martedì 19 maggio 2015

Vi presento il Basso "Arx"

Il purista, gran capiscione di bassi, avrà di certo già storto il naso: "e che cavolo è un basso Arx?". Per colmare l'enorme lacuna conoscitiva del nostro scorbutico esperto di bassi procedo subito a fornire qualche spiegazione.

Ieri il mio amico Sergio (grande conoscitore di musica blues, grande Bluesman e sopraffino costruttore di chitarre) mi ha consegnato il basso "Arx" che gli avevo commissionato qualche tempo fa. Si tratta di uno strumento "artigianale", fatto su mia specifica richiesta, con delle caratterstiche precise che io avevo chiesto a Sergio e che lui ha perfettamente realizzato come volevo.

Si tratta di un basso semiacustico e fretless (senza tasti). Lo stile richiama la Gibson ES-335 Walnut (che io adoro...): quel suo colore antique walnut brown, non troppo lucido-non troppo opaco semi anticato, è eccellente. Le meccaniche dorate spiccano molto con questa tonalità di colore. Il manico è molto scorrevole: ho montato del corde flat che filano che è un piacere.



Positiva anche la resa sonora: regolando i toni si riesce ad ottenere un suono molto contrabbassistico: insomma suoni molto caldi e malinconici.

L'ho chiamato Arx come uno dei luoghi più sacri dell'Antica Roma: speriamo che sia di buon auspicio.

Penso che userò questo basso per fare il blues classico (non molto tirato) e il blues con sentore di Jazz (non sono un musicista jazz...): roba insomma da suonare nelle bollenti notti d'estate, fuori davanti la porta di casa con qualche amico e qualcosina da bere...

Unica piccola pecca: pesicchia. Ma penso che con un po' di esercizio fisico si può facilmente ovviare al problema...

venerdì 15 maggio 2015

Robben Ford a Roma

Ieri sono stato al concerto che Robben Ford ha tenuto presso l'Auditorium della musica di Roma. Un concerto meraviglioso: ottimo sound, eccellente repertorio, tecnica stratosferica.

Tutta la band ha avuto un tiro trascinante su tutti i pezzi: mai il benchè minimo calo di tensione. Una serata fantastica. 

Molto blues, un bel po' di funk, contaminazioni jazz: il massimo. 

Di altissimo livello tutta la band: Robben Ford è sempre uno dei più grandi chitarristi in circolazione. Che strumenti e che amplificatori...

Da segnalare anche la pregevole esibizione della band italiana che ha aperto il concerto di Robben Ford.

A tutti i chitarristi e le chitarriste soprattutto giovani che vogliono farsi una cultura d'ascolto di blues e funk suggerisco di sentire alcuni pezzi di questo grandissimo chitarrista, elemento fondamentale per una cultura musicale degna di questo nome.

Il suo sito lo potete visionare su questo link

venerdì 8 maggio 2015

Rickenbacker 360/12 vs 330/12

Argomento piuttosto delicato e dibattuto fra gli appassionati di Rickenbacker e non, è senza dubbio quello del confronto fra la Rickenbacker 360/12 e la sorella 330/12.

La questione non è di secondaria importanza vista la grande somiglianza fra le due chitarre e la non secondaria differenza di prezzo. Cosa distingue dunque queste due chitarre? Sulla base di queste differenze, vale la diversità di prezzo? Vale la pena investire più soldi nella 360/12?

Innanzitutto vediamo di cosa stiamo parlando.
 
Una Rickenbacker 330/12 Jetglo


Una Rickenbacker 360/12 Jetglo

 
Se si dà uno sguardo al sito ufficiale Rickenbacker e si fa un confronto fra queste due chitarre  utilizzando la funzione "compare models" si noterà immediatamente  che non si notano grandi differenze. Da un punto di vista tecnico e strutturale le chitarre sono praticamente identiche: stesse misure, stesse caratteristiche, stesse dimensioni, stessi materiali, stessi magneti. Le uniche differenze che si notano riguardano il fatto che la 360/12, rispetto alla 330/12, ha il binding, il Ric-o-Sound e i segnatasti con inserti triangolari  invece che a punti (dot). 

Ovviamente vi è anche una discreta differenza estetica dato che la 330/12 presenta i famosi "corni" appuntiti, mentre la 360/12 ha le corna smussate.

Ma da un punto di vista pratico, cosa cambia? Queste due chitarre alla fin fine suonano allo stesso modo o no?

Sinceramente io non ho avuto modo di fare un confronto personale, non ho un'esperienza diretta. A guardarle così alla fine queste due chitarre dovrebbero suonare in pratica allo stesso modo. 

