha detto che era la prima volta che vedeva questa chitarra Rickenbacker di cui aveva solo sentito parlare come una leggenda.
Insomma sono stato molto gratificato e credo che questa splendida Rickenbacker 660 mi seguirà molto spesso nelle mie serate live.
lunedì 25 luglio 2016
Convertire una 360/12 in una 360/6
Tempo fa chiacchieravo con un amico, anche lui chitarrista, che apprezzava molto la Rickenbacker 360/12 per la sua qualità costruttiva e originalità del sound. Riteneva tuttavia che l'impiego di questa chitarra potesse essere piuttosto limitato rispetto ad una chitarra a 6 corde. Poichè il manico ed il sound della 360/12 gli piaceva molto, si domandava se non poteva essere il caso di trasformarla, anche per un periodo di tempo limitato, in una 6 corde.
La questione di trasformare una 360/12 in una 360 a 6 corde non è certo una novità. Nei forum se ne parla. Effettivamente non è una questione secondaria, ma necessita di alcune riflessioni.
Ricordo poi che la questione era risaltata fuori, su questo blog, nel momento in cui ho sostituito l'R tailpiece con il Trapeze.
In linea di principio, togliere 6 corde dalla Ric 360/12 non è una cosa impossibile (mentre è complicatissimo il contrario ovviamente). In teoria uno sfila le sei corde che caratterizzano la 12 corde e tiene quelle con la scalatura da 6 corde. Questo in teoria. Ma in pratica?
La prima cosa che mi viene in mente è che con questa operazione la tensione complessiva sul manico si riduce sensibilmente: questo vuol dire che inevitabilmente bisognerà lavorare sul double truss perchè il manico si muoverà. Già questa per me è una mezza seccatura perchè lavorare su due truss non è uno scherzo: regolare il manico è un'operazione delicata che va fatta solo quando necessario.
Inoltre chi ha provato questa operazione ha rilevato il fatto che le meccaniche inutilizzate della 12 corde tendono a vibrare creando qualche fastidio quando si suona. In teoria bisognerebbe almeno smontare sei chiavi: e poi le sellette rimaste vuote?
E' vero che la struttura della chitarra e del manico di una 360/12 sono sostanzialmente identiche alla 360/6: ma la spaziatura delle corde potrebbe non essere proprio identica perchè il capotasto alla paletta è realizzato per ospitare sei coppie di corde... Bisognerebbe sostituire anche 'sto benedetto capotasto... uff...
E poi c'è sempre l'incognita R tailpiece: levare le corde è un attimo ma, in caso di ripensamenti, rimetterle è un incubo. Con il Trapeze è certamente più semplice...
I ripensamenti! E poi se uno ci ripensa e vuole rimettere su le corde, mi viene la pelle d'oca al solo pensiero...
Tutto questo per dire: ne vale la pena? Se ho preso una 360/12 è perchè volevo una Rickenbacker 360/12 non una a 6 corde. Fare tutto questo casino su una chitarra così sensibile e delicata, mi sembra un azzardo inutile: e poi adesso ho la 660 che ha sei corde e suona benissimo.
In breve, io personalmente non farei una cosa del genere: se uno non è convinto di una 12 corde è bene che si rivolga ad una 6 corde senza tentare esperimenti strani...
Insomma: non mi sembra una buona idea. Anzi...
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