La differenza principale,secondo me, è prima di tutto estetica: si tratta sostanzialmente di preferire le corna appuntite della 330/12 o le corna smussate della 360/12. Il Binding ovviamente rende la 360/12 più bella ed elegante: lo stesso dicasi degli intarsi sulla testiera come segnatasti rispetto ai semplici dots.

Ovviamente il Ric-o-Sound, di cui ho parlato su questo blog è un optional interessante che rende la 360/12 uno strumento molto particolare con funzioni e sonorità molto originali. Certo, bisogna perderci un po' di tempo ed usarlo (se si ha intenzione di farlo...). Come ho già scritto il binding sulla tastiera potrebbe rendere più scorrevole l'uso della mano sinistra sulla 360/12 rispetto alla 330/12 che non ha il neck-binding. 

In rete ho poi letto che qualcuno sostiene che la presenza del neck-binding renda la tastiera della 360/12 leggermente più stretta rispetto a quella della 330/12 (considerando che la tastiera di queste chitarre non è particolarmente larga...) Sempre in rete qualcuno afferma che, essendo chitarre semiacustiche, le punte della 330/12 restituiscono dei suoni più metallici mentre la 360/12, con le sue corna spuntate, avrebbe dei suoni più caldi. Sono tutte cose, queste, che non sono in grado al momento di confermare con la mia esperienza diretta.

Insomma che dire? Le due chitarre sono molto simili, ma la 360/12 costa un po' di più. Vale la pena spendere questi soldi in più? Questa è la domanda delle domande...

Per quanto mi riguarda devo dire che la 360/12 mi è subito piaciuta per il suo look, mi sembra meno datata rispetto alla 330/12 che in sostanza sembra un po' la "sorella povera" della 360/12. Non è un caso che la 360/12 viene indicata come "De Luxe". Certo si tratta di valutazioni personali, ma in certi casi possono pesare anche queste considerazioni.

Non bisogna dimenticare poi che quando si tratta di acquistare una Rickenbacker non sempre si ha un grande margine di manovra e di scelta: talvolta bisogna prendere quello che si trova. Almeno in Italia funziona così. Non sempre quindi si può scegliere...

 

giovedì 23 aprile 2015

Parliamo di "Binding"

Il "binding" è una fasciatura che viene posta sul profilo della chitarra. Lo si può trovare sul corpo, sugli inserti, sul manico.
 
Di solito, ma non sempre, appare come una bordatura bianca con funzioni per lo più estetiche poichè dà risalto ai profili dello strumento.

La Rickenbacker 360/12 presenta il binding sul manico e sul corpo chitarra: si tratta di una profilatura bianca. Il binding sul corpo è collocato sulla bordatura del dorso e sul bordo della buca (cat-eye hole)

Si può dire che, nel caso della Rickenbacker 360/12 - come nel caso di altre chitarre - il binding abbia una funzione prettamente estetica dato che in effetti garantisce maggiore rilievo a queste parti della chitarra. Non c'è che dire che per una Rickenbacker in tonalità Jetglo il binding è molto elegante. 


Questo è certamente vero per quanto riguarda la bordatura apposta sul corpo. Il binding del manico (sul profilo superiore ed inferiore) secondo me ha anche una funzione molto più pratica. Ho notato infatti che chitarre dotate di binding sul manico hanno una tastiera decisamente più scorrevole. In pratica il binding consente un'agilità ed una scorrevolezza con la mano sinistra (soprattutto per le operazioni svolte con il pollice nella parte superiore del manico dove la mano scorre di continuo) che una tastiera senza binding non mi sembra avere.


Certo potrebbe essere una mia impressione. Tuttavia il binding, oltre ad avere uno scopo estetico (la chitarra è molto più bella cacchio!), ha forse una sua funzionalità da non sottovalutare, soprattutto per una 12 corde che come uso può risultare più faticoso di una normale 6 corde.

sabato 18 aprile 2015

Basso Ibanez-SDGR SRX 300

Voglio dedicare questo post al mio basso Ibanez SDGR SRX 300.


Ho acquistato questo strumento un bel po' di anni fa e non l'ho pagato molto. Si tratta infatti di un basso piuttosto economico. Tuttavia devo dire che, dopo aver provato parecchi altri bassi di categoria e prezzi decisamente più elevati, quando ho preso in mano questo subito me ne sono quasi innamorato. Mi è piaciuto da subito, e senza chiedere il prezzo: l'avrei preso comunque.

Ribadisco che si tratta di un basso di fascia non troppo alta, ma il manico è molto comodo, i suoni belli e corposi facilmente personalizzabili grazie ai controlli presenti. Come impostazione fisica direi che ha un non so che di chitarristico. Non è particolarmente pesante e ci si può suonare parecchie ore di fila senza ricorrere all'ausilio del Dottor Gibaud per una lussazione della spalla. La tastiera è comoda e non ti fa buttare i polpastrelli e le mani.

Un basso molto agevole da suonare e nel complesso robusto ed affidabile. Tiene l'accordatura che è una meraviglia: le meccaniche sono precise.

L'unica osservazione che posso fare riguarda il fatto che sia un basso attivo. Francamente non sono un amante degli strumenti "attivi" come chitarre e bassi. 

Riconosco che sicuramente hanno più potenza e forza di volume, ma il fatto di dipendere da una batteria da 9v non mi fa mai stare tranquillo quando vado a suonare dal vivo. Per ovviare a questo sono ricorso alle batterie ricaricabili: però è sempre una bella seccatura. Prima di ogni performance dal vivo devo ricaricare la batteria al massimo per evitare di rimanere a secco mentre suono e mi devo portare appresso sempre una batteria di ricambio (non si sa mai). Ho sempre il terrore che la batteria si scarichi su più bello, che il basso perda volume e potenza. E se poi ti dimentichi il jack attaccato (quando magari fai una pausa in prova o dal vivo), si scarica la batteria. E che cavolo!

E poi, daje oggi, daje domani, mi si è rotta la cuffia porta batteria del basso e ho pure perso una vite dell'alloggiamento batteria mentre facevo un cambio al volo mentre suonavo live.  Ho rimediato al tutto molto facilmente, ma, per me, è sempre una rottura. Insomma, gli strumenti attivi non fanno per me. 

Questo però nulla toglie alle buone qualità complessive di questo strumento.
 
Per me che faccio il bassista come "tappabuchi", questo è infatti un buon strumento: pratico, agevole, versatile. Insomma è un mulo, uno strumento da lavoro onesto, fedele e senza pretese. E quando si va a suonare, magari un bel po' di cover per ore e ore, è di questo che si ha bisogno.

Questo blu elettrico non mi fa impazzire, ma c'era solo di questo colore: quindi pazienza.

Con le corde adatte si riesce a tirare fuori delle timbriche molto interessanti: a me piacciono molto quelle decisamente ruvide e con questo basso ci riesco benissimo. Regolando opportunamente il ponte è possibile "sleppare" senza problemi.

Insomma mi piace molto suonare il basso e con questo Ibanez mi diverto davvero parecchio.

Mi permetto di consigliare questo strumento a chi si avvicina al basso o a chi ha bisogno di un vero e proprio muletto da guerra: se si riesce a trovare usato, lo si può acquistare con una spesa modica e se è in buone condizioni vale tutti i soldi spesi. Buono per tutti i generi, ma predilige il rock e il funk: per il blues è un po' metallico, ma i suoni si possono regolare abbastanza bene. Ottimo per chi è solito fare sessioni molto lunghe.

Inoltre approfitto di questo post per invitare i giovani musicisti (ragazze e ragazzi) a suonare il basso. E' uno strumento bellissimo e fondamentale, ma spesso snobbato perchè ritenuto un ruolo di serie B. Invece non è vero: il basso è, insieme alla batteria, il perno centrale di qualsiasi band (rock, funk, blues). Un bravo bassista riesce a dare quel tiro essenziale ad una buona esecuzione musicale: un bassista mediocre farà affondare qualsiasi virtuoso della chitarra o della tastiera. Insomma, coltivate la passione per il basso!!!





giovedì 9 aprile 2015

Rickenbacker 360/12 Montezuma Brown

In un mio post precedente, ho chiacchierato dei colori base, delle livree classiche, con le quali è più comunemente possibile venire in contatto con la Rickenbacker 360/12. Si tratta infatti di colori molto diffusi: quando si intende acquistare una chitarra come questa è pertanto molto facile, molto probabile, imbattersi in uno di questi colori standard.

Ovviamente esistono delle colorazioni particolari, magari realizzate in periodo di tempo molto limitato: ciò rende queste chitarre un oggetto da collezione piuttosto raro e molto costoso. Difficile trovarle e se si trovano, nel caso in cui si intendesse "pensare" all'acquisto, bisogna prepararsi a sgancare un bel po' di quattrini.

Tra le colorazioni non standard, una delle più affascinanti e certamente più accattivanti è senza dubbio la colorazione Montezuma Brown.

Da quello che sono riuscito a capire, la Rickenbacker 360/12 Montezuma Brown è stata messa in produzione negli anni 2003-2004: gli ultimi esemplari sarebbero stati realizzati nel 2005. Dopo questa data non sono state più realizzate Rickenbacker 360/12 in tonalità Montezuma Brown.

Ovviamente con questa colorazione sono stati realizzati altri modelli di chitarre e bassi Rickenbacker.

Facendo una piccola ricerca in giro sulla rete ho notato che è possibile trovare Rickenbacker 360/12 Montezuma Brown che possono montare sia i pick-up hi-gain che i toaster. 

 
In qualche caso è possibile trovare esemplari (360 a 6 corde non so francamente se ne esistano a 12 corde) con accessori neri in tonalità Montezuma Brown Amber.

Una Ric 360 Montezuma Brown Amber
Insomma si tratta di uno strumento esteticamente molto bello. Direi forse che questa è una delle colorazioni più belle che la Rickenbacker abbia realizzato. Come ho già detto, certamente un interessante oggetto da collezione: bello, raro e costoso...

lunedì 30 marzo 2015

I "Cassius' Heads" LIVE!

Come sempre approfitto di questo blog musicale per fare un po' di pubblicità agli eventi dei miei gruppi. In questo caso voglio segnalare agli amanti del Funk che mercoledì prossimo 1 aprile 2015 (proprio il 1 aprile e non è uno scherzo) suonerò dal vivo con il mio gruppo funk: i Cassius' Heads.

In questa formazione, composta da batteria, basso, percussioni, chitarra e tastiera, suoniamo pezzi nostri originali in forte stile funk anni '70. Io suono in questa occasione la tastiera: suono altre volte la chitarra (solitamente la mia Epiphone Casino Natural dei primi '90 con wah wah a tavolettaaaa), ma in questo caso mi porterò appresso il mio pesantissimo piano Yamaha perchè ha un suono simil-Rhodes che mi fa morire.... La Rickenbacker rimane a casa...

I Cassius' Heads hanno anche una pagina Facebook da qualche parte (che cura mia moglie - io non sono nemmeno presente su Fb) giusto se qualcuno vuole avere maggiori dettagli su questo incredibile gruppo e sulla serata in questione. Se vi può interessare qualcosa andate su questa pagina quindi...

Però questo video casareccio realizzato su una canzone dei Cassius' Heads -" But I love the law" - durante una nostra performance live a Spoleto, lo inserisco...


PS: visto che si parla di musica dal vivo, mi permetto anche un piccolo sfogo. Recentemente sono andato ad assistere ad un concerto di un duo di musicisti (sic!) che dicevano di fare pop alternativo, rock demenziale. Beh, di demenziale c'era solo la mia partecipazione al limite del sopportabile. Non basta dire cose strane, suonare a casaccio sulla chitarra o su una tastiera per definirsi "musicisti" o, peggio, "artisti". Questo duo di deficienti (che sembra riscuotere un certo successo fra altri deficienti loro pari) è l'esemplificazione di come siamo finiti in basso in termini di cultura musicale. Una serata fatta di niente: niente musica, niente spettacolo, niente cabaret, niente testi, niente di niente. Il tutto fra gli applausi sconcertanti di un pubblico bovino che ormai può essere insultato dal primo che passa...

Per chi, come il sottoscritto, dedica grande impegno a questo hobby (con prove, rifiniture, arraggiamenti, ricerca dei suoni, spese notevoli per strumenti e cavoli vari, ecc...) il fatto che si esibisca questa gente dà un po' fastidio. Non bastavano i finti musicisti con le tastierine ed i computer che fanno finta di suonare e fanno ballare il popolino, o i dj che con due scemenze mettono insieme una serata, o il karaoke che fa diventare la "ridicolaggine" spettacolo. Ora arrivano pure questi furbacchioni che spacciano la loro incapacità per forma di arte altamente culturale ed impegnata: il tutto fa molto "intellettuale" ed "intelligente".

Beh: io non ci sto. Ed invito tutte le persone che vanno ad ascoltare musica dal vivo, ad essere più esigente e a pretendere di non essere oltraggiata dal primo (duo) che passa. E questa regola penso che debba valere in primo luogo per il sottoscritto: quando devo andare a suonare ho il dovere di essere ben preparato. Prima di tutto per il rispetto che si deve a chi ti sta ascoltando.

Stop.

mercoledì 25 marzo 2015

"R" Tailpiece

Oggi voglio affrontare un tema caldo in materia di Rickenbacker. Ma che dico caldo! Bollente! Rovente! Da fusione nucleare! Si tratta insomma di un argomento molto delicato (è propro il caso di dirlo) che comunque deve essere trattato con la dovuta calma. Ma procediamo con ordine

L'oggetto della discussione odierna è il famosissimo "R" Tailpiece della Rickenbacker ovvero la cordiera-tendi-corde che si trova montata su moltissimi modelli di chitarre Rickenbacker fra i quali la Ric 360/12. Si tratta di un dispositivo molto importante che è montato nella base del corpo in legno della chitarra e fissato con due viti. Esteticamente è molto bello perchè riporta di fatto il logo "R" della Rickenbacker: qualcuno lo considera un po' barocco, ma devo dire che esteticamente non è niente male. Si tratta di un dispositivo tuttavia molto importante poichè nel tailpiece sono ancorate le corde che poi vengono tese e "tirate" sulla paletta. L'intera stabilità delle corde nonchè la qualità della loro accordatura dipende molto dalla qualità costruttiva questo dispositivo.

Apparentemente si tratta di un oggetto, che nella sua ovvietà, non dovrebbe meritare particolare attenzione per quanto è scontato. Invece non è così. Il tailpiece "R" è invece al centro di un accaloratissimo dibattito sotto molti punti di vista.

Iniziamo dal primo e più innocuo. 

Sui modelli più vintage (ad esempio la 360/12 C63) la Rickenbacker monta, invece del "R" tailpiece, l'altrettanto famosissimo "trapeze" tailpiece, un tendicorde a forma di trapezio appunto. Ora sulla questione tailpiece si sono creati due schieramenti. Alcuni sostengono infatti che il "trapeze" sia di gran lunga da preferire al tailpiece "R" perchè in primo luogo consente una più semplice sostituzione delle corde (a tale proposito vedere un mio specifico post). Il tailpiece "R" sembra essere per molti estremamente scomodo per sostituire le corde: alcuni sostengono questa tesi altri la smentiscono. Il "trapeze" insomma consentirebbe una sostituzione "elementare" delle corde senza arzigogoli e giri strani. Inoltre alcuni sostengono che il trapeze mantenga l'accordatura più a lungo del "R" tailpiece che invece sarebbe più instabile. Alcuni confermano questa tesi, altri la smentiscono seccamente.

Fino a qui sarebbero delle discussioni più o meno leggere. Solo che la faccenda si complica.

Se uno effettua una piccola indagine in rete noterà che alcuni chitarristi lamentano la rottura del "R" tailpiece.  A tale proposito, visto che non si tratta di una questione da due soldi, ho cercato di fare un'indagine in rete.

La casistica di questo tipo di incidente sembra molto varia sotto molti aspetti. 

C'è chi ha subìto la rottura del "R" mentre suonava facendo delle prove, chi mentre era su un palco mentre suonava dal vivo. C'è chi aveva riposto la chitarra nella custodia la sera prima ed il giorno dopo, aprendo la custodia, ha trovato il tailpiece distrutto. C'è chi aveva messo in custodia la chitarra e lasciata là per un mese e poi ha scoperto, ritirandola fuori, una vera e propria "esplosione" del "R". Un chitarrista ha avuto la rottura del "R" mentre suonava e per un pelo le 12 corde, letteralmente esplose, non lo hanno sfigurato nel volto. Insomma sembra che l'uso o il prolungato riposo non siano fattori determinanti a scatenare questo fenomeno. 

C'è chi ha avuto una rottura del tailpiece improvvisa, c'è chi invece aveva notato delle lesioni, scheggiature e fratture sulla "R" prima della rottura.
 
Inoltre  sembrerebbe che i tailpiece "R" neri siano più facilmente soggetti a rottura rispetto a quelli cromati. 

Da quello che ho potuto capire, i modelli più soggetti a questo tipo di danno sono ovviamente quelli un po' più vecchi (suppongo per usura naturale dovuta all'età). Non mancano però episodi che interessano chitarre relativamente nuove. In particolare sembrano più soggetti a rottura i modelli fine anni '80-anni '90. Ce ne sono alcuni poi dei primi anni 2000. Dopo sembra che vengano riportati meno episodi. I modelli con 12 corde sembrerebbero più interessati da questo problema anche in considerazione della forza di tiraggio considerevolmente maggiore rispetto ad una sei corde. Questi dati devono essere presi ovviamente con le molle: possono dire tutto, ma possono anche non dire niente o magari dire poco.

Ho  notato poi che è stato ammesso (non so se ufficilamente dal costruttore) che effettivamente i tailpiece "R" neri erano più delicati a causa del processo di lavorazione: non credo infatti che siano più in produzione. Sembrerebbe poi che (anche in questo caso non so bene se per ammissione del costruttore o meno) i "R" tailpiece di ultima generazione siano di qualità costruttiva decisamente più robusta che in passato.

Che conclusioni trarre da questa discussione?

La prima cosa che posso dire è che il problema certamente esiste o, spero, si è posto in passato e, torno a sperare, ora sembrerebbe risolto.  Comunque il problema esiste e può presentarsi. Ed è una gigantesca rottura di scatole!

Non è possibile capire, almeno per me è molto difficile, la dimensione statistica di questo problema. Sono pochi casi isolati? Si tratta di alcuni modelli di alcune annate? Quanto è frequente questa rottura? E' un fatto inevitabile? Bisogna aspettarsi prima o poi l'esplosione del "R" tailpiece?

Se uno va a vedere in rete, si trova una casistica molto varia: ci sono chitarristi che hanno modelli da 50 anni in perfette condizioni - mai accaduto nulla del genere. Allo stesso modo moltissimi possessori di Rickenbacker non hanno mai avuto problemi di questo o di alcun genere.

Che comunque il tailpiece "R" sia piuttosto delicato, anche al confronto con il "trapeze" questo mi sembra abbastanza acclarato.  Sulla base di quanto detto cosa posso suggerire?

C'è qualcuno che usa il tailpiece "R" come un Bigsby, come una leva da vibrato: direi che è una cosa da evitare tassativamente.

Se notate improvvise lesioni sul "R" tailpiece bisogna stare in guardia perchè vuol dire che si sta probabilmente per rompere.  E sono dolori.

Se dovete acquistare una chitarra Ric (sia che sia nuova, ma soprattutto se usata ) che monta il tailpiece "R" (soprattutto se è una 12 corde) verificare sempre il suo stato: se ci sono graffi, fratture o cose strane, lasciare perdere o chiedere uno sconto molto sostanzioso. 

Riporre sempre la chitarra con molta cura: evitare colpi. Evitare di appoggiare sopra la custodia pesi che possano stressare il tendicorde a "R".

Prestare moltissima attenzione quando si cambiano le corde, in particolare se si tratta di una 12 corde. Variazioni improvvise di tensione possono stressare il tailpiece che, se fosse danneggiato o particolarmente delicato, si potrebbe rompere. In qualche caso addirittura, a seguito della rottura di una o più corde, qualcuno ha riportato che il tailpiece "R" è penetrato nel corpo chitarra lesionando il legno, anche inclinandosi su un lato. Cose da pazzi!!! 

Quindi, quando si cambiano le corde (soprattutto se due o più corde) cercate sempre di mantenere uniforme la forza di trazione. Fate il possibile ovvio! A maggior ragione questa accortezza deve essere seguita quando si cambiano tutte le corde. Mantenere una trazione costante, non squilibrata da una parte o dall'altra: cercate di cambiare la corde laterali e poi procedere con quelle centrali per esempio.

Si può cambiare il tailpiece "R"? Certo che si può. I rivenditori ufficiali (generalmente negli USA) lo vendono per cifre non proprio economiche.  Purtroppo è un ricambio che costa assai (verificare i costi aggiornati in rete). Soprattutto pretendono che venga restituito il pezzo rotto (spedizione a spese del povero cliente): sembra che serva per scoraggiare il commercio dei pezzi di ricambio o il montaggio su repliche. Insomma, non è una cosa semplicissima e gradevole.

Qualcuno suggerisce di sostituire il tailpiece "R" con il trapeze per "tagliare la testa al toro". In linea teorica ciò non è possibile perchè i due tailpiece hanno punti di avvitamento sul corpo della chitarra differenti (figurarsi!).  E chi si mette a bucare con un trapano il corpo di una Rickenbacker?!?!? Non scherziamo...
E' tuttavia possibile acquistare un kit che permette di adattare il trapeze ai buchi del tailpiece "R", però non so dove si possa acquistare.

A questo punto mi piacerebbe sapere se chitarristi Rickenbacker italiani hanno esperienza di qualcosa di simile. Altrettanto utili sono suggerimenti, indicazioni, consigli in proposito.

Comunque cerchiamo di essere sempre vigili....

giovedì 12 marzo 2015

MXR Custom Badass '78 Distortion

Alcuni mesi fa, spinto un po' dalla curiosità e dal prezzo molto interessante con il quale mi è stato proposto, ho acquistato il MXR Custom Badass '78 Distortion

Premetto che non sono un grande amante degli effetti da aggiungere alla chitarra. Soprattutto in tema di distorsori e fuzz, preferisco sempre il suono del gain delle valvole. Tuttavia in questo caso ho fatto un'eccezione perchè questo pedale funge da utile "rinforzino" soprattutto quando devo suonare dal vivo con il mio gruppo degli "Screams in the Backyard".

Infatti il Custom Badass '78 è un distorsore tutto analogico con una sonorità molto vintage: è possibile infatti ottenere delle distorsioni molto hard blues che sporcano efficacemente il suono della chitarra rendendola più rauca, rugginosa, ruvida come piace a me. Utilissimo il tasto "crunch" che aggiunge ulteriore vigore alla distorsione. Per chi suona musica in stile rock classico anni '70 (ma anche '60), rock-blues, west-coast classics e cose del genere, direi che è più che indicato. Non mi sembra molto adatto forse per fare Heavy Metal o roba del genere.

Ovviamente uso questo pedale con la mia Fender Telecaster American Standard: con la Rickenbacker 360/12 mi sono limitato, per ora, ad increspare leggermente il suono utilizzando anche un tremolo per ottenere delle sonorità piuttosto psicadeliche. 

Con il mio amplificatore Egnater Tweaker 40 combo il risultato è molto interessante: suoni caldi e pieni, distorsione (anche con il gain) molto calda e rugginosa. Anche con il mio piccolo Fender Frontman da 10 watt (che mi porto dietro nei localini quando non c'è posto per portare niente, servono pochi watt e magari non ho la forza di caricarmi di roba) il risultato non è niente male (anche se la distorsione di questo piccolo ampli Fender mi è sempre piaciuta...). In questi casi la combinazione Fender Tele, Fender Frontman, un paio di Jack e Custom Badass '78 è fenomenale: poca roba, pochi pesi, pochi ingombri. Meglio di così!

Il mio giudizio su questo '78 Custom Badass è molto positivo: ottimo per i solisti, ottimo per le ritmiche. Inoltre, essendo di dimensioni piuttosto piccole, si può infilare dappertutto: non ingombra e non scoccia. Lo consiglio soprattutto ai chitarristi della vecchia scuola (come sono io ahimè che con il passare degli anni ci sono finito per forza nella "vecchia scuola"!).

Accludo un bel video demo. Ovviamente non sono io che suono: si capisce dal plettro.... (ehm...)




martedì 3 marzo 2015

Cambiare le corde

Sicuramente una delle operazioni più complesse sulla Rickenbacker 360/12 coinvolge il problema della sostituzione delle corde. Ho notato su molti forum che questo aspetto rappresenta una delle questioni più controverse: la maggior parte dei chitarristi possessori di questa chitarra temono come la peste il momento in cui bisogna sostituire le corde.

Per il momento io vivo con le corde montate di serie, ma, prima o poi mi dovrò confrontare con questa questione. Eh, non si scappa...

In rete si trovano molti video che illustrano come procedere. E' importante fare riferimento ad una guida perchè in effetti non solo è un'operazione lunga , noisa e complicata (sono alla fine 12 corde e 12 corde sono tante), ma proprio per la complicatezza della cosa è molto facile fare degli errori che possono allungare in modo esponenziale un'operazione già di per sè non proprio breve ed immediata.

Penso che sia quindi utile seguire i consigli di chi ha già una certa eseprienza con la sostituzione delle corde. Certo, io credo e spero vivamente, che la sostituzione di una sola, singola corda non comporti problemi particolari (come per esempio nel caso di rottura durante una prova o una perfomance live). Nel caso contrario ci troveremo di fronte ad un incubo...

Scherzi a parte (e quando si tratta di cambiare le corde non si scherza), penso che per la sostituzione delle corde sulla Rick 360/12 serva, come in altre occasioni, una buona dose di esperienza. Anche questo spiega perchè i ragazzetti e le ragazzette non suonano una Rickenbacker 360/12....

Allego questo video che mi sembra di una certa utilità. Anche se in inglese, si capisce molto bene cosa fare e cosa non fare. Se poi uno capisce l'inglese, meglio ancora... Imparate l'inglese!!!

Ovviamente chiunque, con esperienza e storia personale adeguata, avesse qualche suggerimento o consiglio da condividere sarò ben lieto di presentarlo in questa sede. 

Lo stesso naturalmente farò io quando e se mi troverò ad affrontare questa ciclopica sfida esistenziale...


mercoledì 18 febbraio 2015

La Custodia

La questione della custodia non è cosa da sottovalutare mai. Questo perchè soprattutto quando si spendono molti soldi per comprare una chitarra, di fatto affidiamo a questo importante accessorio la protezione del nostro costoso strumento. Questo vale per tutte le chitarre. Ma vale in particolar modo per le chitarre Rickenbacker in generale e per la Rick 360/12 in particolare. Il motivo è semplice: le Rickenbacker sono chitarre generalmente costose e sono anche chitarre piuttosto delicate. In breve la custodia non è un accessorio da due soldi, ma deve essere di una qualità pari, se non superiore, allo strumento che deve proteggere sia quando conserviamo la chitarra a casa, sia quando la portiamo in giro (ad esempio per le prove) sia, e soprattutto, quando si va a suonare da qualche parte dal vivo in un locale.

La custodia ci deve insomma far stare tranquilli.


La Rick 360/12 viene fornita con la sua custodia standard. Sia che la si compri nuova che usata bisogna pretendere di avere anche la custodia perchè si tratta di un accessorio che, se comprato a parte, costa un bel po' di quattrini. Non si azzardi il mercante di strumenti di vendere la custodia a parte: oltretutto non è una cosa seria...

La custodia Rickenbacker standard per la 360/12 si presenta piuttosto elegante con la sua tinta nera ed il logo "Ric" che spicca in giallo: all'interno si può notare la doppia sagoma per la 330 e per la 360. La chitarra calza a pennello: questo vuol dire che lo strumento al suo interno non "sciacqua". Nelle custodie non orginali c'è il rischio che la sagoma per la chitarra non sia perfetta e se lo strumento si muove (cioè "sciacqua") all'interno della custodia si potrebbe rovinare. Morale: mai risparmiare sulla custodia!

Vi sono poi due vani dove si possono riporre gli altri oggettini che uno si porta dietro di solito: cinghia, attrezzi, panno di ordinanza, istruzioni, scatolina con i plettri, istruzioni, apribottiglie, ecc... ecc...

Essendo la chitarra piuttosto grande (larga e lunga) la custodia è altrettanto ingombrante: stiparla a casa non è uno scherzo. Bisogna trovarle un posto adeguato tenendo in considerazione anche che la chitarra e la custodia non si possono piazzare in un posto qualunque ma devono stare la riparo in primo luogo dell'umidità (cosa che ammazza tutte le chitarre) e dalle manacce dei profani (altra cosa che ammazza le chitarre). Anche quando si porta in giro, l'ingombro della custodia non è irrilevante: deve entrare in macchina, devi portartela in giro, pesa, sbatte da tutte le parti. Non è ovviamente un problema colossale, ma è una cosa che va tenuta presente.

La custodia standard è pertanto piuttosto bella, ma, devo segnalare, mi sembra un po' delicatina e non proprio il massimo in termini di robustezza generale (rivestimento, cardini, maniglia, cerniere, ecc...) soprattutto al confronto con custodie di chitarre di livello simile. Posseggo una Fender Telecaster American Standard che ho acquistato con la sua custodia d'ordinanza (non una vintage di super livello da custom shop). Ebbene questa custodia praticamente è indistruttibile: in teoria (ripeto in teoria: non fatelo a casa!!!) ci si potrebbe saltare sopra senza arrecare alcun danno allo strumento: con le sue sagomature e rinforzi in pratica permette lo spostamento anche in condizioni difficili (es. bagagliaio pieno di strumenti, amplificatori e cavoli vari che si ribaltano e si mettono tutti sottosopra alla prima curva).

Ebbene, non posso dire lo stesso di questa custodia Rickenbacker: direi che ci vuole una bella dose di prudenza, cosa che suggerisco a tutti i possessori di chitarra+custodia standard Rickenbacker. Non bisogna fare eccessivo affidamento sulla capacità di sopportazione da questa custodia di peso eccessivo, urti, botte e sovrapposizione di pesi. Oltre alla chitarra ed al minimo indispenbile, al suo interno non ci metterei neinte soprattutto se pesa (pedali, trasformatori, capotasto di piombo, slider in peltro, bottiglie o lattine di birra piene, testi delle canzoni, un serpaio di jack, adattatori, plettri di ghisa, ecc...). Già con la sola chitarra e le sue quattro cavolatine (cinghia, attrezzini, ecc...) quando la si tira su si nota come il profilo superiore dove è fissata la maniglia si deformi: leggermente, ma si deforma verso l'alto e non è una gran bella cosa...
 
Bisogna starci molto attenti, sennò la chitarra sicuramente ne risentirà.


Esiste poi una versione "vintage" della custodia Rickenbacker. Accessorio decisamente molto elegante (e beatlesiano direi) di cui però so piuttosto poco perchè, francamente, non ne ho mai vista una dal vivo. A tale proposito non saprei dire se qualitativamente (in termini soprattutto di robustezza, sicurezza ed affidabilità) questa custodia vintage sia migliore o meno di quella standard. Di certo ho la vaga impressione che costi di più, un bel po' di più. Pertanto se uno decidesse di spendere un po' di soldi per la custodia dal look più bello perchè vintage si dovrebbe accertare che anche la qualità corrisponda all'esborso maggiore di denaro. Sennò dell'estetica ci frega pochino (anche perchè, come detto, la custodia standard è già belloccia di suo...)